Un racconto sugli Arditi – Seconda Puntata

Ernest Hemingway tra parole e disegni

Continua l’avventura. Un racconto a puntate illustrato dal disegnatore Luca Pozza.

“La scomparsa di Pickles McCarty” (The Woppian Way) è un breve racconto scritto da un giovanissimo Hemingway ad appena un anno dal termine della Grande Guerra. Durante il conflitto Hemingway aveva svolto l’attività di ambulanzista della ARC e aveva soggiornato a Bassano del Grappa nella bellissima Villa Cà Erizzo (oggi Luca) che è l’attuale sede del Museo Hemingway e della Grande Guerra. Questo racconto parla di un pugile italo-americano in odor di mondiale che allo scoppio della guerra decide di tornare in Italia per arruolarsi nel corpo degli Arditi. Per varie ragioni la storia è rimasta inedita fino agli anni ’70 quando il manoscritto fu ritrovato da un bibliofilo di Detroit. Dagli appunti lasciati da Hemingway si deduce che il racconto avrebbe dovuto far parte di un romanzo dedicato all’impresa di Fiume di Gabriele D’annunzio. Un romanzo che purtroppo non fu mai scritto.  A Bassano e a Cittadella Hemingway frequentò gli Arditi del IX Reparto d’assalto del magg. Giovanni Messe e fu dagli esaltanti resoconti di quei soldati che venne a conoscenza dei tanti dettagli presenti nel racconto. Il sottotitolo “The Woppian Way” è un gioco di parole intraducibile che unisce lo slang “Wop” che sta per “italiano” con la “Via Appia” e la “strada Cadorna” (una ex statale che collega Bassano e Belluno) lungo la quale si svolgono i fatti finali del racconto. Il tutto è illustrato da alcuni miei disegni.

di Luca Pozza

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A Bassano noi eravamo acquartierati in una vecchia villa sul Brenta, sulla sponda orientale, un po’ più in su del ponte coperto. Era grande e tutta di marmo con cipressi lungo il viale e statue ai lati, e le solite altre cose. Noi eravamo il solito gruppo di avventurieri, dai piedi piatti e con gli occhi strabici, che non potevamo arruolarci nell’esercito e avevamo ripiegato sul Servizio Ambulanze. Quando il Corpo di Spedizione Americano arrivò in Francia, fummo cacciati via di li. Alcuni della squadra erano finiti in Mesopotamia, gli altri si sparpagliarono per i Posti o Sezioni lungo il fronte italiano. Certo, avrei potuto tornarmene a Washington, con Spurs, addetto alla propaganda. Ma hai tu mai visto il sole sorgere, almeno una volta, dal Monte Grappa, o sentito nel sangue dentro di te il crepuscolo di giugno sulle Dolomiti? 0 gustato il liquore Strega a Cittadella? 0 camminato per le vie di Vicenza, di notte, mentre la luna ti bombardava? Sai, in guerra, oltre al combattere, ci sono mille altre cose. E ogni volta che al chiaro di luna scendevamo alla piccola trattoria e io respiravo il profumo di quei grandi fiori color porpora che coprivano i muri bianchi e inondavano la notte del loro olezzo, e ci sedevamo nel giardino con un autentico boccale di birra buona davanti, e le coppie di innamorati ci camminavano vicino nella penombra lunare, e magari su per la strada una chitarra si lamentava nostalgicamente suonando Torna a Surriento, Washington era terribilmente lontana e mi auguravo di non aver mai toccato una macchina da scrivere.

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Bene, eravamo acquartierati in questa vecchia villa di Bassano. Era una notte calma. In città non succedeva niente e io dormivo. Improvvisamente mi svegliai di soprassalto. Dal cortile di sotto della finestra provenivano le più empie urla e strida e grida di dolore, accompagnate da colpi e da un sacco di parolacce in italiano. E non c’è nessuno al mondo che in fatto di impressionanti e pittoresche imprecazioni e parolacce superi gl’italiani. Misi fuori la testa dalla finestra e vidi un Ardito, di un battaglione attendato lì vicino, legato al muro per le mani, e un altro Ardito che gliele suonava. assaltoGli Arditi erano volontari, provenienti in parte da criminali che dovevano scontare piccoli errori, come omicidi o stupro. Sono truppe d’assalto, hanno tasche piene di bombe, una pistola automatica appesa con una funicella al collo e un pugnale lungo 25 centimetri a lama larga di foggia romana tra i denti. Per la maggior parte balzano all’attacco a petto nudo. Dubito fortemente che in altri eserciti esistano migliori truppe d’urto.

Dimentico dell’italiano gridai in inglese: «Piantatela! Vogliamo dormire! Rimandate il macello a domani mattina!».

