Vedere la vita dietro un obiettivo

Storia e vita di Antonio Vitella, fotografo vicentino

Fotografo giramondo; “ferma” l’immagine in uno scatto e lo blocca mentre il Mondo gira e continua il suo movimento eppure nelle sue fotografie lo “stop” prende una sua vita personale e racconta una storia doppia. a-0003Una realtà che solo l’occhio del fotografo vede e una realtà che appare solo allo sguardo di chi quell’immagine si ferma a guardarla anche solo una frazione di secondo. Ma quale sarà la vera realtà? Quella che vede Antonio Vitella attraverso la sua macchina fotografica o quella dello spettatore? Oppure esistono due realtà parallele? Solo Antonio Vitella può rispondere a queste domande.

Antonio quando è iniziata la tua passione per la fotografia? “Ho iniziato ad amare la fotografia a 14 anni. Una volta da ragazzo ero andato da un fotografo per farmi fare qualche foto e sono rimasto affascinato dall’ambiente; le luci, lo studio, il fotografo dietro la macchina con il viso coperto. Non avevo due occhi ad osservarmi ma uno solo che vedeva la “sua” realtà”. a-0008

Quale è stata la tua prima macchina fotografica? “Una Comet Bencini e sarà stato all’incirca nel 1969 (Antonio ha compiuto da poco 60 anni) ed era un prestito da un mio amico. Quella mi ha permesso di fare i miei primi scatti. Ancora non esisteva il digitale e le portavo a farle sviluppare. Il bianco e nero che facevo non mi soddisfaceva e mi ero ripromesso di riprenderlo quando fosse uscito qualcosa che potenziava il sistema “zonale”. Solo allora mi sono riavvicinato e per imparare non mi vergogno a dire che sono stato anche a Milano dai migliori maestri”.

Quando la passione è diventata professione? “Mi ero accorto di avere le capacità per diventare un fotografo e farlo di professione. Allora ho provato e riprovato; mi sono messo a studiare e ho imparato anche a sviluppare da solo creando a casa mia la mia prima camera oscura. La mia prima macchina è stata la Canon AE1. Quella è stata una grande soddisfazione. Non era solo una macchina fotografica; era una continuazione di me stesso”.a-0078

Quale è stata la tua prima mostra e quella di cui hai il più bel ricordo? “La prima l’ho fatta nel chiostro del convento dei Frati di Santa Maria di Isola Vicentina mentre quella di cui ho il più bel ricordo a Palazzo Toaldi Capra a Schio e incentrata su vedute delle montagne”.

Hai uno stile particolare o ami la sperimentazione? “Io amo molto la sperimentazione e durante la mia carriera ho provato e tentato diversi approcci alla fotografia. Certo il digitale in molte cose aiuta ma sono cose diverse. Ad esempio una foto digitale stampata in bianco e nero non avrà mai lo stesso fascino di una bianco e nero in carta Kodac ad esempio. Cambia tutto anche solo con il tatto”.a-0116

Quando hai capito di aver realizzato il tuo sogno? “Un sogno non è mai realizzato. un sogno è sempre in evolversi, nemmeno quando ho aperto il mio negozio di fotografo mi sono sentito realizzato. C’era sempre qualcosa che mancava e quel qualcosa mi portava sempre a spingermi oltre i miei limiti”

Esiste la tua realtà o quella dello spettatore? “Esistono entrambe. La mia realtà è la macchina fotografica che è fredda. Ha un solo occhio ma il suo scatto dipende da me. La macchina non ha emozioni, registra quello che ha davanti ma è la mano del fotografo che le regala le emozioni. La realtà dello spettatore, invece, a volte è una realtà distratta; spesso non si accorge di quello che la fotografia e il fotografo racconta. Purtroppo è una realtà diversa ma non per questo meno importante. Sono due universi paralleli nella stessa stringa di tempo”. a-0045

di Gian Nicola Pittalis

14666142_1010794622360295_364599620573194897_n