Libri e Fumetti

John Ridgway vs John Constantine

Hellblazer è una serie a fumetti della DC che dal 1988 racconta le avventure di John Constantine, un personaggio creato da Alan Moore nel 1984 sulla rivista “Swamp Thing”. I primi episodi pubblicati da Vertigo furono realizzati da una coppia di autori inglesi che hanno gettato le basi del successo della serie: Jamie Delano (che ha continuato a scriverlo per molti anni) e l’illustratore inglese John Ridgway.

A quest’ultimo ho voluto rivolgere alcune domande…

John, quale motivo ti spinse a lasciare la serie HELLBLAZER. “Per capire perché abbandonai Hellblazer, devi conoscere qual era il mio background fumettistico prima di iniziare a lavorare su quel fumetto. Per molti anni ho disegnato fumetti sulla Seconda Guerra Mondiale e gli script di quelle storie erano costruiti molto attentamente in modo da non dover rappresentare scene di violenza eccessiva: niente gore, nessun corpo devastato da ferite, nessun orrore di quel genere. Le storie parlavano di cameratismo tra giovani che trovavano il coraggio di affrontare il nemico. Più tardi ho disegnato “Enid Blyton’s Famous Five” – una serie di libri di avventure di quattro fratelli e il loro cane.

Ho disegnato anche “Doctor Who”, che potrebbe essere una serie spaventosa per i bambini, ma non era certamente un fumetto horror. Stavo appunto lavorando con Jamie Delano su due storie di Doctor Who quando mi chiese di collaborare con lui su un fumetto costruito intorno al personaggio di John Constantine che veniva da “Swamp Thing”. Era da parecchi anni che non leggevo fumetti americani. A quel tempo, il “Comic Code” era ancora in funzione e non c’erano fumetti per “lettori maturi”. Quando ho sentito che si sarebbe trattato di un fumetto horror, credevo che sarebbe stato qualcosa di simile a la “Tomba di Dracula” della Marvel che era, in sostanza, una storia di avventura fantasy.”

In realtà ti aspettava un fumetto totalmente diverso! “Infatti, non mi aspettavo certo un fumetto che trattava proprio quel genere di horror che era stato responsabile del codice auto-imposto dai comics. Il primo script che ricevetti presentava un ragazzo africano con la lingua mozzata e con una serie di simboli arcani incisi sulla carne. Dissi subito a Jamie che non volevo disegnare quella roba così stringemmo un accordo che in futuro avremmo discusso qualsiasi cosa simile a quella. Il primo numero era costituito in realtà da due episodi combinati e mi è stato concesso un periodo di due mesi per disegnarlo”.

Devi essere piuttosto veloce! “Posso disegnare una tavola al giorno – matita e ripasso a china – quindi questo non rappresentava un grosso problema, tranne che avevo prenotato due settimane di vacanza in Austria perdendo, di fatto, un bel pò di tempo. Ho anche ridisegnato la prima pagina diverse volte per entrare nello stile che volevo. Nello stesso tempo stavo ancora disegnando “Doctor Who” ma solo realizzando le matite – che erano inchiostrate dal mio buon amico Tim Perkins. Quando a causa delle vacanze mi sono trovato in piena dead-line, mi fu chiesto di recuperare il tempo. Questo significava lavorare dalle 8.00 del mattino alle 10.00 di notte, sette giorni su sette. Mi fu promesso un inchiostratore, ma questo non è arrivato. Così iniziai a lavorare 14 ore al giorno su storie oscure e tetre con un personaggio senza alcuna possibilità di redenzione. Io amo disegnare la natura, colline, alberi, montagne, nuvole… ma in quella storia non c’era niente di tutto questo, solo strade di città e persone dalle esistenze prive di amore e divertimento”.

 Eppure secondo me hai reso magnificamente gli stati d’animo di quei personaggi! “Questo perché cerco di sentire cosa provano i personaggi che sto disegnando, il loro linguaggio del corpo e le loro interazioni sociali. Constantine era il tipo di persona pronta a sacrificare qualsiasi amico. Non era quello che volevo disegnare. Confronta Constantine con Doctor Who che nei suoi viaggi è accompagnato da una incantevole ragazza e da uno spiritoso pinguino multiforme. Spendere su temi simili questa gran quantità di tempo, giorno dopo giorno, fu molto deprimente. Mi resi conto che non avevo alcun controllo su quello che mi veniva chiesto di disegnare. Sono stato costretto a disegnare situazioni con le quali non volevo essere associato, nonostante avessi originariamente ottenuto la promessa di una discussione. Ci furono anche problemi tecnici lungo la strada. Così sono uscito. Sono contento di ricevere i diritti sulle ristampe e mi sono divertito a disegnare “La Trenchcoat Brigade” scritta da John Ney Reiber, che aveva molti aspetti che mi piacevano”.

 

Luca Pozza

L’intervista è già stata pubblicata nel 2018 su Fumo di China n.275 nel reportage “Mondi Fantastici”

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