Libri e Fumetti

Lucca Comics 2018 dall’A alla Z

A cura di Marcello Toninelli

Piccolo reportage del giorno dopo della manifestazione lucchese. Come l’ho vissuta io, naturalmente.

A come Alfonso. Gli autori che hanno frequentato le mostre di fumetto nei decenni a cavallo del secolo sicuramente lo conoscono. Tranquillo, educato, gentile (e, con gentilezza ed educazione, quando c’era da fare una critica, da sincero appassionato del fumetto non si tirava indietro, a costo di suscitare le reazioni scomposte d’uno sceneggiatore particolarmente suscettibile o il bonario “vaffa” d’un disegnatore poco paziente), con la sua stazza di tutto riguardo e l’eloquio dolcemente campano passava di stand in stand a chiedere disegni agli autori disponibili (li ha anche raccolti in un libro autoprodotto di cui ha fatto dono agli stessi, “Vi posso lasciare un cartoncino?”), fermandosi a chiacchierare amabilmente ogni volta che ce n’era l’occasione e che trovava rispondenza alla sua passionaccia.

Da Milano a Napoli, da Lucca a Lecce ad Angoulême, non mancava a una manifestazione, quasi ne fosse il simbolo vivente. Qualche anno fa, purtroppo, la salute gli ha fatto uno di quei bastardi scherzi che ogni tanto fa ed è sparito dal giro, impegnato a recuperare mobilità fisica e verbale. E’ stata una emozionante sorpresa vederlo spuntare sulla sedia a rotelle in compagnia dei familiari mentre con l’amico Stefano – tanto per cambiare – ci si interrogava sul nostro fantastico e oggi problematico mestiere seduti a un bar nelle vicinanze del padiglione Napoleone. Ci siamo fatti incontro per abbracciarlo, ma lui ci ha fermati: si è voluto alzare in piedi per abbracciarci come si deve e scambiare frasi inevitabilmente commosse da una parte e dall’altra. Grandissimo Alfonso, la cui passione per il fumetto l’ha riportato sulla barricata e sicuramente lo sostiene nella – ahimè – lenta strada del recupero. A rivederci a cento altre Lucche!

B come Bonanni, il carissimo amico che per un certo periodo si occupò della grafica e del lavoro di redazione e impaginazione di Fumo di China quando ne ero l’editore insieme ad altri soci. Ragazzo talentuoso, ma un po’ lento a carburare, si è finalmente deciso a esordire come sceneggiatore e lo fa con “Tintoretto, il pirata di Venezia” accompagnato dai piacevolissimi disegni di Gianmarco Veronesi. L’operazione editoriale è collegata a una produzione di Sky Arte ed è dunque un progetto multimediale come va di moda oggi. Per il momento è stata presentata una promettentissima anteprima del primo capitolo del graphic novel che verrà. Anche se ci ha messo un po’ a ingranare, Alberto parte in quarta con una sceneggiatura fluida, efficace e gradevole che ricrea il sedicesimo secolo con più d’una strizzata d’occhio alla modernità. Attendiamo con curiosità l’opera definitiva, prevista per la prossima primavera.

 C come cinquantesimo. L’anno di carriera professionale in cui sono entrato questo novembre in cui ricorre l’uscita della mia prima opera pubblicata, quel “Dante by Marcello” che, attraverso un bel po’ di vicissitudini editoriali, mi accompagna da più di 49 anni. La data ufficiale è il 10 novembre, quella segnata sul n. 11 di Off Side che presentava la prima puntata della mia rivisitazione a strisce umoristiche della Divina Commedia. Per quelli che sono i miei ricordi il “giornale” uscì in realtà verso la fine del mese e io me lo vidi apparire davanti col mio piccolo poeta che campeggiava in copertina in un’edicola di via Tonale a Milano, dove da pochi giorni mi ero trasferito, ragioniere neodiplomato, per lavorare nella filiale milanese del Monte dei Paschi di Siena. La Shockdom lo ricorda con un “bollo” accanto alla testata e una fascetta (che abbellirà anche il coloratissimo volume di “Omero a fumetti”, in stampa in questi giorni); Cartoon Club segnala invece la ricorrenza sulla copertina dei due volumi di “Enea, l’Eneide a fumetti”, esauriti da mesi e appena ristampati nell’abituale confezione cartonata in bianco e nero.

