Roberto Bonadimani: Fantascienza, Fumetti e Verdecaos

In mostra a Verona nella libreria Libreverona dove il 3 febbraio presenta la sua ultima fatica, VERDECAOS, l’autore veronese ci parla di progetti passati, presenti e futuri.

Come hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi lavori? “Fin dalla più tenera infanzia sono sempre stato attratto dal cinema, dalle letture fantastiche e dai fumetti. Era forte la voglia di misurarmi con i fumetti che leggevo, tanto che ne rielaboravo sia i testi che le immagini. Questo mi dava la possibilità di farli miei, di personalizzarli.
Che io ricordi, devo aver iniziato a disegnare all’età di dieci anni circa, copiando Tex, Topolino e quant’altro. Ma la folgorazione arrivò due anni dopo: ero in colonia e un mio amico mi fece leggere un albo a fumetti di genere fantascientifico, Le Avventure di Domani. I disegni erano bellissimi, talmente perfetti da dare quasi fastidio. Mi stimolarono a tal punto che iniziai a seguire quel genere narrativo che mi ha accompagnato tutta la vita: il Fantasy e la Fantascienza”.

Con la Fantascienza è stato amore a prima vista! “Non subito, però si è sviluppato abbastanza velocemente. Credo che le motivazioni risiedano nel fatto che ero un ragazzo molto timido e con pochi amici. L’unico modo per evadere era con la fantasia così ho iniziato ad inventarmi mondi fantastici e stranezze varie”.


Sei riuscito poi a lavorare per qualcuno, oppure ti sei occupato d’altro?
“Non ho mai svolto questa attività come lavoro principale La mia prima grande uscita la feci negli anni Sessanta. Ero giovane e inesperto, ma avevo già realizzato un po’ di materiale. Andai a Milano armato di molte belle speranze, ma non riuscii a combinare granché. Gli editori vedevano chiaramente quello che io non riuscivo a vedere: il mio disegno aveva ancora molte lacune. Mi smontai un pò, ma continuai ad allenarmi e a produrre nuovi lavori. Dopo qualche anno tornai alla carica e riuscii a pubblicare alcune storie per l’Editore Sansoni e per la rivista Il Mago. Successivamente mi presentai alla Editrice Nord: l’editore si mostrò subito interessato alle mie storie e le pubblicò su Cosmo Informatore e dopo circa un anno le raccolse in un libro”.


A quali artisti ti sei ispirato principalmente?
“Non saprei. Quando ho iniziato copiavo dai fumetti in voga ai miei tempi: Topolino, Tex, e così via. Uno che mi ha colpito è stato senz’altro Guido Crepax. Aveva rivoluzionato il fumetto con i suoi tagli di vignetta e il suo particolare stile grafico. Mi sono ispirato molto a lui. Ma non ho mai copiato nessuno, e non lo faccio per vantarmi… non l’ho mai fatto perché non ne sono mai stato capace. Dagli altri prendevo lo stile, l’anima, ma poi facevo comunque a modo mio”.

Hai citato personaggi e autori distanti da quello che è il tuo genere, la fantascienza… “Sì, ma poi ho trovato finalmente la mia strada ispirandomi principalmente a quel capolavoro che era Le Avventure di Domani, una collana di fumetti inglesi stampati malissimo ma con disegni di grande pregio”.


Un’esperienza positiva e una negativa legata ai tuoi esordi…
“Quella positiva è stata sicuramente la soddisfazione di vedere addirittura premiati, oltre che pubblicati, i miei lavori, considerando che la fantascienza non andava per la maggiore… L’esperienza negativa è stata il suo opposto: all’epoca certi Generi non interessavano, quindi mi sono rimaste delle opere incompiute solo perché a quei tempi non erano accettate dagli editori!”

A quale lavoro ti senti più legato? “Un po’ a tutti, ma quello che mi stimolato e coinvolto di più è il primo volume pubblicato, Cittadini dello Spazio. Essendo una raccolta di storie brevi, ognuna di esse mi ha impegnato in maniera diversa, in ognuna c’è un tassello della mia evoluzione artistica”.

Oggi cosa leggi? “Domanda pessima… è un periodo in cui leggo poco e saltuariamente, forse perché leggere oggi mi stanca molto, o perché il tempo che ho a disposizione si è ridotto. Disegno anche meno di un tempo eppure la passione è ancora fortissima”.

Come è cambiato nel tempo il tuo modo di lavorare? Sia nella scrittura che nel disegno? “Credo di aver migliorato il modo di scrivere perché ho provato a scrivere racconti… Nel disegno ho cominciato ad usare il Rapidograph al posto del pennello e carta ruvida realizzando illustrazioni “sfumate” con effetti molto interessanti. Insomma, non mi fermo mai”.

