Andrea Romoli : da “Fuga Su Issar” al Giappone

In questa seconda intervista ad Andrea Romoli approfondirò con l’autore la parte della sua produzione incentrata sulla fantascienza partendo dal fumetto “Fuga su Issar” sulla base del quale negli anni ‘80 la Nippon Animation ha realizzato ben 77 episodi animati in una serie chiamata “Spaceship Sagittarius”. Ricordo che nel suo sito internet si può accedere in modo creativo al mondo di questo artista sorprendente:  https://www.apdromolicomics.com/

 

Quando e perchè hai deciso di fare del fumetto il tuo hobby? “Si può dire che in casa mia si nasceva con la matita in mano. Il babbo era un maestro nella pittura e nella scultura. Aveva un senso della forma e del colore straordinari. Anche la Mamma, Daisy, sapeva disegnare piuttosto bene e nei tempi bui del dopoguerra, per sbarcare il lunario, colorava ad acquerello stampe ricavate da antichi clichè da una ditta che stava fra le piazze S.Marco e Santissima Annunziata. Mi ricordo che la ditta si trovava in un seminterrato e ho ancora nelle narici l’odore di quelle belle carte. Sono il minore di due fratelli. Marco, due anni più di me, disegnava anche lui da quando avevo l’età della ragione. Era piuttosto bravo (più di me) e provavo un senso di ammirazione quando lo vedevo disegnare con la penna a china di tutto e di più. Nel primo dopoguerra i nostri giochi erano carta, matita, penna, colori e pennello, forbici e colla. Dalle nostre mani usciva di tutto: velieri, navi, aerei, soldatini, castelli, case…

In questa atmosfera era impossibile non disegnare, anche perché non c’era la tv e al massimo si ascoltava la radio, specialmente musica classica. Io avevo anche tre pupazzi di pezza fatti in casa, alti una quindicina di centimetri. Questi erano protagonisti di storie che io e mio fratello ci inventavamo. Poi, negli anni cinquanta uscì il primo numero di Topolino, allora mensile. Rimasi affascinato dalle storie e dai disegni. Posso dire che imparai a leggere su Topolino. Intorno ai 9 anni cominciai a imbastire le prime storie con i miei tre pupazzi di pezza: Toppe, Giraffo e Rana. Erano storie rozze, spesso non finite, a volte semplicemente schizzate a china. Sono cresciuto, e ho sviluppato molti altri interessi: fra questi la chimica e la biologia. La fisica sapevo a malapena che esistesse.

La decisione di fare del fumetto una delle mie passioni principali è nata forse inconsapevolmente. Ricordo che mi piacevano molto i cartoni animati, specialmente quelli di Paperino. Nei fumetti, già a dieci anni ero in grado di distinguere la mano di Carl Barks, anche se i fumetti erano firmati Walt Disney. Ammiravo molto quel disegnatore perfetto nello stile e pensavo che le sue storie fossero scritte da una equipe. Ho scoperto molto più tardi che erano anch’esse frutto di un’unica mente. Insomma, nella prima adolescenza cominciai a mettermi come obiettivo inconfessato quello di realizzare dei cartoni animati con i miei personaggi, Toppe, Giraffo e Rana. Sapevo che se lo avessi detto a qualcuno, sarei stato considerato quanto meno uno sciocco e un illuso.

Intorno ai 12 anni venni in contatto con la fantascienza e ne rimasi affascinato. Non mi perdevo un numero di Urania, li divoravo. Inoltre sempre in quel periodo, ospite di un amico del Babbo, venni in contatto con l’astronomia, grazie ad un telescopio Newtoniano con uno specchio parabolico di 60 centimetri di diametro. Ho visto la luna, gli anelli di Saturno, Marte, Giove, la nebulosa del Granchio, quella di Andromeda, stelle variabili come Denebola e tante altre cose. Così fu inevitabile che cominciassi a pensare di fare dei fumetti di fantascienza. Numerosi furono i tentativi abortiti, un po’ perché non ero soddisfatto e un po’ perché i miei interessi erano numerosi. Ho sempre letto molto. I libri li divoravo e ancora oggi mi domando come fanno tanti giovani (e meno giovani) a perdersi il piacere della lettura”.

