Eravamo solo contadini, Soldati montorsani nella Grande Guerra 1915-1918

Montorso Vicentino è uno dei tanti paesi d’Italia che ha dato il suo contributo in termini di giovani vite alla causa della Grande Guerra. Nel loro libro “Eravamo solo contadini – Soldati montorsani nella Grande Guerra 1915-1918” gli autori Candido Lucato, Francesco Mezzaro e Marco Calderato rendono omaggio al sacrificio di quei ragazzi di un secolo fa ripercorrendo le vite di alcuni di essi. In appendice al libro anche una parte illustrata nella quale hanno trovato posto le opere di vari pittori e disegnatori tra i quali, per onor di cronaca, segnalo anche il sottoscritto. Ho rivolto alcune domande ad uno degli autori, Francesco Mezzaro…

Come è nata l’idea di questo libro? “Dalla consapevolezza che la pur nutrita saggistica e memorialistica esistente sul periodo della Prima Guerra Mondiale nel Vicentino riguarda nella grande maggioranza dei casi le vicende relative ai luoghi dei combattimenti e degli scontri, in particolar modo l’Altopiano di Asiago, il Pasubio, Il Monte Grappa e le Dolomiti. Più scarna è invece la letteratura in cui si parla di come lo stesso periodo bellico sia stato vissuto in quei centri vicentini che erano sì lontani dal fronte, ma in cui non erano meno importanti le conseguenze della guerra. Paesi impoveriti dalla chiamata alle armi degli uomini; zone di miseria, diffusa soprattutto nel periodo postbellico. Nel suo piccolo, Montorso rientra in questa casistica. Per questo motivo c’era il forte desiderio di fare qualcosa in occasione del Centenario della vittoria e soprattutto della fine di questa guerra”.

Da dove inizia la vostra storia? “Siamo partiti dal recupero di un carteggio importante, che una famiglia del paese aveva gelosamente conservato per un secolo. Una volta che abbiamo avuto questo interessante materiale, numerose lettere e cartoline scritte dal fronte da Michelangelo Asnicar (classe 1880, sposato, con tre figli, richiamato nel 1917 e morto in prigionia nello stesso anno), abbiamo ricostruito la sua tragica vita e ci siamo messi all’opera. Il libro racconta anche gli avvenimenti di altri quattordici soldati di Montorso Vicentino, giovani ragazzi e uomini maturi che non conoscevano il mondo”.

Perché proprio questo titolo insolito per il libro? “La maggior parte dei richiamati alla Grande Guerra era dedita a lavorare la terra, abbiamo pensato che il titolo migliore fosse proprio “Eravamo solo contadini”, una dedica a questa gente mite che si è ritrovata da un giorno all’altro tra le mani un fucile al posto della zappa”.

Qual è l’impostazione che avete dato all’idea? “Il libro è di facile lettura e accompagnato da numerose fotografie, che cercano di spiegare al lettore le varie parti in cui è suddiviso. C’è la guerra del soldato (i gas, la trincea. Il rancio, gli irredentisti) e la vita di un paese che, come  altri nel Vicentino e nel Veneto in generale, viene a trovarsi coinvolto in una tragedia difficile da spiegarsi a parole. Basti pensare che la bassa Valle del Chiampo, con Montorso Vicentino, Montebello Vicentino e Arzignano, a ridosso dell’area di Schio, che più volte venne considerata zona operativa, fu caratterizzata in quegli anni dalla presenza di numerose truppe di passaggio verso il fronte, oppure di ritorno dai luoghi di combattimento. Dopo la rotta di Caporetto, tra il 1917- 1918, Montorso era un vero e proprio quartiere militare, che aveva accolto nei pressi di villa Da Porto (poi completamente distrutta, in quanto vennero bruciate tutte le parti in legno per difendersi dal gelido inverno) un gran numero di soldati inglesi e scozzesi. In alcuni punti il territorio comunale fu segnato profondamente dalla presenza dei soldati: vennero costruite infatti alcune strade militari, come l’attuale via Montegrime, che avrebbero dovuto servire per un’eventuale ritirata”.

