Sabina ricorda il padre… Romano Scarpa!

Romano Scarpa, veneziano, è stato uno dei più grandi autori Disney della storia del fumetto. Un autore formidabile, amatissimo anche nell’America che ha dato i natali a Topolino e Paperino.

Ho incontrato Romano Scarpa numerose volte, soprattutto a casa sua, vicino a Rialto a Venezia, prima che si trasferisse in Spagna. Trascorrere qualche ora con Romano era sempre una gioia. Lui che era così critico, quasi severo nel suo lavoro, diventava timido come un ragazzino quando mostrava al visitatore i suoi disegni e le tavole, quasi cercando di volta in volta l’approvazione dell’interlocutore.

A 12 anni dalla sua scomparsa mi piace ricordarlo intervistando la figlia Sabina…

Che effetto fa essere la figlia di Romano Scarpa e crescere nella sonnacchiosa Venezia degli anni ’70 e ’80 tra topi e paperi Disneyani? “Crescere nell’affascinante e vivissima Venezia degli anni ‘70 e ‘80 é stato bellissimo; é una citta che i miei genitori mi hanno insegnato ad amare (soprattutto papá che aveva un marcato senso estetico, mentre mamma era piú pratica). Mio papá viveva la maggior parte del suo tempo nel mondo dei paperi e dei topi a fumetti, e solo ogni tanto ne usciva per andare a fare una passeggiata rilassante tra le calli.  Ho capito solo con gli anni quanto mio papà fosse celebre nel mondo del fumetto, perché lui é stato sempre molto modesto ed é rimasto sempre una persona semplice! Per cui io ricordo un papá sempre presente (in quanto era sempre a casa) ma assente (in quanto immerso nel suo mondo disneyano)”.

Il luogo di lavoro di Romano era la sua casa, appunto, in un angolino del soggiorno. Come trascorreva le sue giornate? Amava non essere disturbato oppure era consentita qualche piccola intrusione? “Lavorava nel suo angolino del soggiorno, è vero, ma nei primi anni aveva lavorato in una stanza che poi era diventata la mia cameretta. Lo ricordo sempre in compagnia della sua adorata “gattona”, una bellissima gatta tigrata che sedeva sul suo tavolo e appoggiava il muso su un gomitolo di spago. Lavorava dalle 7-8 della mattina fino a sera tardi e faceva qualche pausa solo per mangiare e per la sua passeggiata serale. Non amava essere disturbato e noi sapevamo che bisognava lasciarlo tranquillo, anche se ogni tanto da bambina andavo a stuzzicarlo e a distrarlo per qualche minuto. Oserei dire che gli piaceva sentirsi isolato, ma vicino alla sua famiglia. Era come se ci fosse una parete invisibile che divideva il salotto dal suo “studio”, tuttavia a volte la parete si faceva piú sottile, e partecipava con commenti e borbottamenti all’indirizzo dei film che io e mamma guardavamo in TV. A meno che non fossero classici americani degli anni ‘50 e ‘60, per i quali aveva una passione assoluta. Quelli per fortuna andavano bene!”

Romano parlava del suo lavoro a tavola o nei momenti di relax? Chiedeva consigli sulle sue storie, sulle trame? Ne hai mai suggerita una? “A tavola si parlava di un po’ di tutto, ma più che altro si parlava di cibo, di scuola, di shopping, di attualità, ecc. Era nel “dopopranzo” che lui e mamma parlavano di temi seri, come il lavoro. Papà dopo aver pranzato si sedeva nella sua poltrona, col giornale tra le mani, e talvolta sorseggiava un bicchierino di Jack Daniels o di Soberano. Col passare degli anni io ho cominciato ad “intromettermi” nel suo mondo disneyano, che mi affascinava, così ascoltavo e commentavo, ma, più che sulle storie mi piaceva dare la mia opinione sui disegni. Se per esempio vedevo le bozze di qualche nuovo personaggio intervenivo con dei suggerimenti. In generale mi ascoltava sempre facendomi sentire importante. Mi ha sempre detto che avevo talento per disegnare, ma anche che questo lavoro richiede tanta passione e sacrificio”.

