Lele Vianello, da Pratt ai Mari del Sud

Era da tempo che avevo voglia di tornare a Malamocco a far visita a Lele Vianello e l’occasione mi è stata offerta dalla sua mostra “Mari del Sud” presso la Biblioteca Hugo Pratt. Coinvolgendo un altro amico, il ferrarese Simone Zagagnoni, dall’incontro è nato un video (visibile qui: https://youtu.be/6Y4Ivd2FH2c ) che documenta l’esposizione che aveva gia ottenuto un grosso successo a Otranto.

Nella mostra – ormai conclusa – erano esposti decine di acquerelli in parte raccolti nel volume “Mari del Sud” delle Edizioni Voilier. Gli splendidi acquerelli di Lele sono stati definiti “un viaggio nei grandi mari della letteratura avventurosa, quelli che hanno visto l’ammutinamento del Bounty, il più famoso nella storia della marina britannica, la fuga di Lord Jim e la salvezza del Patna, le scorribande dei pirati che catturarono Robinson Crusoe o, ancora, le gesta del pirata gentiluomo Sandokan”.

Dopo la visita alla mostra è seguita una sosta alla trattoria “Al Ponte di Borgo” dove in un’atmosfera ovattata e amichevole abbiamo fatto onore ai manicaretti e al vino gentilmente offerti dal nostro anfitrione. Poi una passeggiata sul malinconico lungomare e infine un pranzetto a casa di Lele nello stesso edificio in cui visse Lui, il Maestro, la cui ombra sembra ancora aggirarsi tra le calli di questo angolo del Lido, sui suoi ponti… sulla stessa vita di Lele che, ammette, qualche volta gli si rivolge per cercare ispirazione, per risolvere un disegno che non viene. Il Maestro, naturalmente, è Hugo Pratt.

 

Il video.

 

L’intervista.

Lele, quali sono stati i tuoi esordi nel mondo del fumetto? “Fin da ragazzino volevo fare solo una cosa, il fumetto, ma per compiacere mio padre mi ero diplomato in Disegno Meccanico! Il Lido di Venezia era un vivaio di disegnatori importanti come Hugo PrattStelio FenzoIvo PavoneBruno Marraffa, Vladimiro Missaglia e mi ero convinto di poter fare lo stesso lavoro, credendo che se ce l’avevano fatta loro allora ci sarei potuto riuscire pure io. Fortuna ha voluto che in quel periodo, per la mia strada passasse Hugo Pratt, che si era trasferito a Malamocco dove viveva sua madre, e che avessimo un’amica in comune, Lili, una donna molto bella alla quale lui era interessato proprio per la sua bellezza. In breve lei fece da ponte per farci conoscere”.

L’incontro con Hugo Pratt ha cambiato la tua vita! “Indubbiamente. Quando una sera mi ero recato a casa sua, lui mi aveva detto “Venga domani mattina alle 5 coi suoi lavori”, e io alle 5 mi sono presentato. Lui cominciò a darmi dei consigli, mi riempì di libri, pennelli, pennarelli, fogli, e mi mise in strada dicendomi di tornare dopo sei mesi. E così, dopo sei mesi, in occasione di un suo ritorno al Lido – in quel periodo il lavoro gli stava andando a gonfie vele, avendo acquisito il riconoscimento che gli spettava in Francia con Corto Maltese, che era diventato quasi eroe nazionale – io andai a trovarlo in più occasioni per fargli vedere i miei lavori. Lui mi diede dei consigli e mi disse di tornare dopo altri sei mesi. Un giorno finalmente mi disse che se fossi andato a Milano portando con me i fumetti realizzati in quel periodo avrei trovato un impiego. Cosa che feci immediatamente, prendendo contatti con la redazione de Il Mago della Mondadori. Di 5 dei miei lavori che avevo presentato me ne presero 3. E da lì ho cominciato”.

Che tipo di fumetti erano? “Erano storie brevi di fantascienza, che avevo intitolato “Al di là della porta dei sogni”, una specie di miniserie. Facevo storie brevi che avevano dei finali un po’ strani, sul genere dei telefilms “Ai confini della realtà”, che presentava storie che avevano un non so che, anche di ironico”.

Con che fumetti sei cresciuto? Quali erano i fumetti che leggevi da ragazzo? “Sinceramente non sono mai stato coinvolto dal fumetto italiano. Lo trovavo abbastanza disagevole perché c’erano sempre albi a puntate come su L’Intrepido o Il Monello o anche su Tex, ed eri costretto a questa sorta di ricatto. In più c’è da dire che questo tipo di storie non mi coinvolgevano ed ero più attratto dagli albi dei Fratelli Spada che negli anni ’50, quando io ero ragazzo, pubblicavano personaggi come L’uomo Mascherato, Flash Gordon o Mandrake. Ecco, quelli mi affascinavano, perché erano disegnati diversamente, con anche degli intrecci interessanti e coinvolgenti. Ma soprattutto erano autoconclusivi. Ogni albo aveva un finale, che non ti costringeva ad aspettare l’albo successivo”.

