Chambara, un lampo in libreria

“Il lampo e il tuono” riporta in libreria (dall’11 ottobre) i samurai di Roberto Recchioni e Andrea Accardi che avevano esordito su Le Storie nel 2012. Ecco un’intervista con lo sceneggiatore romano, pronto a scaldare i cuori dei fan in attesa di Chanbara.

“Il lampo e il tuono” è il nuovo episodio di Chanbara, la tua serie ambientata nel Giappone feudale del XVII secolo. Questo universo – nato all’interno della collana Le Storie con gli episodi “La redenzione del samurai” e “I fiori del massacro” – sta per diventare una serie autonoma. Cosa ti ha spinto a raccontare ancora le avventure di questi personaggi? “A dire il vero si tratta di una serie a termine, come quasi tutte le mie cose dall’inizio della carriera. E in realtà, non c’è nessuna nuova molla creativa. Sapevo fin dall’inizio che c’era molto raccontare su Ichi e compagni. Avevo in mente un “quadro”: una storia complessiva e dei personaggi che, proprio nella terza storia – la prima di questa miniserie – trovano la loro forma completa. Ichi, il giustiziere cieco; Jun, l’assassina; Tetsuo, il giovane samurai e Daisuke, il ronin bestiale. Quattro compagni, quattro pards, che dovranno affrontare un demone bianco e il suo esercito di tagliagole”.

Le tue opere sono da sempre affollate di personaggi dal codice etico radicale. In sostanza, samurai! Da cosa deriva la tua fascinazione per questo tipo di personaggi? “Non devo andare molto lontano per capirlo: da me, e dalla mia maniera di confrontarmi con il mondo. Non mi sono appassionato alle storie di samurai, alla via del bushi, alla filosofia e alle arti giapponesi per caso, ma perché in tutto questo ritrovo elementi compatibili con il mio modo di essere, di pensare e di affrontare le cose. Che io parli di Giappone e di samurai o che non lo faccia, una certa “via” è riscontrabile in tutti i miei lavori. Per questo ho sempre pensato (e detto) che Chanbara sarà la summa di quanto ho fatto in venticinque anni di professione, e in quarantaquattro di vita”.

Andrea Accardi ha svolto un lavoro straordinario. Il suo tratto classico ma modernissimo riesce a passare dal dramma alla commedia con una disinvoltura sorprendente, rimanendo sempre efficace. Come si è sviluppata la vostra collaborazione? “Ho iniziato a lavorare con Andrea ai tempi di John Doe. All’epoca non mi sembrava vero che un artista del suo livello accettasse di collaborare con me. E non mi sembra vero ancora oggi. Tra noi si è sviluppata sin da subito un’intesa totale, che con Chanbara raggiunge il suo culmine. Come dico sempre: ci sono le mie parole nei paesaggi di Andrea, e ci sono i suoi disegni nelle mie parole”.

Il volume di Chanbara fa da apripista a una miniserie vera e propria. Parafrasando il titolo della storia, potremmo affermare che si tratta del lampo in attesa del tuono. Cosa devono aspettarsi i lettori dal futuro? “Le barriere e le distinzioni tra volumi da libreria o fumetteria e serie o miniserie da edicola è ormai superato. In termini produttivi, oggi si realizzano opere che possono raggiungere i vari mercati assumendo forme e periodicità diverse. Quando abbiamo concepito “Orfani” molti di questi aspetti andavano ancora compresi e, per molti versi, inventati. In questo, la serie creata da Emiliano Mammucari e dal sottoscritto è stata molto utile, tanto da definire un modello: ora a certi aspetti posso anche non pensarci direttamente più. Nello scrivere e produrre questa serie di storie di Chanbara non mi sono posto il problema di come sarebbero state commercializzate: ho pensato, semplicemente, a fare il meglio che mi era possibile”.

Se dovessi scegliere tre opere che ti hanno ispirato per la scrittura di Chanbara quali citeresti? E perché? “Il film “Yojimbo. La sfida del Samurai” di Akira Kurosawa, e i manga “Lone Wolf & Cub” di Kazuo Koike e “Vagabond” di Takehiko Inoue. Il perché è facile: sono i capolavori assoluti del genere”.

A.C.M.