Quali sono i ricordi più belli del tempo trascorso con lui? So di una vacanza negli Stati Uniti nel periodo di Natale a casa di Bruno Caliandro… forse quello? “Quello é stato senza dubbio il viaggio più bello che ho fatto con i miei genitori. Papà adorava gli Stati Uniti e infatti ci ritornava quasi ogni anno per piacere o per lavoro. Quell’anno fu unico e molto speciale: l’esperienza di vedere montato per 6 mesi nel nostro attico di Venezia un vero studio di animazione fu incredibile. Poi andare tutti e 3 negli States a Natale in occasione della proiezione del cartone animato… fu un evento! Purtroppo i ricordi non sono più molto nitidi, sono trascorsi 40 anni! Ho ricordi legati ad una splendida e freddissima New York, a Renato Pacchetti di Rai Corporation e alla sua famiglia e al loro fantastico appartamento in un grattacielo, e poi le macchine coperte di neve, le strade col ghiaccio e il sale, le botteghe pienissime per lo shopping di Natale, il Rockfeller Center… Una sera facemmo visita a Bruno Caliandro nella sua casa in campagna, poco fuori New York. Poi ci recammo in Florida a visitare Disney World… memorabile! Mi rimangono purtroppo solo tanti flashes dei luoghi dove sogno di tornare un giorno. In Italia facevamo poche vacanze; una volta all’anno d’estate andavamo a Riccione per 2 o 3 settimane. Ricordo poi una vacanza a Corfú in un villaggio vacanza, ma a partire dei primi anni ‘80 cominciò l’epoca spagnola. Papà e mamma trovarono un angolino in Andalusia dove c ́era quasi sempre il sole e dove si mangiava bene e si spendeva poco. Un po’ alla volta decisero di trasferirsi qui, dove siamo rimasti fino alla fine e dove io continuo a vivere con la mia nuova famiglia! Le vacanze in Spagna dei primi anni sono quelle di cui conservo i migliori ricordi! Papà lavorava anche qui, ma più tranquillamente, e passava più tempo con noi. Era contento qui, veniva perfino in spiaggia e nuotava!”

Ci sono stati momenti difficili nella sua carriera? Non mi riferisco all’ultimo periodo, ovviamente, ma al tempo in cui era ancora una colonna della Mondadori-Disney Italia… “Papà amava il suo lavoro, e adorava il mondo Disney, ma quello classico, quello dei  comics americani, che spesso vedeva “macchiato” da certe modernità nostrane che non gli piacevano affatto. Lui cercava di mantenersi sempre fedele al modello americano classico, e certe volte si irritava quando vedeva storie di Topolino che secondo lui non rispettavano i canoni disneyani originali. Chi ha avuto la fortuna di studiare e imparare  da lui l’arte del vero fumetto disneyano riconosce sempre il marchio inconfondibile di Romano Scarpa! Momenti difficili perciò li ha avuti ogni volta che vedeva approvati e pubblicati racconti in cui veniva storpiata la filosofia dei comics originali”.

Il grande amore di Romano Scarpa, più del fumetto, è stato il cinema d’animazione. “È vero, papà visse per anni nella speranza di vedersi realizzato nell’altro mondo che adorava: il cartone animato, soprattutto quello dallo stile disneyano! Ricordo che quando ero piccola mi insegnò come si faceva una vera animazione! Lavorò a vari progetti, e ne realizzò alcuni per gli Stati Uniti,. Purtroppo l’unico che vide la luce in Italia fu “Sopra i tetti di Venezia”, ma anche lí fu solo l’ideatore e l’idea originaria fu cambiata moltissimo e ridotta a una cosa per bambini. Nel suo progetto i racconti erano molto più complessi. Un altro progetto stupendo di cui conservo ancora le bozze originali é la storia di “Chriscol” che venne presentato a varie case di produzione, ma mai realizzato, prima di trasferirci in Spagna: altra grande delusione. Credo che nel fondo papà si trasferì in questo angolino distante dal mondo un po’ per allontanarsi dalle sue delusioni, ma in parte anche dalla fama, che lui non amava per niente! Il grande Romano Scarpa era una persona semplice; nel suo lavoro era molto ambizioso e perfezionista oltre ogni dire e aveva sempre molte idee e progetti nel cassetto, ma preferiva stare solo e tranquillo. I pochi che sono riusciti a intervistarlo lo sanno, perché avranno dovuto aspettare e insistere! Preferiva quasi sempre parlare per telefono. Era un solitario!”

Luca Pozza