Gigi Cavenago… making of di Dylan Dog

Intervista con il copertinista del mitico Indagatore dell'Incubo

Sei molto giovane eppure hai già molti lavori all’attivo. Qual è il personaggio che hai disegnato con il quale ti sei sentito più a tuo agio? “Credo che sia stato il “Dr. Voodoo”, un personaggio creato da me e Giovanni Gualdoni, una decina di anni fa, per una rivista ormai defunta di nome “Brand New!”. Mi sentivo a mio agio perchè graficamente era tutta farina del mio sacco ed era una avventura totalmente nostra, senza le responsabilità che si porta dietro una serie già rodata”.

E parlando di “Generi” ce n’è qualcuno che preferisci? E quale non vorresti mai dover affrontare? “Horror e Fantascienza sono le cose più divertenti da fare, con le loro varie declinazioni. In questo senso, tra Orfani e Dylan Dog, sono stato parecchio fortunato. Anche il Fantasy mi piace, specie se del genere “sword and sorcery”, alla “Conan il Barbaro” per intenderci. Non saprei scegliere un genere da evitare a priori, perché in fondo ho sempre avuto la convinzione che, se trovi il giusto approccio, puoi valorizzare qualsiasi tipo di storia e farti piacere ogni genere narrativo. Detto questo, non credo che disegnerò mai un fumetto porno…”

Parlaci della tua tecnica? Com’è cambiata nel corso di questi anni? “È diventata più libera e “sperimentale” grazie al digitale: quando lavoravo con le tecniche tradizionali mi sentivo sempre bloccato, ora di fronte al foglio bianco dello schermo sento di avere mille possibilità. Infiniti strumenti, infiniti colori, infinite soluzioni. E alla fine dopo tutta questa infinità di cose… finisco sempre per fare le cose “mie”, quindi forse le possibilità sono illimitate ma sono io ad esser limitato”.

Quando hai scoperto il “tuo” stile? “È difficile parlare di stile, è un concetto duro da afferrare. Non lo si scopre mai veramente, piuttosto lo si alimenta con tutto quello che piace, e poi ti accorgi di averne uno quando magari speravi di averne un altro. Cerco continuamente delle influenze esterne per arricchirlo, ma credo che lo stile più genuino e spontaneo nasca sotto consegna: quando lavori a un ritmo così serrato che non puoi guardarti attorno. A quel punto viene fuori tutto quello che hai interiorizzato, le cose belle, quelle brutte e le mediocri, il risultato è tutto tuo e lo riconosci sempre perché ha dentro i tuoi limiti e i tuoi pregi”.

Quanto tempo impieghi normalmente per una tavola o per una illustrazione? “Non ho un metodo e delle tempistiche fisse: certe tavole di Orfani mi hanno portato via una settimana intera, altre le ho fatte e finite in un giorno. Stesso discorso per le copertine, ce ne sono state alcune che ho finito in soli tre giorni, altre che sono andate molto oltre”.

Quali sono i tuoi disegnatori preferiti e a quali ti ispiri? “Tantissimi. Dai maestri come Toppi, Bernet, Battaglia, Breccia, Tacconi e Pinter, ad autori come Piero Dall’Agnol, Mike Mignola, Massimo Carnevale, Corrado Mastantuono, Angelo Stano, Nicola Mari. Ci sono poi colleghi e amici come Andrea Borgioli, Michele Benevento e Lorenzo De Felici che mi fanno sempre cascare la mascella”.

Cerchi ispirazione anche in altre forme d’arte come la fotografia, il cinema? “Fotografia e cinema li uso più che altro per documentarmi, ma non li ho mai veramente integrati nel mio modo di disegnare”.

Ascolti musica mentre lavori? Cosa?“Ultimamente sto ascoltando i “This Mortal Coil”, “The Temper Trap”, “The Vaccines”… in genere pesco tra gli album Indie Rock. Quando inizio una copertina attacco sempre con I “Popol Vuh” che mi rilassano. Poi ci son sempre I gruppi imprescindibili come i Black Sabbath, Alice Cooper, Led Zeppelin ecc”.

