Maurizio Amendola ricorda Romano Scarpa

Romano Scarpa, veneziano, è stato uno dei più grandi autori Disney della storia del fumetto. Un autore formidabile, amatissimo anche nell’America che ha dato i natali a Topolino e Paperino. Uno dei suoi tanti collaboratori è stato Maurizio Amendola che incontrò Scarpa nel 1969 e che è fiero di riconoscere in lui il suo Maestro.

Maurizio Amendola, veneziano, con Scarpa ha collaborato alle animazioni dei suoi cortometraggi: AINHOO DEGLI ICEBERG (1972) e IL QUARTO RE (1977); oltre a inchiostrare talvolta le sue tavole per TOPOLINO. Da autore completo ha pubblicato i propri personaggi per SANSONI editore (libri pocket 1972-74) e per IL CORRIERE DEI PICCOLI (1973-74). Oltre che con TOPOLINO, con il quale ha collaborato dal 1979, ha disegnato PREZZEMOLO (Gardaland) e due serie per IL MESSAGGERO DEI RAGAZZI ideate assieme al collega e amico BRUNO CONCINA dal titolo ANIMAL BUS e SALLY AND FAMILY.

Venezia anni ’50… come è avvenuto da bambino il tuo primo approccio con il mondo del fumetto?  “Sono sempre stato attirato (fin dall’età pre-scolare) dal mondo delle immagini: film, illustrazioni, fumetti. Il mio primo incontro col cinema fu: ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE di Disney, avevo quattro anni.  Una volta impadronitomi della lettura, mi tuffai in: TOPOLINO, IL GIORNO DEI RAGAZZI, CAPITAN MIKI, PICCHIARELLO, IL MONELLO e altre testate di quel periodo. Mi ricordo che, all’età di 3/4 anni, mio papà (che era un pittore per hobby) mi disegnava dei Mickey Mouse (tipo anni ’30, con i pantaloncini corti). Fin dalle elementari ho sempre sognato di poter diventare un autore di fumetti e mi esercitavo copiando Disney e Jacovitti.  Da ragazzo, mi sono cimentato anche con disegni realistici western.  Ad un certo punto ero un po’ indeciso su quale strada prendere. Il destino volle che la fidanzata di Luciano Capitanio abitasse all’anagrafico dopo il mio…l’ incontro con Capitanio fu inevitabile; così cominciai a lavorare alla sua “ bottega “, iniziando da zero: cancellando e squadrando le sue tavole, fino ad arrivare ad inchiostrarle. Erano: NONNA ABELARDA, brevi storie per IL PICCOLO MISSIONARIO. Stavo iniziando a mettere le chine su TOPOLINO, quando, purtroppo prematuramente, Luciano venne a mancare nell’ottobre del 1969”.

Un incontro molto importante per la tua carriera è stato quello con Romano Scarpa. Come e quando avvenne? “La prima volta che incontrai Romano Scarpa fu, appunto, al funerale di Luciano Capitanio. In quel momento stava producendo (tutto da solo) il medio metraggio AINHOO DEGLI ICEBERG. Mi chiese se ero disposto a collaborare con lui; così mi capitò la fortuna di imparare l’ arte del disegno animato. Eseguii tutti i disegni di raccordo tra quelli “ base “”.

In quali altri progetti “Scarpiani” hai collaborato?  “Come accennavo,cominciai a collaborare contribuendo con disegni e colori sulle cells di “Ainhoo”, uscito nel 1972.  Nel frattempo, Scarpa mi seguiva nel mio cammino per realizzarmi compiutamente come disegnatore di storie Disney e, in modo non continuativo, mi chiedeva di inchiostrargli qualche tavola per TOPOLINO. Nel 1976 ci fu una nuova avventura “scarpiana”:  un altro medio metraggio: IL QUARTO RE. Per l’ occasione, con il permesso e la pazienza di sua moglie, la simpaticissima Sandra, il suo appartamento fu trasformato in uno studio di animazione per molti mesi. Ci trovavamo lì tutti i giorni, dalla mattina alla sera, a lavorare febbrilmente. Eravamo in 5 o 6. Nel 1978/79, grazie ai suoi insegnamenti, cominciai a lavorare al TOPOLINO.  Ogni tanto, continuava ancora a chiedermi di inchiostrargli qualche tavola, specialmente per le famose avventure di Topolino, a “ strisce “ ( anni ’90 ). Intanto ero diventato, un po’, amico di famiglia. Lavorare con Romano Scarpa, o farsi seguire da lui, è stato un privilegio!  Era un Maestro con “M” maiuscola. Non era mai troppo severo, ma non te ne lasciava passare una, se non andava.  Se  il lavoro era fatto bene, lo diceva con soddisfazione e arrivavano i complimenti, in caso contrario, spiegava gli errori e bisognava rifare tutto. Non esisteva il “quasi bene”. O bene, o niente. Romano aveva un buon senso dell’umorismo e non disdegnava rilassarsi con quattro risate in compagnia e un buon aperitivo ( dopo il lavoro, ben s’ intende )”.

Come te anche Romano Scarpa – oltre che disegnatore – è stato uno scrittore di storie Disney. Hai beneficiato dei suoi insegnamenti nel momento in cui ti sei “inventato” sceneggiatore? “Non direttamente. Non ho mai sottoposto al giudizio di Romano Scarpa le mie sceneggiature, ma ho sempre cercato di seguire il “montaggio” che lui dava alle sue storie… parlo di montaggio perché lo svolgersi delle sue sceneggiature ricorda molto il montaggio cinematografico non a caso, lui era e io sono appassionato di cinema”.

Luca Pozza