«Un referendum sul percorso del tram»

L'ipotesi è nata nel coordinamento politico di Coalizione civica. Ma Lorenzoni la stoppa: «Non serve, c'è lo studio tecnico»

Padova – La parola ai cittadini. Con un referendum consultivo. È l’ipotesi che si fa largo per risolvere la querelle sul percorso della seconda linea del tram. L’idea è stata discussa ieri sera dal coordinamento politico di Coalizione civica e potrebbe essere lanciata dal movimento “arancione”. O almeno da una sua parte. I tempi per organizzare il quesito pubblico sono però molto stretti: venerdì infatti il vicesindaco Arturo Lorenzoni consegnerà al Ministero il cronoprogramma dell’opera che non contiene indicazioni sul percorso. Ma una scelta definitiva sul tracciato dovrà essere fatta con la firma della convenzione, prevista entro due mesi.

Lo stesso Lorenzoni è contrario all’ipotesi referendum: «Non è un’opzione interessante – spiega – La scelta presuppone un contenuto tecnico e perciò non può essere affidata a una consultazione popolare». Il vicesindaco è convinto che la scelta sarà comunque condivisa e partecipata: «Sulla base dello studio che stiamo ricevendo il dettaglio del percorso sarà sostenuto da una serie di valutazioni in grado di fugare ogni dubbio. Ma ne discuteremo con i cittadini in un percorso di partecipazione».

Lo studio di Net. Lo studio è quello che proprio Lorenzoni ha affidato alla Net Engineering: un’analisi “multicriterio” sui vari tipi di tram, sui possibili percorsi, oltre che sulla stesura di un piano di lavoro (45 mila euro il costo). Le tre possibili varianti di tracciato esaminate sono quella di via Sografi-Canestrini all’interno del parco Iris (il vecchio progetto Sir3), la variante di via Facciolati, o addirittura uno sdoppiamento su via Crescini. Dalle indiscrezioni sui risultati pare prevalere la linea del vecchio progetto. Ogni variante infatti comporterebbe un aumento dei costi. Banalmente, passando per via Facciolati sarà necessario spostare i sottoservizi (il tracciato originale invece prevede l’utilizzo del vecchio sedime ferroviario della linea verso Piove). E ancora: passare in via Facciolati porterebbe all’abbattimento di un’ottantina di alberi.Il programma del sindaco. Ma tra i sostenitori del passaggio su via Facciolati ci sono molti del comitato “SalviAmo la ciclopedonale Sografi-Voltabarozzo” che alle scorse elezioni avevano guardato con interesse proprio a Coalizione civica.

E l’ipotesi consultazione popolare non sarebbe in contrasto con il programma elettorale di Giordani. «Organizzeremo dei referendum ogni anno, tra settembre e ottobre, cioè nel periodo prima dell’approvazione del bilancio – aveva promesso Giordani nell’aprile 2017, da candidato sindaco – I cittadini avranno dai tre ai cinque quesiti sui temi che interessano la città». Nel caso del tram si tratterebbe però di anticipare la consultazione entro giugno. Il precedente all’Arcella. In realtà lo strumento della consultazione popolare è già previsto dallo statuto del Comune, all’articolo 22. Ma finora sono stati pochi i momenti di partecipazione organizzati dalle precedenti amministrazioni, anche perché il rischio è quello di vedersi bocciato un progetto. È accaduto, ad esempio, a Flavio Zanonato che nel 2006 accettò il referendum di quartiere all’Arcella che portò a fermare il progetto delle torri Gregotti. Nel caso del tram però si tratterebbe di non mettere in discussione la realizzazione del tram, ma solo dare la possibilità di scelta del percorso.

C.M.