Allarme “Mucca pazza”

Per il presidente di Unicarve Fabiano Barbisan si tratta di un "incubo" che non esiste

Il decesso avvenuto pochi giorni fa dell’anziana padovana che sarebbe stata affetta dalla sindrome di Creutzfeldt-Jakob, malattia neurodegenerativa rara dello stesso ceppo noto come morbo della mucca pazza (spetterà ora all’autopsia chiarire come la 75enne abbia contratto la patologia), ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la preoccupazione per tale malattia che alla donna era stata diagnosticata a Verona dove c’è un centro di riferimento sanitario per patologie di questo tipo, e dove la paziente è stata sottoposta ad un particolare esame del liquido cerebrale.
Si tratterebbe di un’encefalopatia spongiforme, mortale e dai contorni ancora poco conosciuti.

Resta il fatto che l’incubo della mucca pazza è tornato d’attualità anche se Fabiano Barbisan, presidente di Consorzio Italia Zootecnica e di Unicarve Veneto, interviene per ridimensionare quello che definisce “un allarmismo per fare sensazione”.

“Leggo in questi giorni – dice Barbisan – titoli sui giornali che mi riportano ai tempi di Santoro con il suo talk show su Rai 3 che mandava a ripetizione le immagini di una vacca inglese tremolante e, con ospiti politici molto noti in Tv, ma non certo esperti di malattie veterinarie o umane che avvalorando le tesi “Santorine” di milioni di morti, misero in ginocchio la zootecnia bovina da carne italiana, causando miliardi di vecchie lire di danni, in parte rimborsati agli allevatori dal Governo di allora (anni 2000), cioè denari pagati dagli italiani.

Risultato delle trasmissioni di Santoro? Audience alle stelle, stalle chiuse, alcuni morti con diagnosi dubbie (morbo con variante umana o animale?), nessuna epidemia, aumento dei vegetariani e nascita della religione vegana.

Rispetto il dolore dei familiari della signora deceduta – afferma il presidente di Unicarve – ma non posso accettare si scrivano ed insinuino dubbi ai lettori del tipo che a causare il morbo “saranno stati gli ossibuchi mangiati anni addietro” per il semplice motivo che negli ossibuchi non c’è il midollo spinale bensì il midollo osseo, che non può certo veicolare il prione della BSE.

Quindi, prima di ritornare al passato in materia di danni alla filiera zootecnica, è bene che la stampa sia cauta nei titoli, ed i giornalisti s’informino da fonti certe e seguano con attenzione i fatti per fornire informazioni veritiere ai lettori e, soprattutto, ai consumatori.

Da parte sua Giuliano Marchesin, direttore di Unicarve riprendendo il riferimento alle trasmissioni di Santoro, sottolinea di “ricordare ancora una battuta fatta dall’ospite di turno, certa On. Rosi Bindi, che disse, per rincarare la dose e colpire anche il settore del latte: se avessi un figlio non so se gli darei del latte, potrebbe prendere il morbo della mucca pazza!! E’ una pura follia mediatica e delirio di una politica mestierante”.

” Evitiamo – conclude, a sua volta, il presidente Barbisan – se possibile il ripetersi di questa nefandezze perchè questi allarmismi che il più delle volte, come in questo caso, generano inutili preoccupazioni ma provocano, nello stesso tempo, danni al settore e a coloro che vi operano”.

Lucio Leonardelli