Violenza sulle donne. Nemmeno il Natale porta la pace

Se ne parla 365 giorni all’anno. Si spera che il Natale porti pace e serenità ma per molte donne anche le festività possono trasformarsi in un incubo. Non potendo essere esperti in tutte le materie, abbiamo chiesto ad un’esperta di chiarirci le idee su quanto accade in quello che per tutti dovrebbe essere solo un momento di festa. Avere il coraggio, anche sotto Natale, di denunciare un sopruso o un atto di violenza è un gesto di coraggio anche se può sembrare una mosca bianca in un sottobosco fatto di paure, minacce e denunce ritirate. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Mariangela Semenzato, 43 anni, di Noale. Opera nel foro di Venezia, e, purtroppo, anche a Natale tutela e difende le donne maltrattate.

Avvocato, siamo in piena aria di festa. Questo influisce sui casi di violenza contro le donne? se si perché? o se no perché? “Influisce come può farlo qualsiasi momento che determini maggiore prossimità o intimità tra persone che vivano questo tipo di situazioni. Negli stessi termini in cui influisce il fine settimana rispetto al infrasettimanale, la notte rispetto al giorno, eccetera. Questo perché le coppie, le famiglie, condividono più tempo insieme in queste occasioni rispetto alle giornate di lavoro. Dobbiamo poi tener presente che queste giornate spesso rievocano elementi che, a livello emotivo, possono determinare tensioni ed impulsi non facili da controllare”.

Psicologicamente come unisce una donna la festività natalizia con magari violenze domestiche quotidiane? “Credo non sia possibile stabilire uno standard o una media. È difficile generalizzare, ogni storia è un po’ un equilibrio a sé. Sicuramente sono persone che tendono a vivere qualsiasi occasione di condivisione con un certo grado di  angoscia. Tuttavia è possibile che le feste, offrendo comunque la possibilità di condividere spazi e tempi con persone estranee alla famiglia ed alla coppia, rappresentino, paradossalmente, una piccola tregua rispetto alle tensioni che si vivono nel quotidiano”.

Come si può arginare il fenomeno? “Se vogliamo riferirci al fenomeno generalmente inteso, dobbiamo agire su più fronti. Il primo è senz’altro quello della formazione e della cultura e potrebbe consentire risultati soltanto sul lungo periodo. Nel breve e medio termine sicuramente necessario affrontare ogni situazione non solo in termini di repressione ma soprattutto in ambito relazionale, stabilendo un percorso molto serio e non eludibile, sia per i responsabili di maltrattamenti che per le vittime. Il primo necessita sicuramente di rifondare la gestione della propria emotività e della propria aggressività, della paura del conflitto e del confronto. Le seconde invece, Da un lato devono essere aiutate a riconquistare sicurezza e serenità, dall’altro a riconoscere i segni premonitori della violenza per non ricadere, come è facile che accada, in nuove relazioni improntate a dipendenza affettiva e prevaricazione”.

Che consigli può dare in questo periodo? “I consigli che diamo sempre: evitare di stare troppo tempo da sole con l’aggressore, approfittando dei tanti giorni di festa può essere positivo cercare la compagnia di altre famiglie e di  persone fidate. È bene iniziare a confidare episodi a qualcuno di fiducia, Qualcuno cui potersi rivolgere in caso di bisogno o di necessità di allontanarsi da casa, specie con i figli. Tenere a portata di mano il telefono cellulare con la batteria carica, una busta contenente i documenti di identità e le tessere sanitarie propri e dei figli. Ricordare che un telefono cellulare vecchio, anche senza scheda Sim, può sempre essere validamente utilizzato per registrare conversazioni delle quali intervengano minacce ed insulti o episodi violenti, in modo da poterne dare prova in un momento successivo. Qualora ci si rivolga alle autorità (carabinieri o polizia) O al pronto soccorso, riferire chiaramente se si sia vittime di maltrattamenti in famiglia, Che si distinguono dalle lesioni  O dalle percosse, o Dalle minacce, per il requisito della abitualità, cioè per il fatto di essere frequenti e reiterate nel tempo, anche se non tutti gli episodi comportino l’avere subito percosse”.

Gian Nicola Pittalis