Il tuo fumetto più famoso è senza dubbio “Fuga su Issar”. E i protagonisti sono appunto i tuoi pupazzi di pezza: Toppe, Giraffo e Rana! “Quando cominciai a lavorare come progettista ottico, sentii il bisogno di evadere da una routine quotidiana e decisi di realizzare un fumetto completo: ovviamente di fantascienza. I protagonisti dovevano essere Toppe, Giraffo e Rana, i miei personaggi preferiti. Cominciai a disegnare “Avventura su Efesto” nel ’76. Mi ricordo che il Babbo (che ammirava molto i miei disegni) criticava la scelta dei personaggi, facendomi intendere che avrebbe preferito degli esseri umani. Ma io non ci sentivo da quell’orecchio e proseguii caparbiamente nel mio progetto iniziale. Nel ’77 completai per la prima volta una storia: 35 pagine in A3. Nello stesso anno conobbi Alfonso Pichierri, allora proprietario della casa editrice Nerbini che, colpito dalla raffinatezza delle tavole, mi propose di pubblicare Avventura su Efesto, a patto che gli cedessi gli originali. Obtorto collo accettai. Il fumetto fu stampato dividendo in due le tavole in un formato a4 orizzontale (andava molto a quei tempi). Il Pichierri mi regalò una serie di fumetti di Gordon che conservo tuttora. Devo dire che mi pentii presto della scelta di cedere gli originali, anche perché la stampa era piuttosto scadente e la carta non delle migliori. Decisi allora di iniziare una nuova storia e decisi che questa volta, prima di cedere gli originali, sarebbero dovuti passare sul mio cadavere!

Cominciai a disegnarla senza una trama ben precisa, che si delineò lentamente. Decisi che il titolo sarebbe stato “Fuga su Issar”. Issar deriva da Istar o Astarte e all’inizio ero indeciso sul  nome da dare al pianeta. Caparbiamente deciso a utilizzare Toppe, Giraffo e Rana partii per questa nuova avventura, che nelle intenzioni originali avrebbe dovuto protrarsi indefinitamente. Inventai il personaggio del dott. Jakobus, un eso-archeologo un po’ birbante che dava spunti appetitosi alla trama. Avevo già messo a ruolo un nuovo personaggio: Sibip, una specie di palla di peli irsuti, di forma ovoidale, con una enorme bocca provvista di pochi denti, dotato di una cintura-collana di rame e di una mazza. Insomma un primitivo montanaro Burka nativo del pianeta Issar che, nonostante l’aspetto burbero, si dimostra generoso oltre che valoroso. Nel ’78, il 21 Luglio il babbo ci lasciò, fulminato da un infarto. Fu un duro colpo, il primo della serie. A settembre incontrai un editore di Modena: “Fuga su Issar” contava appena una trentina di pagine, ma il progetto piacque e da lì è cominciata un’avventura decisamente molto complessa”.

Quali furono gli autori che ispirarono questa tua opera? “L’idea che avevo in mente era una rielaborazione di tante letture, di fantascienza e non. Cito tutte quelle che mi vengono in mente: “Il signore degli anelli” di Tolkien, all’epoca quasi sconosciuto in Italia; “I fiumi scendevano a oriente” dell’esploratore Leonard Clark che compare un po’ dappertutto ; “Pianeta Tschai” e “L’odissea di Glystra” di Jack Vance (il primo per la scene della carovana dei batanga, il secondo per le scene della teleferica del vento);”Fabbricanti di universi” di Josè Philip Farmer (la scena della citta sui palloni); infine i racconti e “Le montagne della follia”di Howard Phillips Lovecraft (gli Antichi e l’altopiano di Leng). Dimenticavo quasi di citare Jorge Luis Borges di “Finzioni” e “L’Aleph” (quest’ultimo racconto si riflette nel finale)”.

“Fuga su Issar” è il primo racconto di una miniserie di 6 albi… c’è un legame tra i vari episodi? Di cosa parlano? “Al tempo ero pressato dall’editore, e oltre a Fuga su Issar (64 pagine in a3) dovevo produrre altre 5  storie lunghe una sessantina di pagine l’una, tutte a colori. Il tutto in tre anni. Sfido chiunque abbia un lavoro estremamente impegnativo come il mio a produrre 360 pagine in 3 anni. Devo però dire che le altre storie sono un pò inferiori rispetto a Fuga su Issar. Decisi di battezzare la serie “Altri mondi”. Questo titolo è stato poi sfruttato da molti.