Con Guido Fuga hai adattato un Soggetto di Hugo Pratt che ha portato a “Cubana”. Quanto è durata la lavorazione di Cubana? “Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo avvenuta nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998”.

Quanto c’è di Pratt, in questa storia, e quanto di Vianello? “In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti”.

In che periodo storico si svolge la storia? “La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente”.

Cosa ricordi della tua collaborazione con Pratt? “Per me incontrare Pratt è stato l’inizio di un’avventura incredibile. Ho trascorso vent’anni accanto ad una persona straordinaria. Aveva una enorme cultura e possedeva quarantamila volumi, nessuno banale, che si portava dietro da tutta una vita, e che acquistava continuamente. Erano tutti saggi sul mare e sulla storia, sulle guerre. Potevi attraversare il tempo con le cose che conosceva. Era curioso di natura e un grande viaggiatore, a differenza di Corto Maltese che era più sedentario. Quando Pratt si interessava a qualcosa, prendeva e andava sul posto, e io con lui, come per esempio sulle Ardenne, o a San Galgano dove c’è la Spada nella Roccia. Voleva toccare e respirare quelle cose. Abbiamo fatto un viaggio per me leggendario in Patagonia, siamo stati due mesi in Argentina, alla ricerca della casa di Butch Cassidy e Sundance Kid, i due banditi americani sui quali Paul Newman e Robert Redford hanno fatto il film. Un film molto bello, ma quando siamo andati sul posto, abbiamo trovato una casa nel nulla, dove loro avevano condotto per due anni il ménage à trois con questa maestrina, Etta Place. Fino a quando la Compagnia che li rincorreva per tutta l’America li aveva scoperti e loro sono spariti. Il film finisce con la morte dei due dopo la rapina in Bolivia, ma lo stesso Redford aveva voluto approfondire la cosa e si era recato dalla sorella Lula, che aveva una lettera che Butch gli aveva scritto nel 1920, dieci anni dopo la sua presunta morte. Nella lettera Redford scopre che Butch aveva contrabbandato armi in Canada, per i ribelli irlandesi. Ed è bello perché poi da lì si è aperta un’altra porta che ci ha condotto a nuove ricerche. Subisci la fascinazione di un avvenimento che poi ti porta ad altre scoperte che continuano all’infinito. E questo ti fa capire quanto importante sia il fumetto”.

Eravate entrambi molto legati a Venezia, cosa ha dato questa città al fumetto proprio a livello di immaginifico? “Venezia ha dato tantissimo al fumetto. Io come autore ho realizzato un volume sulla storia della città, dall’arrivo di Attila e dei barbari, all’arrivo di altri barbari, i Savoia, quando Venezia perde definitivamente la sua libertà per mano loro, che entrano in città definendosi in maniera vergognosa Principi di Venezia: una città che è stata Repubblica per 1200 anni! A Venezia non c’erano principi, c’era il Doge, ma chi si inchinava al suo passaggio veniva multato, a meno che non fosse straniero, nel qual caso poteva fare una riverenza. Pensa alla grandezza di questa città! Prima parlavo di porte che si aprono, e pensa quante porte può aprire Venezia, sia in ambito storico che esoterico. Pratt stesso si è sempre portato dietro Venezia, se pensiamo che la bandiera del Monaco è fatta con il ferro di gondola e che nella “Ballata del mare salato” i cannibali delle isole Papua parlano veneziano. Venezia dentro Pratt c’è sempre stata. “Fiaba di Venezia” di Corto Maltese è un capolavoro. Per quanto riguarda me invece su Venezia ci ho lavorato tantissimo come su “Ladri, maschere e lune turche”, “Calle della Paura” (apparsa nei primi anni 80 sulla rivista Venezia 7) e “Venezia una singolare avventura” (su testi di Umberto Franzoi) dove avevo l’esigenza di raccontare e disegnare i palazzi, i canali e le barche. Nelle altre storie ho rappresentato una Venezia immaginaria”.

(Adattamento di interviste raccolte da Fumettodautore.com e da Comicus.it
e donate per gentile concessione al Sestantenews.it)

 

Quali sono i progetti sui quali stai lavorando attualmente? “In questo periodo sto lavorando su due storie parallele, una ambientata nei Mari del Sud e l’altra durante la guerra civile spagnola. Con la prima delle due sono a buon punto avendo gia realizzato parecchie strisce; questa storia è spiccatamente avventurosa, è ambientata in un’isola del Pacifico in cui abbiamo a che fare addirittura con dei cannibali, si colloca nei primi anni del ‘900 e sarà pubblicata in aprile da Voilier. Della seconda sto realizzando lo storyboard e si intitola “Hispaniola” ed ha per protagonista un ex soldato della Legione Straniera che attraversando il Mediterraneo dall’Algeria a Marsiglia (il suo obiettivo poi sarebbe di imbarcarsi per l’America), vede attaccare il battello nel quale è imbarcato da una motovedetta franchista. Dopo la cattura il suo viaggio viene deviato verso la Spagna sconvolta dalla guerra Civile dove l’ex legionario finirà per combattere i fascisti nella Brigata Anarchica”.

 

Luca Pozza