L’Ardito legato guardò verso di me al chiaro di luna, mi sorrise con una smorfia e con la testa piegata di lato, come uno spagnolo alla garrota. «Va bene, Scribe» (scribacchino), disse in perfetto inglese californiano. «Urlo solo perché questo sergente si sbrighi. Non ha neppure la forza di forare biglietti. Ma devo far finta che faccio penitenza. Ancora sette colpi e ho finito». Mi sorrise con un’altra smorfia, mi strizzò l’occhio e incominciò di nuovo a urlare. Era Pickles, non mi sbagliavo. giornata-al-fronteQuella era la sua smorfia. Feci appena in tempo a vestirmi e scendere le scale che il sergente se ne era andato e Pickles era li che mi aspettava. Sputò un po’ di sangue per terra e mi strinse la mano.

«Vecchio Frog Eyes» (occhi di rana), mi sorrise. «Che ci sei venuto a fare tu in questa sporca guerra? Non è la tua, mi pare». «E da quando in qua è la tua?». «Oh, da molto. Che ne dici della divisa?», e si guardava la giubba grigia di Ardito con il colletto aperto, le due grandi fiamme nere pendenti ai lati del colletto, i pantaloni grigi a sporta e le fasce nere arrotolate alle gambe; indossava anche il fez nero, con il: Ciocco che finiva dietro la testa ricciuta.asiago-tav-16-det

«Posso salire in camera da te? Ti posso mollare un po’ di “roba”. Sai, mi sono fermato a sotto-soldato, nell’esercito è la carta che viene subito dopo il due».

«Dopo i tuoi tre anni?». Prima di incominciare a fare il pugile Pickles aveva fatto tre anni all’Università di Stanford.

«Non poteva andare diversamente», rispose Pickles salendo le scale. Ci sedemmo sulla mia brandina e mi accinsi a versare del cognac. Picks lo allontanò con la mano. «Acquetta! Sai cosa ci danno quando andiamo all’attacco? Rhum ed etere. Dopo quello ci vorrebbe solo l’oppio. E grappa! L’hai mai assaggiata? Ti colpisce come una mazzata. Un bicchierotto di quella e hai la forza di un plotone. Una sorsata e incominci a domandarti perché gli austriaci non abbiano una truppa d’assalto un po’ migliore con cui valga la pena battersi. Con la grappa potresti incitare a dovere anche un brocco». «Ma quella gentaglia, Picks», dissi. «Come fai a sopportarli?». «E’ la migliore banda del mondo. Tu credi che siano tutti criminali. Si pensava che lo fossero all’inizio. Ora ce ne sono delle migliori famiglie d’Italia. Sono volontari e se superano l’addestramento vengono arruolati. Ti faccio notare, Frog Eyes, è tutto una questione di addestramento. Sai di quelle bombe a mano che chiamiamo “signorine”? Esplodono quattro secondi dopo che hai strappato la sicura. Nell’addestramento strappi la sicura, le butti per terra davanti a te, le raccogli e le lanci via. Sì, Frog Eyes, è tutta questione di addestramento. E Snake, come va?».

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«Benissimo. Aspetta che tu torni, Avresti potuto diventare il campione del mondo. Perché non gli hai detto dove andavi, quando sei partito?».

«Gliel’ho detto. Partendo gli ho scritto una lettera. Mi detestava perché c’era sempre qualcosa che non andava, e non aveva fiducia nel mio futuro. Un’altra bravata in addestramento, Frog Eyes, è caricare per duecento metri sotto uno sbarramento di fuoco di mitraglia che ti arriva al petto. Abbiamo anche disciplina. Mi hai visto legato stanotte». «Sì, e ti ho sentito anche», dissi, «Era perché non avevo salutato un ufficiale. E a dir la verità non l’avevo proprio visto. Ah, Frog Eyes, siamo una bella squadra. Sai cosa ti becchi se arrivi in ritardo da una licenza? La morte. E niente plotone di esecuzione. Ti spara in testa con la pistola automatica il tuo comandante di plotone. Lo sai? Sono stato sul Carso. Il Carso era un inferno. Non quello alla Sherman, con le marce forzate. Un inferno del 1915. Tutto rocce, pallottole di mitraglia, granate, e ancora rocce, e niente acqua, e pareti ripide, con mortai da trincea, e trincee fredde ogni quindici metri. E che freddo. Parecchio sotto zero. Sono anche salito sul Monte San Gabriele. E c’era la vecchiaccia con la falce e il teschio e la camicia da notte che spazzava la montagna, allo stesso modo che a San Francisco innaffiano le strade con l’idrante. Ma siamo saliti. E il Monte Corno!». «L’ho visto», dissi. «Tu hai visto la Rocca di Gibilterra, Frog Eyes. Potremmo prendere anche quella, come abbiamo preso il Monte Corno. E l’abbiamo preso. Non so come. Mi ricordo, ho visto un austriaco strappar la sicura a una di quelle bombe schiacciapatate e la tirò addosso a cinque di noi. Ci fu lo scoppio e sono rimasto solo. lo ero sotto, più in basso, e lui rideva e strappò la sicura a un’altra e me la tirò. Mi cadde davanti, oscillò un secondo che a me parve un’ora, poi rimbalzò fuori del bordo e scoppiò per aria più in basso. Io a quel tale ho sparato con la pistola. Mi cadde addosso giù dalla roccia e per poco non mi fece precipitare dal bordo. Un salto di trecento metri. Sono rimasto sotto di lui un poco. Era caldo e appiccicoso. Finché ho inarcato la schiena e l’ho fatto scivolar giù. Ho sentito il tonfo, come quando butti via una zucca. Il Corno, sì, Frog Eyes, è stato uno spettacolo!». «Eri al Piave in giugno?», chiesi. «Se c’ero? Vennero in duecentomila dal bel mezzo dei campi, c’era fumo e gas, e il bombardamento era spaventoso. Tutto scuro, e la fanteria che in qualche punto aveva ceduto. Gli ufficiali tutti morti. I nostri venivano giù per la strada come una marea e con gli occhi fuori dalle orbite. C’eri anche tu?». «Fossalta, Pralongo, Monastier, Case Levi, Fornaci…».

