“Stretta” sulle consulenze al Bo

Il rettore Rizzuto e il preside di Medicina Plebani concordano procedure più severe. «Abusi nel passato? No, ma la normativa cambia e va applicata correttamente»

La disputa sulla legittimità delle consulenze universitarie che contrappone la Regione e il Bo non è una lite da cortile dettata da rivalità personali. Nasce da una diversa interpretazione della legislazione in vigore, coinvolge personalità scientifiche di rilievo e investe una tipologia di prestazioni capaci di “fatturare” ogni anno svariati milioni. Si comprende così l’urgenza del “faccia a faccia” tra il rettore Rosario Rizzuto e il presidente di Medicina e Chirurgia, Mario Plebani, che hanno discusso per oltre un’ora l’urticante questione, concordando infine una “stretta” procedurale sul versante degli incarichi esterni.

«La Scuola medica è impegnata ad alimentare il buon rapporto con l’amministrazione regionale e l’Azienda ospedaliera attraverso iniziative concrete», le parole di Plebani, che così riassume i gesti di “buona volontà” compiuti: «Si è iniziato regolarizzando e documentando l’orario di attività; quindi sono state chiarite le problematiche della libera professione, e ora stiamo accelerando la regolamentazione delle modalità di richiesta e attuazione delle consulenze scientifiche, introducendo criteri più restrittivi rispetto allo stesso Atto di indirizzo ministeriale approvato con delibera dell’Autorità anticorruzione del novembre 2017».

 

Va ricordato che la legge di riforma sanitaria Gelmini consente l’esercizio delle consulenze purché non siano di ostacolo alla presenza in ogni fase dell’attività (assistenza, didattica e ricerca, nel caso dei camici bianchi) e le subordina a tematiche connesse alla disciplina di competenza del docente. E l’incompatibilità? «Da tempo, sia nei lavori scientifici che nelle relazioni congressuali, i professori universitari dichiarano possibili conflitti d’interesse», fa notare il preside di Medicina «peraltro, nella grande maggioranza dei casi, ciò non pregiudica la qualità né l’esito dell’attività di ricerca, da sempre motore del miglioramento dell’assistenza al paziente e alla comunità, come testimonia la crescita della salute collettiva negli ultimi decenni».

Il pomo della discordia, che ha spinto i vertici della sanità del Veneto a rivolgersi al presidente dell’Authority Raffaele Cantone, investe la legittimità delle consulenze da parte dei medici universitari “full rime”. A riguardo, il Bo mantiene convinzioni distinte rispetto a Palazzo Balbi ma la novità è rappresentata dalla volontà di varare norme più stringenti in materia di consulenze tecniche e partecipazioni a commissioni e concorsi, coinvolgendo anche l’Azienda diretta da Luciano Flor (parte integrante del sistema sanitario regionale) nella procedura di valutazione e autorizzazione.

Un’ammissione indiretta di abusi commessi in passato? È finita la pacchia, chioserebbe qualcuno… «Non si tratta di abusi ma di norme che si modificano nel tempo e vanno interpretate e applicate correttamente», la secca replica di Plebani, che – dopo le polemiche a distanza – porge un ramoscello d’olivo agli interlocutori di Venezia ma ritiene inaccettabile una lettura “retroattiva” che definisca oggi come illeciti gli atti che, ieri, non erano valutati né sanzionati come tali.

A.R.