L’uomo che custodiva la musica

“Un bel giorno, nella vallata… no, un momento. Non fu un bel giorno quello in cui il vecchio Diapason si svegliò e… ma andiamo con ordine. C’era una volta, sì, così va meglio. C’era una volta un paese immerso nel verde, con grandi pianure e dolci colline a formare ampie vallate. Fra queste ultime, una in particolare era battuta da un vento forte e caldo. La chiamavano Valventosa…!

Inizia così il primo capitolo dell’ultima fatica letteraria dello scrittore pesciatino Marco Di Grazia che è impreziosito dalle illustrazioni del lucchese Cristiano Soldatich, un racconto Fantasy per ragazzi edito da Marchetti Editore.

Ho conosciuto Marco Di Grazia al circolo Arci Agorà Pietrabuona (Pescia) grazie all’amico Emanuele Cutsodontis che forse è tra i suoi più grandi estimatori. A Marco chiedo di cosa parla il libro…“Il libro è una sorta di racconto fantasy-musicale, un atto di amore per la musica e i suoi protagonisti. Nella storia, il vecchio Diapason, che è il custode della musica, che viene, appunto, custodita in sette scrigni sulla cima di un picco dove si giunge salendo sulla scala che va verso il cielo, una mattina si accorge che i bauli sono vuoti. Qualcuno ha rubato la musica. Chi sarà stato? Allora il vecchio Diapason lancia un “appello” mentale, che verrà raccolto da sette ragazzi in tutto il mondo. Questi si mettono in viaggio e il loro compito sarà quello di trovare e recuperare la musica. Li aiuteranno il sergente Pepper e le sue guardie: Jazz, Blues e Rock. E durante la loro avventura (ci sarà anche un classico cattivo) incontreranno dei personaggi che li aiuteranno: i 4 maggiolini, le pietre che rotolano, il pescatore con la sua barca Bocca di rosa, la fata Fiorellina dai lunghi petali rossi ecc. Tutti omaggi a cantanti, canzoni, album, che fanno parte del mondo musicale”.

Come ti è venuta l’idea che è alla base del racconto? “L’idea alla base è molto semplice e banale. Una sera, mentre stavo scrivendo, c’è stato un black out, è andata via la luce e si è spento, naturalmente, anche lo stereo e la musica che era nell’aria. Così mi sono trovato al buio e senza musica e da lì mi è venuto da pensare cosa sarebbe un mondo senza musica. Un mondo buio, grigio, nero, triste. Per di più stavo giusto pensando di fare qualcosa per Cristiano e questa idea mi è parsa adatta per un racconto illustrato e così sono partito con il più classico degli inizi: “C’era una volta…””

Quanto è importante la musica nella tua vita? “L’importanza della musica nella mia vita… beh, è totale. Io ascolto musica tutto il giorno, dal momento in cui mi alzo, al momento in cui vado a dormire (e spesso mi addormento con acceso qualche stereo o radio). E’ una parte fondamentale della mia esistenza e non potrei mai farne a meno”.

Prossimi progetti? “Il prossimo libro… eh, è qualcosa che sta per arrivare. A fine mese, dovremmo uscire per il 30 giugno e presentarlo alla rassegna PavanArt, che si svolge a Pavana, il paese di Francesco Guccini (che è il mio idolo assoluto e non solo musicale). Ancora si parla di musica, sarà una raccolta di sei racconti “blues”, dove il blues, le sue storie, le sue leggende, i suoi diavoli, il cotone, i juke joint, l’alcool, i patti con il diavolo, i treni che passano, risse, omicidi e quant’altro… la fanno da protagonista. E al centro questa musica meravigliosa e il mondo dove è nata: il Delta del Mississippi. Il libro si intitolerà (e già da qui è un altro omaggio a Guccini) “Fra la via Aurelia e il Mississippi“. Fra le prossime uscite, oltre al libro, c’è anche un fumetto, ed è il primo episodio della serie “Nebula“, un giallo\commedia ambientato in Italia, più precisamente, in Calabria che sarà pubblicato dalla Shockdom. “Nebula” è scritta a quattro mani da me e Lucio Staiano e disegnata da Umberto Giampà”.

All’illustratore Cristiano Soldatich chiedo alcune informazioni sulle sue origini e i suoi primi lavori…“Sono nato a Viareggio vicino ad un mare pieno di coriandoli e allegria da carnevale, lavoro a Lucca per una grande azienda che per diversi anni mi ha portato a viaggiare in giro per il mondo. Oggi mi sono fermato e con la mia famiglia vivo immerso nell’antico “Borgo delle Camelie” nel Compitese, tra “acqua e bosco”, nel comune di Capannori. Qui lavoro, leggo, imparo, ricerco e… disegno. Ho studiato disegno da autodidatta e nel 1995 sono entrato nell’associazione lucchese “LUCCA FUMETTO” dove, insieme ad altri disegnatori e sceneggiatori, abbiamo dato vita ad alcune pubblicazioni auto prodotte. Qui ho conosciuto ed iniziato a collaborare con Marco Di Grazia. Dopo anni a girovagare ho sentito l’impulso di rimettermi veramente in gioco ed insieme abbiamo deciso nel 2016 di partecipare al “Project Contest” di Lucca Comics con una breve storia auto-conclusiva dal titolo “Cinque minuti, due volte al giorno”. Siamo arrivati in finale, non abbiamo vinto ma respirare nuovamente quell’atmosfera dopo anni di astinenza ci ha ridato la carica giusta e necessaria per andare avanti. Così nel 2017, tra i tanti progetti nel cassetto, è nato il romanzo illustrato per ragazzi “L’uomo che custodiva la musica””.

Come vi trovate a lavorare assieme? “Lavorare con Marco è stato facile, siamo amici da tanto ormai e ci intendiamo subito alla perfezione. Quando per la prima volta ho letto la bozza del racconto “L’uomo che custodiva la musica” sono rimasto praticamente senza parole. Aveva, come si dice, centrato nel segno. Siamo entrambi appassionati di musica, le nostre giornate spesso sono ricche di note e citazioni e così alla prima lettura già immaginavo i singoli personaggi. Ma è la figura di Diapason che è nata di getto, il custode della musica mi aveva subito stregato! Tutto parte da qui: da una lunga barba bianca e delle sopracciglia foltissime. Il resto è venuto da sé e ogni “nota” è andata piano piano al suo posto. Lavorare alle illustrazioni è stata una piacevole sfida”.

L’uomo che custodiva la musica”, come ti sei documentato per questo tuo ultimo lavoro e a chi ti sei ispirato? “Abituato da sempre a rapportarmi con un linguaggio fumettistico mi sono ritrovato proiettato in un altra dimensione dove ho scoperto un mondo che in parte mi era sconosciuto. Mi sono messo a studiare i grandi illustratori, su come affrontavano le tematiche per ragazzi, il linguaggio, il colore, le inquadrature e piano, piano sono rimasto rapito da artisti come Blake, Tony Wolf, Dautremer, Shuan Tan, Garofalo, Alemagna per non parlare di Toppi, Moebius, Frezzato, Gipi per citarne alcuni ma sono tanti ed ognuno mi ha lasciato sempre qualcosa. Mi ricordo che approfittavo delle letture serali a mia figlia per scoprire nuovi autori, nuove storie e nuovi spunti”.

Luca Pozza