Thiene -Schio. Quando la società aggrava la tua condizione di disabile

Piove e per chi è disabile, per chi è costretto a muoversi in carrozzina, l’handicap ti fa sentire escluso dal mondo. E’ profondo, amaro e realistico lo sfogo di Maura Fondana, che si interroga dalla propria pagina facebook del perchè le sia toccato, dopo una vita di lavoro e tasse versate, una sorte così avversa. Non è autocommiserazione per quelle gambe che non sono più in grado di camminare, di guidare e di compiere quei gesti quotidiani scontati per ogni essere umano.

“Oggi dovevo andare a Thiene perchè avevo appuntamento con il mio avvocato. Dovevamo parlare della causa riguardante l’incidente avvenuto lo scorso agosto, quando sono stata investita sulla pista ciclabile. – racconta ai suoi amici virtuali su facebook Maura Fontana, residente a Schio – non guido più da anni ed i mezzi pubblici, sia treno che bus, non sono accessibili per chi è nelle mie condizioni. Avrei percorso con la mia carrozzina elettrica i dieci chilometri per raggiungere lo studio del mio legale, ma diluvia, piove tanto e sono costretta a rimanere in casa. Questa società ci ‘taglia’ le gambe più delle malattie che ci rendono disabili. Eppure siamo cittadini attivi: lavoriamo, paghiamo le tasse, abbiamo amici e famiglia. Siamo nel 2018 e non possiamo muoverci autonomamente solo perchè piove!” Ecco alcune domande che le sono state rivolte.

Cara Maura, come rimanere indifferente dinanzi al tuo dramma? “Sono la mamma di un ragazzo gravemente disabile di 14 anni. Tra poco frequenterà il Tempo Estivo Eccezionale al Patronato San Gaetano. Lui è autistico e non mostra interessi, gioie, emozioni in genere. Non sa comunicare nemmeno che ha fame. Eppure, l’altro giorno, passando davanti al Patronato, mentre stava seduto dietro in auto ed io guidavo, mi ha detto: ‘Quest’anno Patronato come tutti i bambini’. Mi sono girata di scatto, l’ho guardato ed ho pensato ad un miracolo. Mi stava dicendo che quest’anno vorrebbe frequentare il Teee fino alle 18, come tutti gli altri ragazzini”.

Anzichè gioire, mi si è stretto il cuore. So che non ci sono operatori dell’Ulss di pomeriggio e non potrà stare in quel posto dove lo vedo ‘normale’ in mezzo a tutti gli altri bambini.

Come glielo spiegherò? “Perchè a lui non può essere garantito quello che è normalità per tutti i bambini ed i ragazzi thienesi? Eppure anche io pago le tasse, suo papà le paga , osserviamo le regole civili e non sgarriamo nemmeno nelle piccolezze. Mio figlio vorrebbe fare quello che sarebbe scontato per tutti, come dovrebbe essere scontato che tu potessi andare dal tuo avvocato oggi, ma ahimè, hai proprio ragione: questa società è in grado di rendere ancora più disabili chi lo è già”.

I.O.