D come doppietta. Quella messa a segno dall’amico d’antica data (ci siamo incontrati sulla rivista Adamo dell’Editoriale Corno nel lontano 1982 quando lo chiamai a farmi le matite di un paio di episodi della serie “I ragazzi di Stoner”) Stefano Casini con due uscite tenute praticamente a battesimo in questa Lucca: il volume di Mondadori Comics “La lama e la croce” e il graphic novel “Gli anni migliori” stampato da Tunué. Il primo devo ancora leggerlo. Il secondo me lo sono potuto godere in anteprima; non vi inviterò ad acquistarlo perché potrebbe sembrare un banale favore fatto a un amico, però vi assicuro che a me è piaciuto davvero molto.

E come esibizioni in costume, quelle dei cosplayer. Non ho girato molto per le vie cittadine, ma per il poco che ho visto mi è sembrato che ce ne fossero meno, rispetto agli anni scorsi. Colpa del tempo abbastanza inclemente? O il fenomeno si sta un po’ ridimensionando?

F come FGIUS!, il libro-rivista di fumetti del poliedrico, irrefrenabile, versatile e geniale Sudario Brando. Il volume è una vera collezione di “esercizi di stile”, con l’autore che si diverte a saltare da un genere all’altro, dal bianco e nero al colore, dalla pennellata greve al tratto sottile intersecato da leggeri retini. Aggirarsi tra le pagine della rivista significa entrare nei diversi mondi del Brandoverso, e l’effetto è insieme straniante, esaltante e divertente. Ciliegina sulla torta, Sudario si è inventato una copertina con un personaggio neutro che personalizza a richiesta dell’acquirente trasformandolo di volta in volta in Batman piuttosto che Stalin o Charlie Brown (qui, qualche esempio). Mi ci vorranno mesi per rimettermi da questa esperienza di lettura.

G come genuina soddisfazione nel constatare che i miei fumetti parlano ancora ai giovanissimi: vedere ragazzini di 8-10 anni che passano davanti allo stand e sghignazzano vedendo Superstrunz e i vasetti della sua cacca, o che – in piedi da una parte – leggono lo Strip Wars appena acquistato e di tanto in tanto sbottano in allegre risate, o venire a sapere da un genitore che il suo figlioletto di dieci anni si è letteralmente divorato l’Inferno di Dante (e compra un altro volume per lui e uno per il fratello minore “refrattario alla lettura in genere” sperando che avere un libro con dedica personale possa coinvolgerlo e spingerlo ad addentrarsi tra le pagine), beh, è una grandissima soddisfazione. Pari a quella che mi dà vedere il mio “Democrazia davvero” suscitare l’interesse e finire tra le mani di un giovane editore come in quelle di una studentessa di vent’anni. Nel loro piccolo (piccolissimo), segni di speranza. Per il fumetto e per la democrazia.

H come Hotel Martini e Toninelli che anche quest’anno ha ospitato Guiducci e figlio e Loris Cantarelli nei primi giorni della manifestazione. E’ sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere sui fumetti e sulla vita in generale intorno a una tavola imbandita, in amicizia e serenità. In versione ristorante ha invece ospitato sabato sera Egisto Seriacopi e Roberto Mussoni (ovverosia la Dada Editore): tre ore di buon cibo, birra ambrata Volpina riminese, quattro chiacchiere su figli e nipoti, e risate a ruota libera fin quasi a sganasciarsi. Anche a questo serve Lucca Comics and Games. Anzi, forse principalmente a questo.

