Da villaggio a villaggio globale, da azienda a network

Il mondo che cambia impatta in maniera drastica sul mondo del lavoro e, di conseguenza, sul modo di lavorare.

Bisticci di parole a parte, questa grande “mutazione” mette alla prova chi è ancora ben ancorato allo stereotipo tutto anni ’80 delle 8 ore svolte alla propria scrivania con orari ben cadenzati e mai mutevoli. Oggi la mutevolezza è all’ordine del giorno e le riunioni, specie se con colleghi o clienti esteri, viaggiano sul filo della rete dati in orari impensabili. Le relazioni sono multiculturali (dimenticatevi il dialetto a lavoro) e anche chi possiede una grande tecnicità è chiamato ad apprendere un pò di marketing (magari social). Anche i medici diventano “maghi” della comunicazione e, quando proprio non ce la fanno, si appoggiano a società esterne per “farsela curare”!

In buona sostanza quella che una volta poteva essere considerata fantascienza è oggi realtà. Assistiamo quindi al nascere di figure professionali mitologiche un po’ “minotauresche” quali impiegati tecnici con ottime conoscenze linguistiche, contabili che lavorano in team, venditori con forti competenze di marketing e comunicazione.

Ed anche l’ambiente fisico di lavoro muta, prediligendo gli open space ai classici uffici.

Tutto ciò per stimolare lo scambio, il confronto, il lavoro di gruppo, le contaminazioni di idee e di esperienze che rappresentano gli ingredienti indispensabili per trasformare un’azienda di ieri in una di domani.

Si aprono così nuove opportunità per chi ha “cavalcato” l’onda della comunicazione e delle public relations, che in un contesto come questo può veder ben valorizzate le sue competenze ed esperienze. Ma al contempo anche chi per mestiere non ci ha mai avuto a che fare ma per passione coltiva quelle qualità potrà giocarsi delle “carte” interessanti.

Marco Garbin

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