Andrea Franzoso presenta ‘Il disobbediente’ in libreria Morelli

DOLO. Un venerdì sera come tanti altri, la presentazione di un libro in Libreria Morelli, come altre… anzi no, la libreria piano piano si riempie, i posti a sedere vengono presi, molte persone sono in piedi. Cosa avrà attirato tanta gente all’inizio del weekend, in una sera pure un po’ freddina?

Nadia Masiero, titolare della libreria, ci introduce ad un ospite molto particolare: Andrea Franzoso, il quale sta per raccontare del suo libro ‘Il disobbediente – C’è un prezzo da pagare se non si vuole avere un prezzo’, appena presentato a Roma, in Senato, il 12 ottobre, alla presenza di Pietro Grasso, Raffaele Cantone, Milena Gabanelli, per citarne solo alcuni. Prefazione di Gian Antonio Stella. Postfazione di Raffaele Cantone.

Il tema è scottante, Franzoso ‘brucia’ del fuoco di chi non vuole cedere ai compromessi, per una vita che deve fare la differenza, e ci racconta la sua storia.

Racconta cosa succede a un dipendente che decide di non voltarsi dall’altra parte, quando si accorge che il capo della sua azienda ruba. Racconta le domande esistenziali, il dilemma tremendo fra la salvezza della propria coscienza a discapito del proprio lavoro. Sì, perché, chiaramente, dopo la denuncia, subisce ritorsioni e un trasferimento in un altro ufficio, senza compiti, gli si fa il vuoto attorno, i colleghi gli voltano le spalle e, infine, perde il lavoro.

E’ il febbraio del 2015 quando Andrea Franzoso, allora funzionario dell’internal audit di Ferrovie Nord Milano, scopre che il suo presidente utilizza denaro pubblico per i propri interessi: vengono infatti prodotte ed autorizzate note spese che nulla hanno a che fare con l’attività aziendale, ed anzi, hanno qualcosa di ‘folle’: viaggi, abiti firmati, persino poker online, oltre 180 mila euro di multe accumulate dal figlio del presidente con l’auto aziendale. Addirittura tre quadri di grande valore per l’ex presidente della Regione Lombardia, una stampa antica per il comandante dei carabinieri, consulenze a politici amici, e così via. Franzoso inizialmente segnala internamente, ma gli viene consigliato di lasciare stare. Decide quindi di rivolgersi alle forze dell’ordine per presentare un esposto. Un esposto non anonimo, come avrebbe anche potuto fare, salvando probabilmente il suo lavoro, ma “non l’ho sentito giusto – racconta – che senso aveva denunciare senza metterci la faccia?” e cita un testo trasmessogli da una professoressa al liceo, ‘Disobbedienza civile’ di Henry David Thoreau. “Un seme che mi è stato dato da ragazzo e che quando è stato il momento ha germogliato”.

Dall’esposto parte un’inchiesta della procura di Milano per peculato e truffa aggravata: il presidente è costretto a dimettersi ed è rinviato a giudizio, i pm di Milano hanno appena chiesto 2 anni e 8 mesi per lui. Ma Franzoso, passato per ‘delatore’ ha comunque perso nel frattempo il lavoro. “In Italia non solo non esiste una legge, ma addirittura non esiste nemmeno la parola in italiano che identifichi chi avvisa in queste situazioni. In inglese si chiama ‘whistleblower’, uomo col fischietto, anche in francese, in spagnolo, esiste la parola, in italiano esistono solo parole con accezioni negative: gola profonda, delatore, si dice che ‘chi fa la spia non è figlio di Maria’. Come si può solo pensare che valga la pena essere onesti?”.

La presentazione del suo libro in Senato è un’occasione per Grasso e Cantone di dare impulso al ddl sul whistleblowing, che è arrivato finalmente da pochi giorni in aula dopo due anni dall’ok alla Camera, e si spera che finalmente venga approvato a breve.

Franzoso in questa serata di inizio autunno, attraverso il suo libro e la sua storia ci ha guidato verso molte riflessioni: sul senso della scelta di essere onesti, sulle difficoltà che si incontrano, sul coraggio, l’isolamento, le piccole e grandi vigliaccherie di piccoli e grandi uomini. “Non è vero che non serve a niente denunciare” – ci incita con veemenza Franzoso. E ci ricorda come “raccontare le storie, può cambiare le vite”.

Sara Zanferrari