I come interminabili, le file per avere una dedica dai “soliti” tre fenomeni del fumetto attuale, Zerocalcare e Ortolani allo stand della Bao e Sio a quello della Shockdom. Segno di una “divizzazione” dei nuovi autori e di un diverso rapporto con i lettori, che va sempre più somigliando a quello con gli scrittori di grido e i personaggi famosi dello spettacolo. Non essendo mai passato dagli stand di Bonelli, Panini e Mondadori, non so dirvi se anche lì ci siano state code del genere.

L come Leo, il delizioso-diabolico bambino protagonista di “Vita di Pai”, opera più recente di Davide “Dado” Caporali, seguito da migliaia di divertiti followers su Facebook e Instagram. Ho avuto il piacere di conoscerlo mentre col pennarello improvvisava opere d’arte originali ed enigmatiche su un foglietto (senza mai uscire dal bordo) seduto in braccio alla madre, accanto al padre che dedicava il volumetto. Ed è proprio come nel fumetto: adorabile  e renitente alle richieste degli adulti. Il lato più bello del fumetto.

M come “Marcinelle 1956”. Praticamente non ho più posto nelle mie librerie, perciò non compro quasi più niente, a fumetti (per i romanzi, ho adottato un capace e pratico Kindle e sono passato agli ebook). Questo bel librotto in bianco e nero però mi ha attirato. Argomento importante e un disegno che  incontra davvero il mio gusto. Riuscirò a trovargli un posto su uno degli scaffali, dopo averlo letto?

N come “Ne vale la pena?”. Anche se è sempre un piacere avere l’occasione di rivedere de visu amici, colleghi, lettori e lettrici (coi quali siamo comunque in contatto ventiquattr’ore su ventiquattro sui benedetti-maledetti social) e assolvere al rito delle dediche (che considero doverose verso i lettori e le lettrici che spendono tempo e denaro sulle e per le mie opere), quest’anno la domanda si è affacciata con inedita forza alla mia mente. Intere giornate spese tra caos del traffico, controlli a volte esagerati, pranzi frettolosi, ore di sonno perse, mattine e pomeriggi trascorsi dietro i banconi degli stand… per cosa? Anche per i lettori e gli editori, non sarebbe meglio che ce ne restassimo a casa a fare il nostro lavoro per offrire loro un maggior numero di opere da pubblicare/leggere? Forse sono solo pensieri di un autore che vede sempre più vicino il giorno in cui magari la salute lo costringerà ad appendere la matita al chiodo, e preferirebbe spendere il tempo che gli resta per concretizzare ancora qualcuno dei tanti progetti che gli frullano in testa, invece di spendere intere settimane in pur piacevoli manifestazioni fumettistiche. Vabbe’, dormiamoci sopra.

O come Orki, piccolo orco protagonista di una mia serie nato sulle pagine della Gazzenda, il diario-agenda della Gazzetta dello Sport, dove è apparso solo per una sola manciata di strisce visto che la repentina chiusura della pubblicazione gli ha impedito di svilupparsi maggiormente. Lo ripropone oggi la rivista Sherazade (della Cooperativa Autori Fantastici) che in un numero imprecisato di pagine (vedi anche alla lettera “V”; ma è così difficile numerarle?) presenta una miscellanea di opere di autori più o meno esordienti e di varia qualità. Le riviste sembrano non essere più di moda da anni, e anche il collettivo di Sherazade (che comunque pubblica anche seriali come The Darkwinged) sta pensando di passare a una pubblicazione monografica.

P come proposte. Credo sia quasi impossibile contare il numero di proposte editoriali scaricate sulle spalle (e le tasche) di lettori e appassionati nei giorni della kermesse lucchese da parte di editori di tutte le taglie e generi. In un settore che vede falcidiati i punti di vendita (librerie che chiudono, fumetterie sempre più in affanno, edicole che scompaiono al ritmo di due-tre al giorno), sembra che anche per gli editori più grossi Lucca sia diventata il “rifugio delle ultime vendite” (le prime, in realtà). Questo sovraccarico di uscite concentrate in una manciata di giorni nell’arco dell’anno non rischia di penalizzare ulteriormente tutta la struttura di distribuzione e vendita? E quando nel resto dell’anno non ci saranno più punti di vendita aperti che faranno gli editori? Si trasformeranno in nomadi costretti a portare le loro carovane di libri da una fiera all’altra (ormai ce n’è una mezza dozzina ogni settimana, in giro per l’Italia) per fare i numeri necessari alla sopravvivenza? Chi vivrà vedrà.

