Vittorio Giardino: La Linea Chiara del Coraggio

Se disegnare è un modo di scrivere, come mi confidò una volta Hugo Pratt dalle parti di Pully nella Svizzera Francese, allora i disegni di Vittorio Giardino sono la rappresentazione di una personalità precisa, energica ed elegante. Guardiamoli.

Una linea nera (che nel linguaggio del fumetto diventa Chiara) delimita il muricciolo irradiato dal sole di Grecia, un mare d’olio, qualche aspro isolotto, un tavolo di Faggio e un impiantito ombreggiato dal Lentisco.

La linea scorre veloce, percorre le crepe di via Karlova, traccia i pinnacoli di Nostra Signora di Tyn, lambisce la neve sul Ponte Carlo ed esita solo nei punti in cui le brume salgono dalla Moldava. Scenari di mezza d’Europa. In effetti l’autore è molto Europeo.

La sua storia, la sua cultura, il suo gusto… decisamente Europei.

Anni ’60. Un ingegnere elettronico rimane folgorato dall’arte di Hugo Pratt e Guido Crepax incontrati sulle pagine di Linus. Per Giardino sarà FUMETTO. Sembra una banalità biografica e invece è il segno di un coraggio disarmante degno del più audace e problematico dei suoi eroi: Max Fridman.

   

Vicende complesse quelle di Fridman, storie di spionaggio in cui il lettore entra con la disinvoltura di uno scafato Fritz Kolbe. Trame rassicuranti come un giallo di Agatha Christie dove anche la pulizia del tratto si conforma ad una Chiara Linea di controllata tensione. E’ la Ligne Claire del fumetto Franco-Belga che trova nel decano Georges Remi in arte Hergé (Tintin) il suo supremo interprete. E’ ormai chiaro a tutti che si parla di Fumetti con la “F” maiuscola. Pubblicati in 18 Paesi.

 

Un passo indietro e incontriamo Sam Pezzo: altro personaggio, altro registro e un ambiente che assume i contorni del più classico Noir in perfetto stile Chandleriano fotografato in un bianco e nero intenso, strepitoso, degno di un film di Carol Reed con un disincantato detective al posto di un oscuro Orson Welles alias Harry Lime che si preferisce ricordare al più centrale Joseph Cotten.

Con l’erotismo onirico della graziosa Little Ego l’autore fa il verso al Little Nemo del pioniere del fumetto americano Winsor McCay. Vignette di superba fattura inserite in layouts funambolici. Racconti brevi, piccanti, e un esercizio di stile tanto divertente quanto impegnativo a detta dello stesso autore. Ma la formula piace e il successo è assicurato anche negli States. Giardino ha lasciato il segno anche lì.

E’ il 1990 e all’indomani del crollo del Muro l’autore ci presenta Jonas Fink: il perfetto connubio narrazione-disegno che celebra il Sense of Comics di Vittorio Giardino; un’opera  che ha assunto le dimensioni del Chef D’Oeuvre per dirla nella lingua dei Paesi che per primi gli tributarono lo status di Grande Maestro della nona arte. Jonas Fink è un ragazzo ebreo che cresce nella Praga soffocata dal regime socialista degli anni ’50. Il padre internato per un reato di propaganda politica. Il giovane costretto ad abbandonare gli studi, vittima con la madre dell’ostracismo del regime. Inizia un periodo di manovalanza in cui Jonas svolge lavori umili fino a prendere impiego in una libreria dove aiuta il proprietario nell’opera di divulgazione dei testi proibiti dal Regime. Trova anche il tempo di innamorarsi.

E oggi? Oggi, adesso, Vittorio Giardino sta ultimando la realizzazione del terzo attesissimo capitolo di Jonas Fink che presumibilmente sarà in libreria a Natale e che si preannuncia come il suo più grande successo editoriale. Qui sotto la dichiarazione di qualche tempo fa dello stesso Giardino: “Il libro non è ancora finito e non so prevedere quando lo sarà. E’ un libro, il terzo e ultimo volume della storia di Jonas Fink, piuttosto corposo; saranno certamente più di 140 pagine. Vi assicuro che io sono ansioso di leggerlo anche più di voi, ma il tempo necessario è quello che è”. E di tempo ce ne vuole a giudicare dalla cura con la quale l’autore realizza le sue tavole: per chiudere eccone due inedite dal terzo libro…

Luca Pozza