"Lo psicologo" risponde

L’antropologia della festa

Rubrica a cura dello psicologo Federico Battaglini

Come arte, religione e linguaggio, festeggiare è tra i pochi comportamenti esclusivamente umani. Un comportamento che risulta diffuso universalmente e che presenta delle caratteristiche stabili ad ogni latitudine ed in ogni epoca. È da escludersi perciò, che festeggiare sia un’”invenzione” nata in un luogo e poi diffusasi ovunque. La Festa sembra piuttosto avere tutte le caratteristiche di un comportamento innato. Ciò detto, è verosimile che un comportamento così diffuso e standardizzato debba avere profondamente a che fare con la natura umana più ancora che con la cultura, e che debba perciò svolgere una qualche funzione fondamentale.

Ma che fenomeno è la Festa dal punto di vista antropologico e psicologico? Perché si festeggia? A quali profondi e universali bisogni umani assolve la Festa? Cercare una risposta a queste domande potrebbe portare a considerazioni nuove rispetto al modo di intendere le ricorrenze della tradizione popolare, la celebrazione di matrimoni, compleanni, battesimi, feste di laurea, o il Capodanno… Ma cosa accomuna queste occasioni, così apparentemente diverse, rendendo “necessaria” la Festa? La risposta è: il cambiamento. Tutte le feste gravitano infatti attorno ad un episodio di transizione: da uno status a un altro, da un ruolo a un altro, da un’epoca a un’altra… Questo momento di transizione corrisponde a un Passaggio.

Abbiamo sempre infatti la percezione di cogliere la “cosa” che viene festeggiata in due fasi differenti e successive, prima e dopo la Festa: un anno termina e ne inizia uno nuovo? Uno studente diventa dottore? Una fidanzata moglie? Un ragazzino maggiorenne? Tra queste differenti fasi, compare una discontinuità di forma, ovvero uno stadio intermedio indecifrabile. La “cosa” festeggiata, là in mezzo, si viene a trovare in uno stadio di indifferenziazione che è in qualche modo alternativo alla forma o al di là di questa: in una meta-mòrphosis. Possiamo distinguere due tipi di transizione: Transizione di stato: la trasformazione che avviene dall’inizio di una fase alla sua fine (un bruco che cresce). Transizione di fase: la trasformazione che avviene dalla fine di una fase all’inizio di un’altra (la trasformazione bruco – farfalla).

È interessante allora notare che, al centro della Festa, il cambiamento che troviamo è sempre del tipo: FINE → INIZIO, ovvero una transizione di fase, caratterizzata anzitutto da un deficit di continuità. Tra le cose che finiscono e quelle che iniziano, infatti, vi è sempre un momento di interruzione che non appartiene interamente né al prima né al dopo. Certamente, nel momento culminante del Passaggio, quello esattamente corrispondente al tra, ogni ordine risulta sospeso, quello che c’era non c’è più, quello che ci sarà non c’è ancora.

È possibile allora affermare che la Festa compaia sempre in corrispondenza di una sospensione dell’ordine, come una saldatura che “circonda” una (grande o puntiforme) breccia di Kaos che la Festa contiene e delimita. Gli elementi della Festa si agglomerano attorno al cambiamento come anticorpi e piastrine attorno ad una ferita, incapsulando il processo di trasformazione come un bozzolo nel quale la crisalide (la Crisi) può portare a termine la mutazione. All’interno della Festa, il Kaos, ciò che è temporaneamente indefinibile, instabile, incomprensibile, viene circoscritto e arginato; ma non si esaurisce in questa azione di “contenimento” la sua funzione. La Festa, infatti, accompagna la fase critica di destrutturazione dell’ordine precedente e sancisce, celebra e “benedice” i preamboli dell’ordine nuovo. Oltre che come un argine, la Festa agisce quindi come un ponte, sospeso tra un prima e un dopo, tra un ordine perduto e un altro da raggiungere.

All’ordinario-stato-delle-cose, si sostituisce infatti, durante il Passaggio, l’extra-ordinario tempo della Festa, nel quale vigono altre norme, altri divieti, altri permessi. Quelli dettati dal rituale. È in definitiva il rituale, nel cuore del tempo-della-festa, a mantenere una funzione ordinatrice durante gli episodi di discontinuità (di Crisi). Lungi dall’essere un momento o motivo di disordine quindi, con le regole, le scansioni dei tempi e le forme rituali che le sono proprie, la Festa appare piuttosto un tentativo di padroneggiarlo. Le feste, le ricorrenze, gli anniversari, con ciò che implicano riguardo alla chiusura delle vecchie fasi, sono sempre momenti nei quali i nodi vengono al pettine, nei quali si fanno i conti con ciò che è stato, tirando somme sulla condizione presente non sempre facili da tirare. Al contempo, certe piccole o grandi svolte stanno in prossimità di un dopo non sempre immediatamente intelligibile e quasi mai davvero rassicurante.

Potremmo dire allora, che vi sono talvolta delle date, dei momenti, dei “passaggi” della vita che sono difficili da affrontare. Soffiare sulle candeline del proprio compleanno o stappare una bottiglia la mezzanotte di Capodanno da soli, possono non essere passaggi facili nemmeno per gli individui più equilibrati; la percezione che manchi qualcosa può allora farsi talmente palpabile che l’assenza della festa può apparire insostenibile. Si pensa di solito che le feste siano buone occasioni di interruzione della routine per far casino e rivedere gli affetti, (…meno male che ci sono le feste!). In realtà dovremmo piuttosto prendere atto di quanto, come gli eccessi, gli affetti siano indispensabili per passare le feste (…meno male che ci sono gli affetti!).

Federico Battaglini

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