La successiva fu “Il demone di Azul”. Di questa storia devo dire che nonostante la reputi minore, ha venduto diverse copie negli ultimi anni. Mi domando come mai. Forse la copertina è particolarmente suggestiva? Non saprei. In questa storia i quattro protagonisti si ritrovano su un piccolo satellite dominato da un’entita demoniaca e metamorfica che causerà non poche noie agli astronauti…

A seguire “L’ultima fortezza”, un episodio di guerra interplanetaria. Non mancano immagini suggestive, anche se la trama è un po’ debole.

La quarta storia che fu pubblicata all’epoca, “Crab Nebula”, la ritengo la migliore delle ultime. Ben disegnata, denota un cambiamento di stile rispetto alle altre. La trama è basata su un fenomeno relativistico: un corpo più si avvicina alla velocità della luce e più aumenta la sua massa. Con la massa cresce il campo di attrazione gravitazionale. Ho sfruttato le mie conoscenze della teoria della relatività rendendole anche graficamente.

Altre due storie (inedite anche se a contratto) sono “L’organo di Kthalon” che è la migliore e “Sinfonia del nuovo mondo”. Di quest’ultima non ricordo molto: dovrei riprendere in mano gli originali per focalizzarla: comunque è senz’altro minore rispetto alle altre e realizzata solo per soddisfare il contratto (la mia vena creativa si era momentaneamente esaurita)”.

La Nippon Animation sulla base di “Fuga su Issar” ha realizzato 77 episodi animati. La storia è lunga… puoi raccontarcela? “Nel ’78 firmai un contratto capestro con l’editore che prevedeva 6 storie in 3 anni. La mia ragazza di allora mi disse: “vendi l’anima al diavolo” e così feci. Nel ’79 “Fuga su Issar” fu stampato in formato gigante (A3) e in marzo fu portato alla Mostra del libro per ragazzi di Bologna, con uno stand di 16 metri quadri per quel solo fumetto. Alle 9 del giorno di apertura un Giapponese chiese una copia del libro, ringraziò e se ne andò. Era il direttore artistico della Nippon Animation Company (nel seguito NAC) di Tokyo. Quando lo seppi, non credevo alle mie orecchie! Il mio sogno di fare cartoni animati si stava avverando? Nel giro di una settimana la NAC richiese un’opzione per la produzione di una serie TV. Nel gioco sarebbe entrato anche un produttore Europeo della Apollo Film, che offriva una discreta somma per entrare nella coproduzione. Ma il mio editore si era già impegnato con la NAC che rifiutò la coproduzione … Avevano fiutato un grosso affare e volevano sfruttarlo fino in fondo. Io nel frattempo avevo trovato un collaboratore che mi sollevava dalla colorazione. Riuscii a scaricare le spese sull’editore, ma fu ben poca cosa rispetto alle perdite che ho avuto in tutta la vicenda. Nel ’79 ebbi lo sfratto nello studiolo che avevo affittato e la mia ragazza, stufa di vedermi sempre impegnato in un lavoro massacrante che non finiva nemmeno nei fine settimana, vigliaccamente, mi piantò. Riportai le attrezzature dello studio a casa della Mamma. La barca a vela che avevo acquistato nel ’78 giaceva abbandonata a Marina di Pisa. A Gennaio dell’81 fui invitato a Tokyo per visionare il film pilota della serie “Spaceship Sagittarius” (Sagittario è il nome dell’astronave di Toppe, Giraffo e Rana ed è anche il mio segno zodiacale). Durante la settimana trascorsa a Tokyo vidi il pilota di 8 minuti e ne rimasi entusiasta. Era stato realizzato prendendo scene dai primi tre fumetti e i disegni erano straordinariamente simili ai miei. Presenziai alla firma del contratto fra l’editore e la NAC. In quest’occasione reclamai il 50% dei diritti sui film. L’editore, con una certa perfidia, mi fece un nuovo contratto, dove però mi richiedeva la produzione di 6 storyboard per il cartone animato.

