"Lo psicologo" risponde

La conquista del tempo

Rubrica a cura dello psicologo Federico Battaglini

La percezione del tempo è sempre un fatto estremamente soggettivo. La durata di un periodo, la capacità di concepirne l’estensione, la percezione che sia troppo lungo o estremamente breve, dipendono da molti fattori, culturali, personali, evolutivi, emozionali. Il discrimine più semplice da identificare riguardo al tempo è la discontinuità tra Prima, Adesso, Dopo. Dei tre, Adesso è l’unico tempo che possiamo effettivamente abitare. Ma essere completamente presenti nell’Adesso non è un’esperienza frequentissima. La “normalità”, perlomeno la nostra normalità, per motivi prevalentemente culturali, ma anche biologici ed evolutivi ci induce ad estendere lo spazio psichico avanti e indietro, investendo quote di attenzione e immaginazione al passato e al futuro.

Di certo vi è un aspetto vantaggioso nella possibilità di recuperare alla mente ciò che è trascorso, così come in quella di ideare e progettare, all’interno di scenari che riusciamo a rappresentarci in maniera verosimile anche quando non ancora presenti. Certo però, che questa attività ha pure dei costi. In termini di consapevolezza, può ad esempio attenuare la percezione di intensità significatività del presente. “La vita è ciò che ti accade quando sei tutto intento a fare altri piani.” (John Lennon) Ad alcuni estremi, l’abdicazione dal presente può costituire una vera e propria condizione di sofferenza, disorientamento e mancata integrazione, di sé e di sé-nel-mondo. Pare che la percezione di inadeguatezza di questa condizione sia fortemente influenzata da condizionamenti di tipo culturale.  

Potremmo dire che la nostra cultura legittima, premia e promuove la attitudine delle persone a investire una gran mole di risorse psico-cognitive in tempi diversi dal presente. Non tutti e non sempre però, siamo in grado di ottemperare in egual misura a questo compito. I bambini, ad esempio, vivono in una prospettiva spaziotemporale assai schiacciata sull’Adesso. Le cose, per loro, terminano lasciando tracce meno percettibili e possono essere dunque rifatte nel breve, mantenendo un contenuto di novità pressoché identico; motivo per il quale molti genitori (di bimbi abbastanza piccoli) sono spesso costretti a rivedere lo stesso cartone animato, video canzoncina, libretto ripetutamente, anche per svariate volte nella stessa giornata.

La percezione della scansione settimanale, non compare in media prima dei 5-6 anni, e la visione in avanti di un ragazzino di 10 non oltrepassa di molto l’arrivo delle vacanze, o della prossima pagella o di altri elementi inclusi in un orizzonte distante pochi mesi. Un adolescente di 17 è in grado di dedicare consapevolezza e investimento ad un contesto temporale dell’ampiezza di pochi anni. La conquista di uno spaziotempo psichico più ampio è quindi una conquista molto tarda. Ciò istituisce, di necessità, un limite “strutturale” nella comunicazione e nella comprensione intergenerazionale. Ciò che è evidente in questo dialogo tra prospettive di profondità differenti è che ciascuna conterrà una gerarchia di valori e di priorità differenti. Per chi, più giovane, vive “assediato” dal presente, sarà urgente e determinante ciò che ha influenza diretta sul qui e ora, mentre chi concepisce la continuità di sè e del mondo prevalentemente in termini di proiezione, terrà in maggior conto cause, effetti, esigenze e opportunità più lontane nel tempo.

Per calarsi un po’ nei panni di chi è più giovane, ad esempio un adolescente di 14 anni, un esperimento mentale per un adulto potrebbe essere quello di pensare come se la sua vita dovesse terminare tra un paio di mesi. Come cambierebbero le priorità e le scelte? A cosa dedicherebbe attenzioni e cure? Pagherebbe i contributi? Andrebbe a lavorare questa mattina? Sarebbe così responsabile e ligio verso i propri impegni già presi? O andrebbe setacciando il mondo in cerca prevalentemente di esperienze fondamentali, gratificanti, nutrienti? Cercando di passare del buon tempo in letizia con i propri cari, perché si vive una volta sola, e non per sempre? A ciascuno le proprie riflessioni. Senz’altro però, una affermazione è consentita: così come il passato, il futuro, il futuro profondo, è roba da vecchi!

Federico Battaglini 

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