Quanto spazio c’è oggi per immaginare nuovi ambienti futuristici? La Fantascienza ha ancora un futuro? “Oggi la Fantascienza come la conoscevo io è scaduta parecchio, forse perché io sono rimasto fedele ad autori ormai scomparsi. Inoltre, alla luce delle nuove invenzioni tecnologiche, molta parte legata alla fantasia ci viene negata. Oggi basta accendere il computer che i giochi di ruolo, certe avventure cariche di grafica spettacolare, lo stesso Internet, tolgono un certo spazio legato all’immaginazione. Perfino in un semplice videoclip di pochi minuti c’è tanto di quel materiale che, pochi decenni fa, sarebbe bastato per un film intero! La fantasia che un tempo veniva stimolata dalla mancanza di immagini reali, oggi è fin troppo appagata e rischia di assopirsi…”

Cosa stai facendo attualmente? “Sto cercando di adattare due volumi di Anyhia l’Amazzone inserendo materiale inedito e ritoccando le tavole gia pubblicate per correggerle e migliorarle. Un lavoraccio! Sto anche cercando di completare un’altra storia di genere Fantasy mai pubblicata. Altro lavoraccio. Ho cominciato a fare illustrazioni con un nuovo stile. Sto cercando di scrivere romanzi, anzi due li ho gia finiti, ma non li ho ancora presentati a un editore”.

Veniamo al tuo ultimo libro: VERDECAOS. Si tratta di un fumetto che avevo letto già parecchi anni fa “in originale” e che ho avuto il privilegio di co-produrre con te con la mia etichetta indipendente Self Press. Cosa puoi dire della nascita di VerdeCaos? “I temi di Verde Caos giungono da lontano. Fin dagli esordi del genere Fantascienza esistono numerosi esempi di umanità persa nell’intrico di un mondo selvaggio e pericoloso. Da “Gorilla Sapiens” di De Camp e Miller, a “Il Pianeta Dimenticato” di Murray Leinster, uno degli episodi con cui è costituito “Il Seme fra le Stelle” di James Blish, “Si Sveglia il Dio di Pietra” di Philip Josè Farmer e molti altri che non ricordo o che non ho letto. “VerdeCaos” mi è stato ispirato dall’osservazione di un quadro, famosissimo, di Hyeronimus Bosch, “Il Trittico delle Delizie”, un’immagine visionaria di creature reali mescolate a sogni, strutture e creature irreali. La necessità di realizzare un’avventura tradizionale mi ha (purtroppo) allontanato in fretta dall’idea originale. Inizialmente ho costruito la storia come una tipica Fantasy, e partendo da pag 15 (pag. 19 del libro) a pagina 78 (che corrisponde alla pag. 82) pensai di essere arrivato a una conclusione definitiva”.

Il titolo originale era diverso! “Sì, l’avevo intitolata “La Grande Madre”. A mente fredda, tuttavia, a distanza di qualche mese, mi resi conto che i dialoghi erano troppo ingenui, da favola per bambini, e accantonai la storia. Dopo anni di oblio la ripresi in mano e decisi di ricostruirla ex-novo, cancellando tutti i dialoghi e rinnovandoli, cercando di modernizzarli. A questo punto però mancava qualche ulteriore elemento che rafforzasse l’aspetto “adulto” e fantascientifico, e il nuovo finale integrava certe risposte che il racconto precedente aveva lasciato in sospeso. C’era un piccolo difetto: l’aggiunta risultava graficamente diversa, e si notava. Per questa ragione realizzai una parte introduttiva, che mi permetteva di giustificare la differenza stilistica con uno stacco cronologico tra il vecchio episodio e quello nuovo. A questo punto, il titolo “La Grande Madre”, oltre che sembrare ancora infantile, era diventato riduttivo. E dopo molti lambiccamenti di cervello e molti altri titoli che non mi convincevano, arrivai a “VerdeCaos””.

Cos’è rimasto dell’idea iniziale? “Poco o niente… Sotto alcuni aspetti, mi sono avvicinato di più a “Il Pianeta Dimenticato”, anche se nella realizzazione del Soggetto non ho mai pensato al romanzo di Leinster. Il risultato è uno strano ibrido di Fantasy e Fantascienza, estremamente “carico” di immagini ma, spero, leggibile e godibile”.

Testo parzialmente tratto da una intervista di Vincenzo Raucci pubblicata su Ink (con correzioni e aggiornamenti di R. Bonadimani)

 

Il libro VerdeCaos può essere richiesto all’autore tramite l’omonima pagina Facebook! 

Biografia

Roberto Bonadimani lavora e vive a Verona. Topolino e Tex sono le sue prime letture che lo stimolano a riempire quaderni di storie a fumetti sceneggiate e disegnate.

All’età di dodici anni si perde, al cinema, la prima visione di “Pianeta proibito”, uno dei film culto del genere fantascientifico di tutti i tempi, per le sue tematiche e implicazioni teologiche. Ma non si lascia sfuggire il romanzo pubblicato da Urania (Mondadori) che legge una decina di volte di seguito. Il libro influenzerà definitivamente tutto il suo lavoro e lo porterà ad amare la letteratura fantastica, di fantascienza e fantasy.

Vincitore di moltissimi premi, compreso lo Yellow Kid alla carriera (Lucca Comics 1998) ha inizialmente pubblicato per la Casa Editrice Sansoni e le Edizioni Nord. Le sue storie a fumetti sono apparse per Mondadori, Armenia, case editrici indipendenti o underground. VerdeCaos è il suo ultimo fumetto co-prodotto con Luca Pozza per Self Press.

 

 

 

Luca Pozza