"Il legale" risponde

Il Fisco è uguaglianza. Ma non solo

Rubrica a cura dell’Avv. Stefano Artuso

Nell’editoriale di “Repubblica” del 18 dicembre scorso, Eugenio Scalfari ha ricordato la centralità che riveste il tema fiscale nella politica italiana, sollecitando, in particolare, una riduzione consistente del cuneo fiscale: una riduzione del costo del lavoro aiuterebbe le fasce medio-basse della popolazione, contribuendo inoltre alla produttività del sistema.

Ora, non v’è dubbio che il tema fiscale sia costantemente al centro dell’agenda politica. Non è un caso se la Lega ha fondato la propria campagna elettorale (anche) su quella che, del tutto impropriamente, viene chiamata “flax tax”.

La pressione fiscale è vista come un nemico da combattere, non come l’inevitabile conseguenza di uno stato sociale (fortunatamente) avanzato e strutturato.

Certo, ridurre le tasse si deve e si può, ma non dimenticando i valori su cui il sistema è imperniato.

Il Fisco è uguaglianza, scrive Scalfari, citando Moro, Fanfani, Berlinguer.

Ma è necessario non dimenticare che esso è anche (e a mio avviso, soprattutto) prima espressione del dovere di solidarietà.

Il nostro sistema tributario, che come da previsione costituzionale dell’art. 53, co. II, è informato a criteri di progressività, è perfetta sintesi di tali due valori: uguale carico tributario tra analoghe situazioni espressive della medesima capacità contributiva e, allo stesso tempo, maggior contribuzione in capo a chi può dare qualcosa di più (che proprio per questo è soggetto ad una aliquota marginale crescente).

Ed è per tutelare e garantire tali principi che, in un futuro non più così remoto, dovranno probabilmente rivedersi le basi su cui poggia il nostro sistema fiscale, se serve mettendo mano alle stesse categorie reddituali.

In un’economia sempre più orientata allo sfruttamento del capitale e delle rendite, anziché del lavoro, il sistema impositivo dovrà trovare nuova collocazione, gravando in maniera più rilevante sugli “intangibles”, sui colossi dell’economia “virtuale” e “digitale”, nonché sui consumi (anziché sui redditi).

Soltanto in tal modo, ricalibrando e riequilibrando aliquote, presupposti impositivi e soggetti d’imposta, si riuscirà a garantire la coesistenza di solidarietà ed uguaglianza del sistema.

Questo finché non si avvierà – e non si concretizzerà – quella che, a mio avviso, rappresenta la vera sfida del futuro: l’unificazione – o quantomeno, l’amalgama – dei sistemi tributari dell’Unione Europea in un unico, grande sistema comune, che sia in grado di eliminare le attuali distorsioni ed i frequenti fenomeni elusivi.

È una sfida che la politica (ed in particolare, la sinistra europeista) può e deve cogliere; una sfida che può e deve vincere.

Servirà volontà politica, servirà condivisione popolare, servirà lungimiranza da parte dei Capi di Stato, chiamati a rinunciare ad un pezzo, fondamentale, della propria sovranità.

Ma tutto questo consentirà di arrivare a quegli Stati Uniti d’Europa che lo stesso Scalfari ha molte volte sollecitato dalle pagine di Repubblica.

Stefano Artuso

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