Umberto Torricelli e l’urban sketching

Umberto, presentati ai lettori del Sestante. “Sono milanese, architetto, e credo di avere iniziato a disegnare appena ho potuto tenere in mano una matita. Attualmente mi dedico prevalentemente al disegno e all’illustrazione, mentre nel passato ho privilegiato la pittura a olio. Sono da sempre lettore vorace di fumetti e curioso di ogni tipo di arte figurativa. Non ho una formazione accademica, ho cercato sempre (e lo faccio tuttora, per la verità) di assorbire e imparare da tutti quelli più bravi di me”.

 Per chi svolgi la tua attività di illustratore? “Non ho un campo specifico, i lavori possono essere copertine per l’editoria, come illustrazioni per immagine coordinata di impresa, lavori di graphic recording per aziende, qualunque proposta che ritengo stimolante e interessante”.

 Nei tuoi quadri ritorna l’elemento del corpo. Dicci qualcosa sul genere di ricerca che conduci in ambito pittorico. “Mi piace pensare che possano rivelarsi molte cose rappresentando semplicemente dei corpi, tralasciando i volti. Il corpo parla e narra la propria storia tanto quanto il viso. Inoltre, inizialmente, partivo da suggestioni legate al cinema noir, per cui le mie tele le immaginavo come fotogrammi di un film ipotetico, che messe insieme potessero formare una specie di trama. Nella pittura credo che alla fine traspaia comunque il mio amore per il disegno, data la scelta di usare prevalentemente il bianco e nero, proprio per creare uno stacco rispetto alla realtà percepita. Nonostante le apparenze, non mi interessa un risultato “realistico””.

 Com’è nata l’idea del tuo ultimo libro, “Liberty, Taccuini milanesi #1”? Dal titolo è chiaramente previsto un seguito… “Da anni pratico una piacevole attività che si chiama “urban sketching” – a dire il vero lo facevo già prima di sapere che si chiamasse urban sketching – ossia il disegno dal vero dell’ambiente urbano. È un’attività che si è sempre praticata, esiste una grande tradizione di taccuini di viaggio, forse più diffusa in ambito anglosassone che qui da noi. Esiste anche un’organizzazione (www.urbansketchers.org) che raccoglie gli appassionati del genere, con un suo manifesto, delle regole e una serie di attività sociali. (Ah, sappiate che il gruppo milanese si ritrova ogni primo sabato del mese a disegnare in compagnia!). Per cui ho un certo numero di taccuini, che ho disegnato negli anni, sia nella mia città, sia in occasione di viaggi. La scorsa estate ho semplicemente deciso di dare una forma più strutturata a quello che faccio abitualmente, scegliendo un tema e trascorrendo gran parte del mio tempo libero seguendo un itinerario nell’architettura Liberty a Milano. La scelta è stata determinata anche da ragioni affettive, perché molti degli edifici che ho disegnato – quelli in zona Porta Venezia in particolare –  me li ricordo da quando ero ragazzino. Prevedo sicuramente un seguito, mi  piacerebbe seguire sempre una traccia tematica, ne ho già qualcuna in mente, oltre al fatto che potrei anche realizzare un secondo taccuino sul liberty: materiale ce ne sarebbe in abbondanza”.

 So che non hai usato foto ma hai eseguito i disegni in loco. Parlaci del tuo modo di lavorare. “Uno dei punti programmatici dell’urban sketching è proprio quello di rappresentare la realtà così come la vediamo (come la viviamo, direi), raccontandone la storia, registrando non solo lo spazio, ma anche il momento in cui il disegno viene realizzato, con la massima sincerità. Per cui, normalmente, lavoro – come molti miei amici sketchers – con un’attrezzatura abbastanza minimale, da viaggio: un taccuino,  delle penne resistenti all’acqua, una scatola di acquerelli e un indispensabile sgabellino pieghevole. L’unica aggiunta successiva sono stati dei brevi testi che raccontano sommariamente qualche notizia storica sugli edifici rappresentati e due mappe che permettono di individuarli e, per chi lo desidera, andarli a vedere di persona”.

Come si fa ad avere il tuo libro? “Il mio libro è una piccola autoproduzione e ha una tiratura piuttosto limitata, si può ordinare tramite il mio sito personale www.umbertotorricelli.com o richiedendolo direttamente a me via mail, o, per i milanesi, acquistandolo presso la Libreria Popolare di Via Tadino 18, che si trova proprio a due passi da molti degli edifici riprodotti nel libro”.  

Luca Pozza