Q come quattro. I giorni a cui per quello che mi riguarda ho ridotto la durata della manifestazione. Gli organizzatori avranno le loro belle ragioni a stabilizzare l’arco temporale del festival in cinque giornate, ma diciamocelo: sono troppe. Le tre-quattro abituali erano più che sufficienti per vendere, comprare, far incontrare lettori e autori, visitare le mostre e quant’altro. Così, come già avevo fatto in passato, anche stavolta ho saltato il giorno di mezzo. A ognuno i suoi ritmi ed esigenze.

R come recuperati, due libri di fantascienza presi alle bancarelle dell’usato dietro piazza Napoleone: “Il lichene cinese” di John Wyndham (Urania n. 618) e “Gladiatore in legge” di Pohl e Kornbluth (I Classici Libra n. 14). Poi magari vi dico se mi sono piaciuti. Intanto è sempre piacevole tuffarsi in quella carta usurata dal tempo e dai plurimi passaggi di mano che porta con sé la storia di letture precedenti e passioni forse ormai spente.

S come Superstrunz. Questa estate mi sono deciso a riprendere in mano il mio supereroe scatologico concludendo l’avventura rimasta in sospeso (“Shitanic”) e realizzando almeno un altro episodio. Avrei voluto farlo in tempo per Lucca, ma i precedenti impegni hanno richiesto più tempo del previsto, e il volume sarà pronto all’inizio del prossimo anno. Intanto, chi ha voluto si è potuto impossessare del barattolo di “Cacca di Superstrunz” (100% merda DOCG) che in occasione della manifestazione toscana veniva dato a chi ordinava già ora il libro. Quelle rimaste (ce ne sono 60 in tutto, e la promozione non sarà ripetuta) verranno date con identica modalità in occasione di altre mostre a cui parteciperà Cartoon Club Editore e poi insieme al libro, appena sarà stampato. Ma sempre e solo alle manifestazioni del settore.

T come treno. Per la prima volta in vita mia, sabato mattina mi sono recato a Lucca col treno. Ero stufo dei problemi di viabilità cittadina e parcheggio (anche se ho il mio “buchetto” quasi segreto dove posteggiare la macchina). L’esperienza è stata positiva. Mi sa che l’anno prossimo, se torno a Lucca, lo farò su rotaia.

U come Ulula, uno degli albi con storie inedite (questo è opera di Paolo Di Orazio per i testi e Marco Turini per i disegni) che riportano in vita personaggi (anzi, personagge) del fumetto erotico degli anni 80. L’iniziativa è coordinata dal poliedrico Luca “Laca” Montagliani che qualcuno conoscerà come autore di Pasol. Le altre testate sono Zora la vampira, Lucifera, Jacula, Cimiteria, Yra la vampira, Belzeba, Naga e Sukia.

V come “#Vengoanchio”, il webcomic di Francesco Matteuzzi, Luca Mazzocco e un variegato gruppetto di disegnatori e coloristi. La storia è approdata all’edizione cartacea per i tipi di Dada Editore in due volumi di non-so-quante-pagine (visto che non sono numerate. Dài, ragazzi, un piccolo sforzo in più anche voi, la prossima volta) da 17 euro l’uno. Il primo tomo ospita anche il mio omaggio che potete vedere qui sopra (e che forse vi aiuta a farvi un’idea del tipo di storia, poco adatta alle educande d’una volta).
Z come zanzare. Lo so, vista la stagione non ce n’era neanche una, in giro, ma non so che cavolo metterci, alla zeta. Se siete più bravi, fatelo voi, ‘st’elenchino del piffero!
Per gentile concessione di Luca Pozza
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