"Lo psicologo" risponde

Quel senso di noi

Rubrica a cura del Dottor Federico Battaglini

Mai stati in coppia? Se sì, allora ciascuno avrà percepito il senso che ne viene e che si diffonde nella propria vita. È quel senso di noi e potremmo grossolanamente suddividere le fasi di una coppia in quella iniziale di scoperta e incontro dell’altro, quella successiva di progettazione e perseguimento delle mete comuni e quella più tarda, nella quale la coppia “abita” il mondo che ha costruito per sé. Certo nessuna delle tre esiste in “purezza”, se non in una dimensione ideale ed astratta.

Il consenso

Utilizzando questa suddivisione in “ere”, possiamo interrogarci su quando e come alcune cose possano andare o meno per il giusto verso, e avere (o meno…) senso. Questa dimensione di senso, in una coppia, potrebbe corrispondere alla risultante del seguente bilancio: Senso = (consensodissenso) +/- senso per sé. Potremmo definire il consenso come il senso costruito assieme (il senso-con); a sua volta risultante da due processi differenti: quello “spontaneo”, nel quale i due partner scelgono in accordo partendo da reali affinità, e quello “convergente”, nel quale i due spontaneamente farebbero scelte differenti ma decidono di adattarsi l’uno alle esigenze dell’altro. Il dissenso attenua, invece, la percezione di senso; e non compare necessariamente come disaccordo sulle questioni comuni, ma anche e più spesso come una mancanza di accordo. Può venire dunque sia da reciproca e aperta opposizione, sia dal fatto che la determinazione delle scelte, semplicemente, non preveda il coinvolgimento dell’altro. Il senso per sé, viene invece dagli spazi di autodeterminazione, autorealizzazione e soddisfacimento che il singolo conserva in una dimensione personale esclusiva. Può essere un valore aggiunto per la coppia, ma anche risultare troppo o troppo poco, riducendo in entrambi i casi il senso della vita a due.

Senso per sé

La proporzione potrebbe essere così rappresentata: Senso = (consensodissenso) + senso per sé. Nella fase successiva, compaiono le “cose da fare”, i progetti condivisi, gli impegni reciproci, i vincoli con l’ambiente. La coppia inizia a definire la proporzione tra “tempo del piacere condiviso” e “tempo per le cose da fare”. Si contratta e si decide quali cose siano da intraprendere e si comincia a delineare una spartizione di compiti. Da questo processo emerge anche progressivamente una proporzione tra cose da fare assieme o, viceversa, separatamente. Questo livello di organizzazione è composto spesso spontaneamente e a volte inconsapevolmente. In questa fase, ciascuno torna a ricontrattare il proprio ruolo. Questo passaggio rivela maggiormente chi sia l’altro (davvero fino in fondo), quanta “affinità di base” porti con sé. Se la “affinità di base” è carente, quello che può accadere è che l’investimento nella gestione comune del tempo del “piacere condiviso” si svuoti e che la coppia si centri prevalentemente sulle “cose da fare”, spartendosi compiti e ruoli. Questa scelta può apparire come un buon modo di supplire alla eventuale carenza di “affinità di base”. Ecco che le “cose da fare” possono allora assumere un aspetto salvifico, come l’unica dimensione abitabile nella quale è possibile (sebbene seguendo traiettorie separate) procedere in due.

Dissenso

Esiste certo anche uno spazio di autorealizzazione adiacente alla dimensione della coppia, ma la sua valenza di senso è ambigua: se esiste, alla coppia è riflesso in genere un senso di soddisfacimento maggiore; se però scompare quasi del tutto, o diventa lo spazio di investimento prevalente, può rivelarsi in termini di senso come un antagonista della coppia e dunque una minaccia. Se allora le cose fatte assieme nel tempo del “piacere condiviso” diminuiscono e le “cose da fare” aumentano con una drastica diminuzione o un eccessivo aumento dello spazio di autorealizzazione, allora la proporzione di tutte le variabili potrebbe essere rappresentata così: Senso = (consenso dissenso) – senso per sé e restituire così alla coppia nella terza fase, un quadro di segno negativo; di non-senso…

Federico Battaglini

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