Sei attualmente il copertinista di Dylan Dog (oltre che il disegnatore del bellissimo Mater Dolorosa). Puoi mostrarci (e spiegarci) come nasce una copertina dai bozzetti iniziali al prodotto finale magari accennando alle osservazioni e consigli che ti arrivano dalla redazione? “In genere mi arrivano delle indicazioni dal curatore, Roberto Recchioni, che in due righe mi dice tutto quello che c’è da sapere: pochi concetti chiari e su cui poter elaborare. Per esempio, le indicazioni per il quinto “Maxi Dylan Dog_Old Boy” le indicazioni erano: “Dylan visto appena sotto uno specchio d’acqua, come annegato, ma con gli occhi aperti”. A quel punto incomincio a elaborare una serie di bozzetti. Durante questa fase si aprono un sacco di domande e possibilità, per esempio: di che tipo di acque stiamo parlando? Acqua di fiume, di torrente, di lago, di palude?” Vediamo delle alghe sul fondo? Dei sassi? Dei giunchi? Che tipo di luce viene riflessa sull’acqua? Luce fredda del mattino o di un malinconico tramonto? Le possibilità sono infinite, quindi a un certo punto faccio una selezione delle bozze e mando il tutto alla redazione. Dopo un po’ arriva il responso: viene approvata una bozza (la 3E che si può vedere tra le varie immagini qui sotto) e si procede su quella fino ad avere un definitivo pronto per essere impaginato. A volte però arrivano degli intoppi a metà della lavorazione: nel caso di questa copertina, a un certo punto è arrivato un “alt” improvviso perché c’era il rischio che il risultato finale fosse troppo simile alla copertina del n. 352 della serie regolare, che anche essa mostrava Dylan Dog in un primo piano molto ravvicinato. Ho proposto allora di “zoomare” indietro l’inquadratura in modo da differenziarle quanto basta e poi sono andato avanti liscio”.

Ecco la serie completa di immagini elaborate da Gigi Cavenago PER IL MAXI OLD #26…

Hai altri esempi? “Certo, posso farti l’esempio di una copertina della serie regolare.Capita che Roberto Recchioni mi passi dei riferimenti molto precisi da rielaborare: come nel caso nel numero attualmente in edicola, “GLI ANNI SELVAGGI” che si rifà alla famosa foto del film “Syd and Nancy”, o della copertina che omaggia l’album “Sergent Pepper” dei Beatles. In questo caso il lavoro di documentazione si limita di parecchio, e il grosso dello sforzo sta nel tradurre in un disegno efficace l’immagine di riferimento. Nel caso della copertina col Dylan “rocchettaro” la vera sfida è stato il volto di Dylan: in parte perché doveva mostrare un Dylan ventenne, ma soprattutto un Dylan che richiamasse anche solo in maniera accennata quell’atteggiamento da “bad boy” richiesto dal contesto”.

Ed ecco di seguito tutta la fase realizzativa che ha portato alla copertina del Dylan Dog in edicola proprio in questi giorni, “GLI ANNI SELVAGGI” scritto da Barbara Baraldi e disegnato da un sempre bravissimo Nicola Mari…

Professionalmente parlando hai un sogno nel cassetto o qualcosa di tutto tuo che vorresti realizzare come autore completo? “Ne ho, ma non ne parlo per scaramanzia!”

GIGI CAVENAGO, biografia

Nato a Milano nel 1982, dopo la maturità scientifica frequenta per due anni la Scuola del Fumetto di Milano e un corso di grafica pubblicitaria, presso l’istituto di arti grafiche Rizzoli. L’esordio nel mondo dei fumetti avviene nel 2005 sul n.1 della rivista Strike (edita da Star Comics), con una breve storia intitolata “Predatore Naturale”. Subito dopo passa allo staff della nuova serie di Jonathan Steele (sempre pubblicata da Star Comics) disegnando sugli albi n.11, 18, 19, 34 e 47. Successivamente realizza la miniserie “Dr. Voodoo”, su testi di Giovanni Gualdoni, per la rivista “Brand New”, edita da Free Books. Nel frattempo alterna l’attività di fumettista a quella di illustratore per editoria e pubblicità, lavorando per case editrici come Cetem, Mondadori, Masson e vari studi grafici. Attualmete collabora con Sergio Bonelli Editore, e dopo aver fatto parte dello staff della miniserie Cassidy (2010), viene scelto per Orfani (2013). Dal 2014 diventa il copertinista della collana Maxi Dylan Dog – Old Boy e dal novembre 2016 copertinista della serie mensile.

Dal sito di “Sergio Bonelli Editore”

Luca Pozza