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«Ah, c’eri» ridacchiò Picks. «Noi spuntammo per primi da dietro la curva di Case Levi. La fanteria stava ripiegando in massa. Quelli di dietro si ritiravano combattendo. Chi era ferito leggero aiutava gli altri feriti. Noi arrivammo lì con i camion. In fondo alla strada si sentiva il crepitare delle loro mitraglie. Noi li attaccammo e h respingemmo attraverso i campi. Si fecero ancora sotto e noi scattammo al contrattacco. Contrattacco, contrattacco! Se l’hai visto, sai cosa significa. Il coltello, sempre il coltello. Con quello non potevano resisterci. Io, sul mio, segnavo il numero con una tacchetta sul manico, Bene, basta con lo spettacolo di giugno. Sai anche tu com’è finito. Senti, Frog Eyes, se vuoi vedere uno spettacolo, se proprio ci tieni a vedere uno spettacolo… domani prendiamo l’Asolone. Come il solito nessuno dovrebbe sapere niente. Come al solito ci han dato a tutti la droga. Partiamo con i camion per la strada del Grappa domani mattina alle due e trenta. L’attacco è alle cinque. Se lo vuoi vedere e rischiare. Dai, rischia! Vieni anche tu, Frog Eyes. Non vorrai mica vivere per sempre, no?».

Stetti un po’ indeciso. Certo che non volevo vivere per sempre, ma ci tenevo a vivere un po’ più a lungo. Ma avevo anche visto Pickles in azione sul ring, e vederlo ora qui sul serio in azione era una tentazione troppo grossa.

«Nel caso che venga… a che ora si parte?». «Va bene alle due e trenta, quando arrivano i camion dall’autoparco. Tu puoi fermarti al Posto di Osservazione e ti puoi godere lo spettacolo da li. Forse salterai in aria anche tu. Sei grasso, e dopo tutto non ti resta molto da vivere. Sei vecchio, Frog Eyes! Scommetto che hai quarantacinque anni».

«Quarantadue per l’esattezza. E lo sarai anche tu, in meno di vent’anni, italiano della malora! Ci sarò, alle due e trenta». «Frog, io non invecchio mai finché c’è la guerra», mi ribatté Pickles, voltandosi mentre scendeva le scale.

Guardai l’orologio, erano le undici e trenta. Alle due e trenta non mancava poi molto. Sicuro, i rischi li affrontavamo tutti i giorni, quando salivamo con le autoambulanze ai posti di medicazione. Ma quello era un rischio calcolato, ed eravamo protetti dal mito-leggenda della propaganda secondo cui niente può mai colpire un’autoambulanza; se poi qualcuna veniva colpita, c’era sempre chi ci teneva a far notare l’eccezione che confermava la regola. Magari non avessi rivisto Pickles. Ma il pensiero dello spettacolo che di li a sei ore mi sarei potuto gustare fini per prevalere. Alle due e trenta m’incamminai giù per il viale verso la lunga fila di camion parcheggiati al buio, vicino all’incrocio della strada. Il battaglione stava salendo e prendendo posto. Trovai Pickles e riuscii a sedermi vicino. Il primo camion ingranò la marcia e la lunga colonna sfilò per la città dirigendosi verso la strada camuffata del Monte Grappa.

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Pickles, con una borsa di micidiali piccole «signorine» a tracolla (le «signorine» sono grandi come scatolette di minestra e sono avvolte da un nastro), canterellava: «Com’è bello – alzarsi presto – a la mattina…». L’Ardito che gli sedeva accanto stava affilando il suo coltello con una piccola cote oleata. Mi parlò in italiano. «Il Pickles dice che tu, sebbene sei un grasso americano, vuoi vedere l’attacco. Il Pickles dice che in America lui ti conosceva bene. Verrò anch’io un giorno in America, dopo la guerra. Senti, hai sentito parlare della Mano Nera?». «E’ come la Mafia e la Camorra. In qualche città sono molto forti», risposi.

«Dopo la guerra andrò a Chicago. Forse là ci incontreremo», sorrise, e provò se il coltello tagliava, strofinando il filo della lama contro la guancia.

«E’ uno dei veterani», mi disse Pickles in inglese a bassa voce, «Sarebbe per lui troppa fortuna andare a Chicago. Lo manderanno in Libia».

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