Nel luglio dell’81 la mamma, provata dalla morte del babbo e dalla cataratta, se ne andò dopo lunga sofferenza. “Le disgrazie non viaggiano mai sole, ma a gruppetti di 4 o 5” dice Melissa in “Area 666”. Impegnato nella realizzazione di ben 6 storyboard in inglese e 500 tavole illustrate, confesso che ero sull’orlo dell’esaurimento nervoso. Però ho un carattere maledettamente testardo e non mollai. Stringendo i denti completai le 6 storyboard (non so come feci … di quel periodo fino all’83 ho un ricordo molto confuso, anzi posso dire che non ricordo quasi nulla. Finito il lavoro, senza dare modo all’editore di dichiararmi inadempiente (forse ci contava per chiedermi i danni), mi rilassai un po’. Non avendo più notizie del cartone animato, nell’84 iniziai a scrivere e disegnare “Lo specchio dei mondi” (l’ho lasciato apagina 45 e l’ho terminato nel 2016). A partire da “Fuga su Issar” sarebbe il quinto pubblicato. In realtà avevo scritto e disegnato già 7 storie considerando anche “Avventura su Efesto”. Lo stavo colorando in gran parte ad aerografo, con quelli che erano i miei colori preferiti, i Magic Color. Intanto il tempo passava. Nell’88 ho conosciuto mia moglie e nell’89 siamo tornati alla Mostra del libro per ragazzi a Bologna per vedere di piazzare “Lo specchio dei mondi” e altri progetti presso qualche editore Europeo. Scoraggiato dagli incontri che avevamo programmato con gli editori che, a fronte di grandi complimenti per la qualità delle opere, si trinceravano dietro un “mi dispiace, ma la nostra linea editoriale è già completa” o “mi dispiace ma non abbiamo soldi”, stavamo per andarcene. Io avevo sottobraccio una copia di “Fuga su Issar” quando un gruppetto di ragazzi mi avvicinò ed indicando il libro mi chiesero dove lo avevo trovato. Spiegai che ero l’autore. I ragazzi sorpresi mi dissero: – Allora è lei l’ideatore della serie Spaceship Sagittarius! Lo sa che ha avuto un grande successo!” – Mi raccontarono che dall’86 avevano trasmesso 77 episodi tv di grande successo in Giappone, che si era piazzato fra i primi 10 cartoni animati al festival “Atom” in Giappone e mille altre notizie. Alla gioia di sentire del successo di “Spaceship Sagittarius” si sovrapponeva la più che acuta sensazione di essere stato truffato da un editore a dir poco disonesto! Frastornato ed imbufalito intrapresi una causa contro l’editore. Causa che vinsi 6 anni dopo quando era già fallito.

Però per mia fortuna, e grazie al mio avvocato, alla prima udienza il giudice emise un’ordinanza in cui, presa visione del contratto, lo dichiarava nullo. Con questa ordinanza, tramite un avvocato esperto di diritto d’autore internazionale, ho potuto rivalermi con la NAC ed ottenere un risarcimento e un nuovo contratto”.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quelli futuri? “Vorrei pubblicare l’ottava storia di Magdala e Melissa che ho già iniziato. Titolo e contenuto sono top secret … Poi vorrei pubblicare una ventina fra libri illustrati e fumetti in parte inediti. Nel cassetto dei sogni ci sono diverse cose: vedere finalmente trasmessa in Italia la serie “Spaceship Sagittarius” che ha girato mezzo mondo. Molti mi chiedono perché non si è mai vista in Italia. Non ho mai saputo dare una spiegazione. Però ultimamente mi sono fatto un’idea … Negli anni 80 il web era pressoché inesistente. Oggi basta un click per avere il mondo in casa, ma a quei tempi non era così. Penso che l’editore contasse sulla difficoltà di avere notizie. Ma se la serie fosse stata trasmessa in Italia si sarebbero scoperti gli altarini. Un’ipotesi molto probabile è che l’eidtore si sia introdotto nel mondo delle tv e abbia parlato male di me, dipingendomi come inaffidabile … “La calunnia è un venticello … un’auretta assai gentile … che si insinua fra la gente …” (Gioacchino Rossini Il barbiere di Siviglia).

Ma tornando ai miei progetti o sogni, mi piacerebbe realizzare un’altra serie di cartoni, con Toppe, Giraffo e Rana o con Magdala. Fra i progetti c’è la trascrizione del manga KTHALON, l’ultimo della serie “Altri mondi” che ha partecipato ad un concorso in Giappone. Vorrei realizzarlo in versione occidentale, con testi in Italiano (e in Inglese) e possibilmente a colori. Devo anche rifare il lettering a mano, anziché al computer. Sono 32 pagine che vorrei portare almeno a 36 in modo da poter fare un’edizione in brossura fresata … Ho anche in mente un personaggio umano del quale ho fatto qualche schizzo che per ora tengo ben nascosto e una storia di fantascienza ispirata a … idea top secret anche questa!”

Luca Pozza