Il Dampyr nel Bel Paese

È disponibile in libreria Dampyr. Incubi italiani, che ripropone in volume alcune delle avventure che il Dampyr ha vissuto in giro per l'Italia. Per presentarlo, ecco un'ampia gallery e una parte dell'introduzione firmata da Mauro Boselli.

Nel corso degli anni, Harlan Draka e la sua banda hanno visitato più volte il nostro paese. Dampyr. Incubi italiani – in vendita in libreria, fumetteria e nello Shop online Bonelli – ripropone cinque di queste visite, che spaziano lungo tutta la penisola. Per presentarvi il volume, a fianco di una gallery di tavole, un’intervista con il co-creatore del personaggio, e sceneggiatore di tutte le storie contenute nel libro, Mauro Boselli.

“Mi ero finalmente imbattuto nella mia prima esperienza spettrale, in un cottage abbandonato a sud di Cape Wrath, luogo di sirene, naufragi e spettri di vecchi marinai….”

Sono stato il privilegiato spettatore di due (forse di tre) apparizioni di fantasmi. Autentiche? Io stesso oscillo nel dubbio, a ripensarci, poiché ciascuno di quegli strani eventi parte da un dato di realtà effettivo ma, per quanti sforzi faccia, incomprensibile e insondabile, non riconducibile alla ragione. Per giunta, avendoli io rievocati più volte, hanno assunto nella mia memoria una forma compiuta di racconto, al punto che, ormai, mi è impossibile distinguere il dettaglio realmente avvenuto da quello abbellito per esigenze narrative. Non nego infatti che in passato, nei tempi ingenui e beati quando ancora non si erano estinte le conversazioni di amici attorno a un tavolo, quando solo nella mente di un bizzarro autore di fantascienza tutti i presenti avrebbero presto iniziato a trastullarsi con uno smartphone, mi capitava di tenere in pugno l’uditorio con quelle mie storie vissute di spettri. Nelle circostanze migliori, coadiuvato dall’ambiente e dal tempo atmosferico appropriato (un fragoroso temporale in montagna, un campeggio nel bosco), ero ragionevolmente certo di procurare loro una notte insonne o qualche sogno inquietante, perché, diciamolo, così si misura il successo di un narratore del brivido. E io aspiravo a misurarmi coi migliori.

Da dilettante malato di provincialismo, lo confesso, ero andato a scovare i miei fantasmi in Scozia. E dove, se no? L’avevo percorsa a piedi e in autostop, dormendo in luoghi più scomodi e umidi che infestati (non da presenze disincarnate, perlomeno), fin su all’estremo nord delle Highlands, dove, vinto ormai dalla stanchezza e dal delirio alcolico, mi ero finalmente imbattuto nella mia prima esperienza spettrale, in un cottage abbandonato a sud di Cape Wrath, luogo di sirene, naufragi e spettri di vecchi marinai, dove… Scusatemi, non è di questo che volevo parlarvi!

A quell’epoca ero un giovincello sprovveduto. Litigando con un inglese ignorante che sosteneva che ci fossero più castelli nelle isole britanniche che in Italia, mi ero reso conto, all’improvviso, che anche qualche maniero italiano doveva in fondo possedere il suo fantasma. Solo che non aveva avuto, per così dire, la giusta pubblicità. E dire che già lo sapevo… Non mi misi subito a cercare fantasmi nelle località sperdute dello Stivale, o nei manieri misteriosi e chiacchierati come il castello della Rotta o quello di Montebello. O meglio, in qualcuno ci misi piede, ma come scettico turista. Dopo le sinistre esperienze nordiche, la mia mania per il ghosthunting si era evaporata. Ma iniziai a vedere anche gli angoli di casa nostra sotto una ben diversa luce.

“Anche qualche maniero italiano doveva, in fondo, possedere il suo fantasma. Solo che non aveva avuto, per così dire, la giusta pubblicità…”

Molti orrori e terrori italiani hanno avuto in questi anni ospitalità sulla serie di Dampyr, originati sia dai miei incubi sia da quelli di altri folli sceneggiatori. L’Italia è, si dice, un paese di campanili. Ogni angolo, anche il più sperduto, ha il suo vino, la sua ricetta, il suo dialetto… e la sua orribile leggenda. C’è stata la doppia milanese, con i Briganti della Merlata e la Corona di Ferro; la storia torinese con l’egizia Dea Bastet; la storia della camera dello scirocco e quella di Rosalinda delle zagare, entrambe siciliane; un ritorno a Napoli con una monaca fantasma e storie all’Aquila (dopo il terremoto), a Roma, in Puglia, a Venezia… I racconti servono a divertire, anche quelli horror, che, per di più, si dice, esorcizzano la morte e tengono lontani spettri e vampiri più della croce e dell’acqua santa. Dopotutto, Harlan Draka e i suoi compagni li affrontano vittoriosamente, fantasmi, demoni e succhiasangue… Dunque, anche nel nostro interesse, torneremo presto a invitarli in questo oscuro e terrificante Bel Paese!

G.N.P.