Un mondo in continua evoluzione

Come sta cambiando la domanda/offerta di lavoro

Navigando nel mare delle offerte di lavoro ci imbattiamo sempre più frequentemente in richieste che, almeno in apparenza, non sono direttamente collegabili con la mansione o lo sono in modo labile. A volte, soprattutto chi ha alle spalle qualche anno suonato d’esperienza, si trova spiazzato davanti a richieste quali: capacità di teamworking; competenze di time management; resistenza allo stress e così via.

A mio modo di vedere, soprattutto nel nostro buon Nord-Est ma il concetto è riapplicabile in vari contesti ed aree geografiche, le realtà aziendali hanno sempre relegato in secondo piano lo sviluppo delle competenze personali a vantaggio delle più “sostanziose” e “fruttuose” competenze tecniche.

Ciò trova conferma nella lunga corsa alla “specializzazione estrema” che ha coinvolto la gran parte delle nostre aziende fino a pochi anni fa, consentendo si a queste aziende di diventare fornitori affidabili e di qualità di grosse realtà industriali ma che allo stesso tempo ha segnato il declino o perfino la morte nel momento in cui questi grossi gruppi hanno delocalizzato la loro produzione.

Trovandosi di colpo senza il più grande, spesso unico, committente e nell’impossibilità di rivendere ad altri delle competenze tecniche fatte “su misura” per qualcun altro, aziende e lavoratori al seguito hanno sperimentato in modo cruento la loro scarsa ricontestualizzazione nel mercato.
Un mercato che, proprio per natura, è diventato estremamente flessibile e ha imparato che per essere efficaci la tecnicità è si importante, ma non sufficiente, soprattutto quando si ha la necessità di “reinventarsi” da un giorno all’altro.

E’ nata così la grande attenzione verso quelle che sono chiamate “soft skills”, alcune delle quali sono state descritte sopra, che si affiancano alle soft skills, squisitamente tecniche.

Quindi è il caso di disperarsi? Assolutamente no, perché le soft skills sono quelle che apprendiamo anche nella vita di tutti i giorni e che, anche se non sviluppate ed ottimizzate attraverso percorsi formativi, possono aiutarci nel momento del bisogno. L’unica difficoltà sta nel riconoscerle.

Molto spesso infatti le attività lavorative e non (pensiamo al volontariato, al coinvolgimento in associazioni o gruppi d’interesse, allo sport, ecc) diventano a tal punto routinarie da svuotarsi di valore rendendo così difficile analizzarle in tutta la loro splendida complessità. Per esempio chi ha  lavorato per anni in contabilità conoscerà bene le proprie competenze tecniche ma di primo acchito non punterà sulla propria capacità d’analisi o sulle proprie  competenze di time management, lasciandosi sfuggire magari qualche buona opportunità di lavoro.

Quindi, come dico spesso, c’è molto più di quel che crediamo in noi, dobbiamo solo imparare a conoscerci e troveremo di certo molte nuove “carte” da giocarci in questa difficile sfida che è il mercato del lavoro di oggi.

Marco Garbin

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