Un restyling per San Giuliano

Ditte e remiere soddisfatte «Aspettavamo da 20 anni»

Il giorno dopo la presentazione del masterplan di San Giuliano, le divisioni vecchie di vent’anni riemergono attorno a Punta San Giuliano ma, senza clamore, e a ruoli ribaltati. Le ditte di trasporto, minacciate per vent’anni di trasloco dalle giunte di centrosinistra, restano dove sono, forti dell’appoggio della attuale giunta di centrodestra. Il fronte degli “Amici del parco”, che si scagliò nel 2006 contro l’allora sindaco Cacciari e il progetto del commissario al moto ondoso (il vice Vianello) per la sistemazione delle rive di via San Giuliano, che significava mantenere lì le ditte, resta critico.

Quella battaglia ambientalista diede vita a un ricorso al Tar, vinto nel 2016, dieci anni dopo, senza che però nel frattempo la politica trovasse una vera soluzione per conciliare il lavoro e l’impresa e la voglia di vedere realizzato il piano Di Mambro, che prevedeva anche la passeggiata pubblica sulle rive, sgombre, del Canal Salso fino a piazza XXVII Ottobre. Un sogno oggi accantonato.

Ditte soddisfatte. «Quando ho cominciato ad occuparmi delle ditte di San Giuliano non avevo 15 chili in più, i capelli grigi, due figli e due paia di occhiali», ammette l’avvocato Alberto Pagnoscin che rappresenta il consorzio delle ditte di San Giuliano. «Ho letto le critiche di Anna Forte (compagna del compianto ex prosindaco Zorzetto, ndr) e spero non riemerga quel conflitto perché il tempo è passato, per tutti. Noi abbiamo avuto a che fare con una dozzina di proposte di trasloco mai concretizzate dopo il progetto Mar (Brentelle, isola delle statue, Tessera) e con 45 fascicoli aperti per vari procedimenti. Finora, va detto con realismo, nulla è stato fatto. Non dico per noi, ma per tutti: ditte, Remiere, città. Questo progetto ha il merito di dare una soluzione. Siamo quindi soddisfatti».

Le ditte di trasporto, che rimangono fronte acqua lungo il canale San Giuliano, spendono su 8 milioni, due in opere pubbliche: nuovi magazzini, con la sistemazione delle rive e la sistemazione di via San Giuliano «dove finalmente Veritas potrà intervenire per completare le tubazioni dell’acquedotto che alimenta Venezia», dice l’avvocato. Circa 600 metri di rive per una profondità di una sessantina di metri. Le opere pubbliche a carico dei privati, comprendono la trasformazione di via San Giuliano in zona di carico scarico merci ad uso esclusivo delle ditte ma anche la realizzazione della nuova strada per i cittadini lato parco divisa da una barriera verde e da una pista ciclabile, quella che correrà, sui sedimi di Ater, e si collegherà al ponte che dalla Punta condurrà in direzione Pili (i terreni inquinati di proprietà di una società del sindaco dove si vuole realizzare il Palasport, ndr). Qui arriverà una fermata del tram, direzione Venezia.

I 400 metri finali fronte Canottieri diventano pubblici con una rotatoria. Le Remiere. La voglia di “pace” si è vista tutta: Francesco Tagliapietra, portavoce delle ditte coinvolte dal progetto (14) ha espresso soddisfazione dopo 20 anni di incertezza e polemiche al pari di tutti i presidenti delle Remiere che compongono il Polo nautico di S. Giuliano e di Paolo Cuman (consulta laguna media) consigliere del Pd in Municipalità e pronto a lavorare, con la giunta, e il professor Cecconi contro l’interramento. Alle Remiere previsti nuovi capannoni per barche, bar, terrazza, officina di riparazione, palestra. Valore 7,8 milioni. Amici del parco critici.

E gli “Amici del parco”? Dopo Anna Forte, parla l’avvocato Angelo “Pietro” Pozzan, deluso dal Masterplan e ora alla finestra a studiare le prossime mosse del Comune. «Ci vuole una variante, anche al Pat, per realizzare questo piano che da quel che abbiamo capito ieri non è certo l’attuazione del piano Di Mambro, ma la sua negazione. Anche se il sindaco dice di dedicarlo al noto architetto, conosciuto a Boston. Hanno ottenuto l’assenso di ditte e Remiere, ma dalla condivisione sono rimasti fuori i cittadini e quindi aspettiamo di visionare atti e documenti per studiarli», dice Pozzan, che in questi dieci anni ha seguito l’iter del ricorso al Tar del Lazio, poi vinto, nell’attesa, vana, delle scelte, e dei finanziamenti, delle giunte di centrosinistra. Amara ironia della sorte: i milioni del Patto per Venezia, il governo Renzi li ha dati al “trasversale” Luigi Brugnaro.

A.V.