Un’altra parte interessante sono le ricerche. Cosa riguardano? “Sono relative ai caduti in guerra: dovete sapere che ufficialmente erano 33 i nomi dei caduti nella Grande Guerra, come sono riportati anche nel monumento che c’è nella piazza del paese. Però le approfondite ricerche effettuate dal prof. Luigi Pegoraro nell’archivio nazionale dei Caduti in guerra, ma anche e soprattutto vagliando gli archivi di Comune e Parrocchia hanno identificato altri 18 morti, per un totale di 51 montorsani caduti per la Patria, aggiornando quindi questa triste lista con altri nomi finora sconosciuti.
Alcune altre pagine del libro sono dedicate ai decorati al valor militare, con un caduto e undici reduci”.

Nella realizzazione del libro, tra i vari carteggi, che cosa vi ha colpito maggiormente? “Avere tra le mani lettere e cartoline scritte dal fronte. Un’emozione leggere quelle parole vergate con una matita rossa… Tra le righe in un linguaggio stentato, si scrive come si parla. “…ma ci vole la firma dei carbonieri e alora so sichuro di venire a casa fami sapere come state e quanta late fa la vaca e quanto fieno avete fato e ce sono una bella stagione di polenta fami sapere se la uva patise il suto perce quando sono seso io sono statto scalzo dime la dirisione di tuo fratelo Togno”. Il pensiero va  a casa, in una guerra che sembra non esserci”

Cosa si scrive a casa:…ma ci vole la firma dei carbonieri e alora so sichuro di venire a casa fami sapere come state e quanta late fa la vaca e quanto fieno avete fato e ce sono una bella stagione di polenta fami sapere se la uva patise il suto perce quando sono seso io sono statto scalzo dime la dirisione di tuo fratelo Togo (Togno Tonio?)…

Cara mama nostate in pensieri di me ce io sto bene e sono fuori di pericolo e prega ce il signore mi guta finora mi a gutato e cosita a prenso ce me guta ancora io prego ce viene presto la pace io vi saluto Molie e sorela…

Cara sorela ti racomando dinsgare le orasione a mie filie… e io sono andato in zona di guerra e sono tuo padre Asnicar Michelangelo a Dio”.

Interpretazione: “… ma ci vuole la firma dei carabinieri e allora sono sicuro di venire a casa. Fammi sapere come state e quanto latte produce la vacca e quanto fieno avete fatto. E’ una bella stagione per la polenta e fammi sapere se l’uva patisce l’asciutto … e dammi l’indirizzo di tuo fratello Tonio.

Cara mamma non avere pensieri per me perché io sto bene e sono fuori pericolo e prega che il Signore mi aiuti; finora mi ha aiutato e così penso che mi aiuterà ancora. Io prego che venga presto la pace e vi saluto moglie e sorella.

Cara sorella ti raccomando d’insegnare le orazioni alle mie figlie… io sono andato in zona di guerra e sono tuo padre Asnicar Michelangelo, addio.”

Michelangelo Asnicar (classe 1880, sposato, con tre figli, richiamato nel 1917 e morto in prigionia nello stesso anno è l’autore delle lettere spedite dal fronte.

Oltre alla parte storico-narrativa anche una sezione “artistica”… di cosa si tratta?
“Nella Grande Guerra a soffrire è stata anche l’arte. Alcuni pittori, convinti patrioti in un primo momento, impareranno sul campo che la guerra non era come l’avevano esaltata e dipinta. Basti pensare che il pittore Carla Carrà finirà ricoverato in manicomio, mentre Umberto Boccioni, che ha lasciato opere indimenticabili, perderà la vita in guerra, senza mai sparare un colpo. Proprio a questo proposito abbiamo pensato di dare spazio nel libro ad  “Artisti contro la guerra”, una sezione per dare voce all’arte, a cui hanno aderito sette tra pittori, disegnatori e scultori, ognuno dei quali si è espresso denunciandone i mali e risaltando l’importanza dell’arte nello sviluppo della società”.

 Dove è possibile procurarsi il vostro libro?
“Pubblicato da “Proget Edizioni”, una piccola ma interessante casa editrice padovana, il libro ha 112 pagine (con 108 fotografie), costa 10 euro e si può acquistare facilmente on-line nel sito della casa editrice che lo propone con uno sconto. Per chi desiderasse visitare e approfondire i luoghi raccontati nel libro, potrebbe trovarlo nelle librerie di Montorso Vicentino e Arzignano, oppure a Vicenza nella libreria Galla 1880”.
https://www.edizioniproget.it/storie-tradizioni/76-eravamo-solo-contadini.html

Di Luca Pozza