Trenta multati per aver fumato fuori dall’ospedale

L’hanno beccata a farlo, un’altra volta. Ed è scattata la sanzione. Era in un giardinetto esterno, al primo piano dell’ospedale dell’Angelo, gettava il mozzicone a terra sbuffando fumo dalla bocca: 55 euro di multa. La 29esima notificata in questi due anni di stop alle sigarette anche negli spazi esterni dell’ospedale mestrino. E tutto questo mentre allo stesso piano procedeva liscio l’evento di sensibilizzazione contro il tabagismo, con dirigenti, primari, giocatrici della Reyer, ragazzini delle medie e volontari della Lilt. «La giovane utente era recidiva — raccontano le due guardie giurate che hanno firmato il verbale — e poi è pieno di cartelli che indicano il divieto».

Cartelli più grandi ed espliciti della segnaletica che hanno sostituito. Chi sgarra può essere costretto a pagare dai 27 euro e mezzo ai 275. Cifre che raddoppiano se la sigaretta è fumata in presenza di donne incinta o di bambini sotto i 12 anni. E accanto al mozzicone stilizzato, sui cartelli, è comparsa anche l’e-cig, «perché a fumare la sigaretta elettronica nei corridoi è capitato di vedere anche dei degenti — dice Luca Sbrogiò, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Usl 3 —. I nostri accertatori ci hanno chiesto allora di aggiornare la cartellonistica. Anche le sigarette elettroniche sono vietate perché possono rilasciare nell’aria sostanze nicotiniche».

Anche a Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’azienda sanitaria, non è sfuggita negli ultimi giorni una persona che fumava negli esterni dell’ospedale di Dolo, questa volta era addirittura un’operatrice: «Non va bene. posso capire la dipendenza, ma proprio noi dobbiamo essere testimoni».

Nella lotta al tabagismo, e lo dice anche il numero di multe fatte finora, «siamo tra le Usl più virtuose d’Italia — ricorda Sbrogiò — ma bisogna lavorare sulla responsabilità nei confronti di bambini e ammalati, ancor prima che sulle sanzioni». Sanzioni che scattano quando i fumatori, ripresi, si rifiutano di spegnere la sigaretta. «Le scuse sono le più assurde — raccontano i due addetti alla sicurezza — spesso ci dicono “Come posso leggere i cartelli se sto camminando?”». Una cattiva abitudine che raccontano anche i dati veneziani con il 24 per cento dei maschi fumatori e il 19,8 di femmine fumatrici. E su 1031 infarti curati dall’Usl 3 lo scorso anno, il 12 per cento è stato causato dal tabacco.

Anche in questo l’azienda sanitaria è al primo posto, nel Veneto, per il trattamento del tabagismo. Basta dare un’occhiata alle sole forze messe in campo ieri, in vista della 30esima «Giornata mondiale senza tabacco»: il punto analisi allestito all’ingresso dell’ospedale ha incuriosito 27 fumatori che si sono fermati per controllare la capacità respiratoria; altri sono stati intercettati dai ragazzini dell’istituto Roncalli di Quarto d’Altino, ricevendo gadget e brochure no smoke, il nuovo regolamento sul divieto di fumo dell’Usl 3, approvato a dicembre, sta per essere consegnato ai direttori dei reparti; anche un corso che in questi giorni sta formando altri 50 operatori capaci di imporre il rispetto della normativa nelle aree ospedaliere. E ancora altri eventi di sensibilizzazione a Dolo, Mirano e Chioggia nei prossimi giorni.

E.P.