Testamento biologico: la Corte Costituzionale ferma le Regioni

Una questione quanto mai attuale.

La Corte Costituzionale, con la recentissima sentenza del 14 dicembre 2016, n. 262, è intervenuta su un tema piuttosto “caldo” e attuale.

La Regione Friuli Venezia Giulia, infatti, aveva predisposto il cosiddetto “DAT”, ovvero il registro regionale per le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario e per le manifestazioni della volontà di donare gli organi dopo la morte.

Il cosiddetto “testamento biologico” viene predisposto da chi intende indicare quali terapie e trattamenti accetterà o da chi vorrà essere assistito in un momento futuro in cui potrebbe non essere più in grado di esprimere la propria volontà.

È stato promosso qualche tentativo per regolamentare la situazione a livello normativo, ma, per ora, manca una legge statale ad hoc. In questo quadro, la Regione Friuli Venezia Giulia è intervenuta, prevedendo, appunto, un registro apposito per tali dichiarazioni di volontà.

Sennonché, la pronuncia della Corte Costituzionale in commento ha posto un freno a provvedimenti delle Regioni.

La Consulta ha affermato, infatti, che tali previsioni sono esclusivamente di competenza statale e non regionale, per le seguenti ragioni.

La facoltà di nomina preventiva di un amministratore di sostegno e la facoltà di disporre dei trattamenti sanitari e, quindi, in senso lato, anche del proprio corpo, attiene al diritto civile e a quei diritti personalissimi che l’art. 117 co. 2 lett. l della Costituzione attribuisce allo Stato.

La legislazione regionale friulana, invece, disciplina in modo compiuto e organico le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, sulle quali il Legislatore nazionale deve ancora esprimersi, e la donazione degli organi, su cui invece già esiste la legge 91 del 1999.

Per questi motivi, ritenendola invasiva di una competenza statale, con il rischio di sperequazioni tra cittadini residenti in diverse Regioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge regionale.

Stefano Chiaromanni, Avvocato del Foro di Venezia