Nuvole che parlano veneto

Intervista a Paolo Ongaro. Tavole che fanno sognare tra Mestre e Treviso

Una vita passata tra matite, inchiostri e china, con un tratto caratteristico che ne hanno fatto uno dei disegnatori più apprezzati nel mondo, tanto da approdare nello staffi fisso della prestigiosa casa editrice “Bonelli”; quella di Tex, Zagor, Mister No e Dylan Dog, tanto per citare alcuni cavalli di battaglia. Stiamo parlando di Paolo Ongaro, nato a Mestre, residente a Preganziol da una vita e disegnatore professionista.

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Paolo, come è iniziata questa passione? «Sin da bambino ero appassionato di western, divoravo i film di John Waynee i primi fumetti del genere. Da lì il passo è stato breve, da autodidatta, a 17 anni inchiostravo le matite di Vladimiro Missaglia. Poi sono arrivato all’editore Gino Sansoni, dove ho disegnato Brancaleone, I quattro senza paura e alcune storie per la rivista Horror. Dal 1970 inizia il periodo di collaborazione con i periodici più famosi: L’Intrepido, Il Monello, Il Giornalino e Il corriere dei ragazzi (a dire il vero, in mezzo, ho fatto anche un’incursione nello staff di Diabolik)».

Poi anche un’esperienza all’estero. «Più di una. Prima con IPC (G.B.) e con Larousse (Fr.), per la quale ho realizzato episodi de “La Decouverte du Monde” e “Histoire du Far West”. Poi in Spagna, Danimarca, Svezia e Norvegia, e sono stato (finora) l’unico disegnatore pubblicato in Cina».

Dal western allo sport e alla storia. «Mi è sempre piaciuto sperimentare ed è per questo che con il Gazzettino ho disegnato la storia della Nazionale di Calcio che continua sul Guerin Sportivo,  La Storia delle Olimpiadi e il Giallo della Formula Uno per Auto Sprint. Poi le biografie di Coppi, Platini, Boniek, Cabrini, Rumennigge, Baggio e Maldini».

Intanto, illustra libri di Salgari mentre per la Walt Disney realizza con Silvan i libretti “Speciale Magia” e sulle pagine del “Cacciatore Italiano” del Coni ha pubblicato la storia della caccia dalla preistoria alle armi da fuoco fino all’800. Con Mondadori il volume “Storia delle Olimpiadi”, disegna e scrive storie di tema aviatorio per la rivista dell’Aeronautica Italiana. E con Enzo Biagi ha disegnato alcuni episodi della “Storia d’Italia a fumetti” e, nel 1989, anche “La seconda guerra mondiale a fumetti”.

Ora sei il disegnatore del “mistero”, non per nulla disegni Martin Mystere per la Bonelli. «Verissimo ed è un personaggio moderno, aperto di vedute, vive in una New York che è quella reale, ma intanto collaboro anche con Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e realizzo copertine e illustrazioni».

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E di tuo? Cosa ti riempie di orgoglio? «Intanto l’aver disegnato negli anni ’90 alcune storie di Larry Yuma, uno dei miei idoli di bambino, Di certo Rici e Flay per il Centro Riciclo di Vedelago destinati alla sensibilizzare i bambini alla raccolta differenziata, “L’angelo di Venezia” per la Aurea-Skorpio raccolto in due volumi cartonati e una lunga serie romanzata sulla vita di Caravaggio, oltre che “L’immortale” ripubblicato già tre volte». larry-yuma

Ultimo lavoro, l’edizione in libro brossurata di “Old America”, sulla Guerra d’Indipendenza americana dove i ragazzi avevano pochissime idee, ma molto chiare, nato sulle pagine del Lanciostory. «I bambini italiani negli Anni Cinquanta su quella parte di storia avevano idee frutto di tanti film western visti nelle sale parrocchiali e delle strisce a fumetti del Grande Bleck. Pellicole a colori con marrone e blu troppo forti e divi del cinema alle prese con grandi fiumi, grandi montagne, grandi battaglie. Era sempre tutto Grande quando si parlava di America e per i bambini era tutto America: i pionieri e gli inglesi, gli indiani e i cow boy. Era la conquista della libertà e dello spazio, l’avanzata sul futuro. Nessuno appariva più americano di Spencer Tracy che cercava il nuovo “Passaggio a Nord Ovest” o di Burt Lancaster e Kirk Douglas che nel “Discepolo del diavolo”  univano fede e fucile contro gli inglesi. Ma più di ogni film valevano i disegni del “Grande Bleck” che insieme al giovanissimo trapper Roddy e all’astutissimo professor Occultis combattevano gli inglesi con ogni mezzo. Li ridicolizzavano, li bastonavano, li rigettavano in mare in nome degli Stati Uniti d’America che ancora non c’erano».

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Paolo Ongaro, disegnatore