Qualità della vita, tra percezione e realtà

Gentile Direttore, alla fine della lettura la domanda sorge spontanea: ma in Veneto si vive bene? La risposta da parte mia arriva con altrettanta spontaneità: si! Osservando e compulsando con attenzione dati e analisi della 29a edizione dell’indagine annuale sulla Qualità della vita, realizzata e presentata da “Il Sole 24 Ore” (consultabile anche on line all’indirizzo web http://lab24.ilsole24ore.com/qdv2018/ le ragioni del buon vivere in Veneto escono sicuramente rafforzate. Con tante luci e alcune ombre.

Certo, il verdetto del podio dice che Belluno ha perso il gradino più alto conquistato nel 2017 per retrocedere al quarto posto. Ma se qualcuno nutriva dei dubbi sulla capacità complessiva del territorio veneto di offrire degli standard di primo livello in termini di cura, opportunità e servizi a chi vive, studia, lavora e viaggia nella nostra regione la smentita arriva puntuale scorrendo la classifica finale che vede 4a Belluno, 9a Treviso, 13a Verona, 17a Vicenza, 33a Padova, 34a Venezia, 58a Rovigo.

Questo è il piazzamento delle 7 province venete nel ranking della “qualità della vita” che il quotidiano economico di Confindustria realizza dal 1990 valutando i territori sulla base di 6 parametri: ricchezza e consumi, affari e lavoro, ambiente e servizi, demografia e società, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero.

Rispetto allo scorso anno il Veneto perde la leadership assoluta di Belluno ma migliora la performance di tutte le altre entrando nei primi dieci posti anche con Treviso, 19a nel 2017 e scalando posizioni con tutte le altre che partivano rispettivamente dalla 25a Verona, 30a Vicenza 42a Padova, 43a Venezia e 65a Rovigo.

 

Quindi? Si confermano le tante virtù e pure qualche vizio di una regione che sta facendo del suo “vivere bene” un marchio di fabbrica. Tra le eccellenze delle province venete si segnalano il terzo posto di Treviso nella classifica del reddito pro-capite il secondo posto di Rovigo per numero di start up innovative, il secondo posto di Venezia nella classifica virtuosa del tasso di disoccupazione giovanile, il primo posto di Verona nella classifica delle spese al botteghino per gli spettacoli trainata dai successi della sua Arena. Tra le criticità regionali spicca soprattutto la perdurante difficoltà di Rovigo e Polesine di recuperare il distacco che li separa dagli altri capoluoghi provinciali…chissà che l’inversione di tendenza possa partire nell’ormai imminente 2019.

Massimo Mescalchin

Gentile Massimo, è innegabile che il Veneto sia una regione “virtuosa” e per decenni ha guidato l’economia del NordEst. Dobbiamo però considerare che ci sono differenze notevoli tra le città capoluogo di provincia nel nostro Veneto. Una città come Belluno o Treviso non hanno lo stesso numero di abitanti di Venezia (con Mestre) o Padova mentre Rovigo è “handicappata” dalla posizione geografica: regina del Polesine ma a due passi dall’Emilia Romagna dove Ravenna e Ferrara la fanno da padrona.

Ognuna di loro ha i suoi pregi e i suoi difetti. Da Verona che punta tutto sull’Arena a Venezia città unica al mondo ma piena di problematiche. Belluno e Treviso, così come Vicenza che sta crescendo molto, sono quasi delle nicchie di benessere. Ora il problema non è tanto quello di stilare classifiche che lasciano il tempo che trovano (ad esempio Belluno potrà mai avere il problema delle Pm10 che affligge Venezia e Padova? Penso sia difficile no?) ma di cercare di portare i nostri capoluoghi su uno standard che (punto più, punto meno) dimostrino che in Veneto si vive bene.

 

Il Direttore