Amori strani, sbagliati, interrotti

Non tutti gli amori nascono liberi, facili, accettati; prendendo il sole in spiagge rilassate o aperitivi dopo il lavoro, tra persone libere interiormente ed esteriormente da divieti, vincoli o pregiudizi.

Francesco e Silvia sono sposati, ma lui per farlo ha lasciato la moglie che aveva partorito sua figlia da qualche mese. Vincenzo e Gabriella hanno tre figli e tanti nipoti, ma con 31 anni di differenza di età hanno superato enormi difficoltà per rompere il pregiudizio in un piccolo borgo dell’Appennino negli anni 60. Rachel e Fabio hanno organizzato una fuga da una nazione per potersi incontrare. Igor ed Enrico convivono, ma cacciati dalle loro stesse famiglie. Cosa può giustificare tanta fatica? Tanta volontà e capacità di procedere contro ogni logica, cautela, buon senso? Certo, l’Amore. Che altro? Ma che diciamo con questa parola di preciso? Su quale sostegno può basarsi questa forza, seppur disponibile? Di certo non la certezza di un buon esito, che non è scritto da nessuna parte. Non sul comune buon senso o sull’appoggio degli altri, che più spesso in certe condizioni attuano delle resistenze o assumono delle posizioni dissuasive. Che c’è dunque, nelle persone prima e nelle coppie poi, che permette di superare limiti apparentemente invalicabili, norme inviolabili? Che a volte induce a scandalizzare, mentire, deludere, tradire?

Non tutti gli innamorati si spingono così avanti nella ricerca e nella difesa del loro legame. Per ciascuno degli amori sopravvissuti alle prove del fuoco ne esistono innumerevoli di mancati, rinunciati, interrotti; che non ce l’hanno fatta a proseguire. Chiediamoci allora: in quali relazioni di coppia scaturiscono le energie ed il sostegno necessari per sopravvivere e prosperare a fronte di qualsiasi avversità? Da molto abbiamo attribuito all’innamoramento una valenza del tutto peculiare tra le esperienze umane. “Il desiderio umano ha mille forme diverse: alcune persone hanno la passione del denaro, o dello sport, o dello studio, ma noi non diciamo che amano, che sono innamorati. Altri, che seguono una particolare forma d’amore, ebbene solo per loro usiamo le parole che dovremmo usare per tutti: amore, amare, innamorati”. (Il Simposio, Platone).

Una esperienza capace dunque di metterci in contatto con una parte specifica di noi. Non quella nota, riconosciuta e affermata in precedenti esperienze; fatta di competenze, capacità, realizzazioni consolidate. Ma quella costituita da una riserva inesauribile di potenziale capace di generare, creare, esprimere. “Per questo chi sente la propria creatività pronta alla vita, è fortemente attratto dalla bellezza: soltanto chi possiede la bellezza è libero dalle sofferenze che ogni atto creativo comporta. E dunque Eros (..) non desidera affatto la bellezza, mio caro Socrate, come tu credi». «E cosa allora?» «Desidera creare e far nascere nuova vita nella bellezza” (Il Simposio, Platone).

A volte questa dimensione generativa e trasformatrice affiora come una sorgente e lavora il paesaggio lentamente come fanno i fiumi. A volte sommuove i continenti e sconvolge in modi che definiscono un prima e un dopo; scomponendo il tempo in Ere. Certo, tutti siamo millepiedi di Alice, a guardar bene. “Chi sei?” chiede il millepiedi. Alice rispose piuttosto timidamente: “Io lo so a malapena signore, in questo momento; almeno so chi ero quando mi alzai questa mattina, ma devo essere cambiata varie volte da allora” (Carrol, 1865). Il millepiedi cambia, cresce. Può cambiare continuamente e gradualmente mantenendo l’illusione di restare fondamentalmente se stesso, come la nave di Teseo. Ma al tempo opportuno, si sa, ai millepiedi o ai bruchi, per meglio dire, impelle un tipo del tutto peculiare di trasformazione. Nella quale il bruco non si sviluppa come le gemme apicali del cipresso. I cipressi crescono. Nella crisi che lo travolge il bruco non cresce. Diventa! Anche noi possiamo scomporre la vita in fasi: quelli che siamo stati. Ed è comune suddividere le nostre ere citando: “Ah sì, era il periodo che stavo con Marcella”, o “Mi ero appena lasciata da Claudio”. Potremmo anche cambiare la frase dicendo: ero quello che stava o non stava con loro. Ero quella specifica versione ed esperienza di me.

L’interruzione dell’innamoramento ha un costo dunque elevato. Non solo la perdita dell’amato, ma una rinuncia ad esistere che rappresenta forse anche una perdita di autenticità. Rimaniamo quelli che siamo. Fedeli a questo, se vogliamo. Ma in questa fedeltà qualcosa è tradito. Noi non siamo conclusi in ciò che siamo divenuti, ma siamo e comprendiamo anche ciò che potremmo. Siamo fatti anche di desiderio, di aspirazioni, di una spinta ad avanzare, a creare, a crescere. Questa spinta non cede volentieri il passo. È disposta a grandi investimenti e a darsi grandi deroghe e licenze per mettere tutto in gioco. Anche in modi sconvenienti o proibiti. “Eros (…) è sempre povero e non è affatto delicato e bello come si dice di solito, ma al contrario è rude, va a piedi nudi, è un senza-casa, dorme sempre sulla nuda terra, sotto le stelle, per strada davanti alle porte, perché (…) il bisogno l’accompagna sempre. D’altra parte (…) cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, risoluto, ardente, è un cacciatore di prim’ordine, sempre pronto a tramare inganni;(…), è un meraviglioso indovino, e ne sa di magie e di sofismi. (Il Simposio, Platone) Ma questa condizione capace di attingere e di esprimere potenziale a qualsiasi costo, in qualsiasi condizione, di fronte a qualsiasi resistenza, è mantenuta soltanto con il continuo sostegno che l’uno e l’altro degli amanti sanno darsi reciprocamente. Ecco il necessario. Ci vogliono due volontà per farla procedere ma una soltanto per interromperla. Gli amori troppo strani, troppo sbagliati, che si interrompono, erano troppo strani o sbagliati per almeno uno dei due.

Federico Battaglini


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