Una sigaretta manda in fumo un fumetto

Sul ponte della sua barca, fuma. Con piedi sulla scrivania, ha la sigaretta tra le labbra. Guardando la sua Venezia, cicca tra le dita. E il filo di fumo è tra lui e l’oceano Indiano, tra lui e gli orizzonti del Sudamerica, si alza dalla sabbia verso le cime delle palme. Un tabagista, Corto Maltese, nato dal genio del veneziano Hugo Pratt, con il vizio addosso e contento di portarselo in giro per il mondo. Anche nell’ultima storia, «Equatoria», disegnata da Rubén Pellejero, pubblicata a puntate da un quotidiano e presto in uscita in volume per Rizzoli Lizard.

Troppo, per il Codacons, l’associazione di difesa dei consumatori che della battaglia contro il fumo ha fatto una delle proprie bandiere. Ha preso di petto la Marlboro perché spiaccicava il suo marchio sulle Ferrari, battaglia vinta perché le Rosse dal 2008 corrono senza il simbolo tabaccaio, e andò in fumo invece il contratto da, si dice, un miliardo di dollari. E ora prende di petto Corto Maltese mentre espira fumo azzurrognolo spedendo una denuncia ai massimi sistemi: all’Autorità garante della Concorrenza del Mercato, all’Autorità Garante nelle Telecomunicazioni nonché alla Procura di Roma.

«Diseducativo», «E’ un messaggio subliminale», il Codacons è convintissimo che «l’associazione eroe-sigaretta diventa rischio immediato, una sorta di istigazione a fumare» per i giovani lettori. Pare che i giovani lettori di Corto abbiano più o meno la stessa età del suo inventore, Hugo Pratt, classe 1927, morto a 68 anni senza mai aver toccato una sigaretta. E se sono più giovani, sono uomini maturi al riparo dai rischi dell’emulazione inconsapevole.

Per l’avvocato Franco Conte, presidente veneto Codacons, «la denuncia è un atto di coerenza, un impegno qualificante». Certo, ammette, togliete a Casablanca la sigaretta dalle labbra di  Bogart e non è più Casablanca, ma i tempi sono cambiati, i danni da fumo sono devastanti, la guerra è giusta.

E allora che guerra sia: contro l’ispettore Manetta (Disney), che indaga con il sigaro in bocca, e gli investigatori Rip Kirby e Alex Raymond, e quel perdigiorno di Andy Capp che non è certo un esempio da emulare, e Braccio di Ferro con la sua pipa di mais che sembra così innocente. E che dire della moglie di Spider Man, Mary Jane, che fuma in gravidanza? Per arrivare all’inarrivabile Cocco Bill, che non solo fuma, ma fa fumare anche il suo cavallo Trottalemme.

 

Dice Laura Scarpa, veneziana, disegnatrice e guru del fumetto italiano: «Sembra ridicolo, ma lo sapete che a Lucky Luke hanno tolto la sigaretta e al suo posto hanno messo un ramoscello da masticare? Già da alcuni anni c’è questa tendenza. Comunque è censura, perbenismo, crociata. Nei fumetti si possono togliere le armi ai pirati perché altrimenti è un incitamento alla violenza? Fosse solo questo… Piuttosto l’alcol, la droga, a questo vanno sottratti gli adolescenti».

«Meglio un Corto in meno che un fumatore in più», chiosa l’avvocato Conte, mentre al Codacons dovrebbero mettere nel mirino i manga giapponesi, dove c’è addirittura Smoker che fuma due sigari al colpo e la principessa Tsukuyo con l’elegante pipa kiseru. Corto aspira, si vede che gli piace, sembra di sentirne il profumo. Ma per gli abolizionisti è pro-fumo.

E c’è chi ricorda la violenza dei vari Mazinga, Jeeg, Goldrake, attaccati dai genitori anni ’70/’80 come diseducativi e violenti (mentre solo ora le opere del maestro Go Nagai vengono rivalutate) quando non è che non ci fosse violenza nei cartoni di Tom e Jerry o Wyllie il Coyote. Ma per i genitori la battaglia era solo contro i robottoni.

E che dire di Lupin III che nei primi episodi non si fa scrupoli a usare coltello, pistola, pugnali o Jigen con l’immancabile sigaretta storta.

Anche Tex è finito sotto le forche caudine. Troppo di destra, Dylan Dog non usa nessuna precauzione pur cambiando una fidanzata al mese e che dire di Dago che se non infilza con la spada almeno tre nemici a numero non è contento?

 

 

Proporranno, al Codacons, anche di cambiare nome anche a quest’arte minore; eh sì, si chiama fumetto…e poi c’è chi si spaccia per buonista non distinguendo la realtà da un’arte…

Gian Nicola Pittalis