"Il farmacista" risponde

Interazioni tra farmaci, una panoramica sui profili dei nuovi anticoagulanti orali

Uno studio pubblicato su Pharmacological Research presenta una panoramica dei profili farmacodinamici e farmacocinetici dei Nuovi anticoagulanti orali (Noac) e delle loro potenziali interazioni con altri farmaci. «L’uso del warfarin, l’anticoagulante orale più comunemente prescritto, è stato contestato dai medici in tutto il mondo a causa di numerosi limiti, quali una finestra terapeutica limitata e una significativa variabilità dose-risposta tra gli individui, oltre a potenziali interazioni farmacologiche», afferma Paolo Gelosa, del Centro Cardiologico Monzino Irccs, autore principale dello studio.

I ricercatori spiegano che proprio la necessità di anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K con una rapida comparsa di effetti antitrombotici e un profilo farmacocinetico e farmacodinamico prevedibile ha portato all’approvazione di cinque nuovi farmaci: gli inibitori diretti del fattore Xa (F-Xa) rivaroxaban, apixaban, edoxaban e betrixaban, e l’inibitore diretto della trombina (fattore-IIa) dabigatran etexilato. I vantaggi dei Noac rispetto al warfarin sono un dosaggio fisso, l’assenza della necessità di monitoraggio dei farmaci per le variazioni nell’indice di coagulazione e un minor numero di interazioni farmacologiche clinicamente significative. Gli autori prevedono che l’esposizione ai Noac sarà probabilmente aumentata dalla somministrazione di forti inibitori della glicoproteina P (P-gp) e del citocromo P450 (CYP3A4) e che in questo caso potrebbe aumentare il rischio di sanguinamenti.

Al contrario, gli induttori della P-gp potrebbero ridurre significativamente la concentrazione plasmatica dei Noac con una conseguente riduzione dei loro effetti anticoagulanti. In particolare, i clinici dovranno prestare attenzione in alcune popolazioni di pazienti difficili da gestire con questi farmaci, come quelli con fibrillazione atriale e comorbilità, e quelli con insufficienza renale ed epatica. Tutti i Noac aumentano infatti la malattia renale cronica e nei pazienti con problemi ai reni la funzione renale dovrebbe essere monitorata almeno una volta all’anno. Inoltre, l’insufficienza epatica può cambiare notevolmente la sicurezza e l’efficacia dei Noac, non solo a causa di un alterato metabolismo epatico, ma anche perché la coagulazione potrebbe essere influenzata da una funzione epatica da moderatamente a gravemente compromessa.

Lucio Zanetti

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