Zaia: voglio l’accordo prima dell’estate

Il governatore a Giordani: «Il Comune ceda l'area a Est e sottoscriva il programma, altrimenti verrà meno ai suoi impegni»

Padova – Ma quando aprirà il cantiere del nuovo policlinico universitario a Est? «È ragionevole prevedere che i lavori possano avere inizio tra sei anni», ha affermato il direttore della sanità regionale, Domenico Mantoan, intervenendo a Padova, era il 12 aprile, ad un convegno sulle prospettive della sanità. Nell’occasione il top manager ha ricapitolato gli adempimenti che precedono l’avvio dell’opera: definizione dell’accordo di programma, aggiornamento delle schede ospedaliere, individuazione delle specialità che occuperanno i 900 posti letto in via Giustiniani e gli altrettanti a San Lazzaro.

Quanto alle fonti di finanziamento, Palazzo Balbi ribadisce che si tratta di più canali: accantonamento annuale di 50 milioni nel bilancio regionale, finanziamenti ministeriali per l’edilizia ospedaliera, contrazione di un mutuo pluriennale con Cdp, Bei oppure Inail. «Sul nuovo ospedale di Padova siamo agli sgoccioli. Dai presupposti sulla carta, la Regione è in grado di chiudere questa partita e firmare l’accordo di programma prima dell’estate. Fondamentale, però, è la cessione delle aree da parte del Comune». Il governatore veneto Luca Zaia, ospite di “Prima serata” a Tva Vicenza, ribadisce l’ottimismo circa l’esito dell’operazione ma non lesina una puntura di spillo “preventiva” al sindaco Sergio Giordani: «Se non concludesse l’operazione, vorrebbe dire che l’amministrazione comunale viene meno ai suoi impegni. L’incrocio tra “domanda e offerta” in questo caso è la cessione dei terreni. Le pratiche sono avviate: sul piano giuridico ci manca soltanto il possesso, non dico la proprietà, della superficie, per dare avvio ai lavori e giustificare le spese conseguenti: viceversa, se la cessione non venisse confermata, saremmo di fronte a un danno erariale».

L’intervento di Zaia segue di un paio di settimane la ratifica, in consiglio comunale, dell’accordo del 12 dicembre tra Comune e Regione, concordi nel delineare un profilo bifronte del futuro polo sanitario: un ospedale di comunità nell’attuale sito giustinianeo dotato di pronto soccorso, complesso materno-infantile, cure a bassa intensità; un policlinico universitario a Est, in zona San Lazzaro, dove si concentreranno alte specialità mediche e chirurgiche, didattica e ricerca scientifica, formazione. L’intesa sottoscritta a Venezia prevede una sorta di do ut des: alla Regione la cessione gratuita dei 40 ettari di proprietà comunale; a Palazzo Moroni la garanzia che l’attuale nucleo ospedaliero non diventerà un “buco nero” ma sarà anzi ristrutturato e, una volta demoliti i fatiscenti edifici adiacenti ai bastioni, avrà quale corredo il nuovo parco delle mura storiche. Tant’è. Superato il travaglio dettato dalla rinuncia all’obiettivo del “nuovo su vecchio” tanto caro alla Coalizione civica del vicesindaco Arturo Lorenzoni, la maggioranza ha votato compatta il via libera ma si è trattato, come dire, di un preambolo. Ora si tratta di entrare nel vivo, perfezionando i passaggi di proprietà e tracciando, almeno in via preliminare, i contorni urbanistici dell’operazione.

Un versante sul quale potrebbero spuntare ostacoli insidiosi. Forse il governatore leghista ha il sentore che qualcuno rema contro, così le sue battute conclusive assumono un tenore duplice. Da una parte la rassicurazione circa la sostenibilità degli investimenti richiesti e stimati, per la costruzione ex novo a Est, in 350 milioni: «Posso annunciare che non abbiamo alcun problema ad affrontare quest’opera dal punto di vista finanziario. Anzi, in tempi brevissimi possiamo firmare l’accordo e assumere l’impegno che ne consegue». Dall’altra, il pungolo all’amministrazione di Padova affinché agisca in fretta: «Siamo un ente pubblico, dobbiamo avere la certezza, o almeno la promessa formale, dell’area. Se non si chiude prima dell’estate vuol dire che il Comune non vuole, ma mi rifiuto di pensarlo», dove la negazione suona più apertura di credito che monito al “partner” Giordani.

A.R.