Cannabis light, detenzione e uso legittimi con Thc sotto limite di legge

Negli ultimi tempi molti si sono chiesti quale fosse la legittimità della vendita, in appositi spacci, delle infiorescenze di Cannabis sativa L. definiti come “cannabis shop” o con altre denominazioni in grado di evocare la disponibilità soprattutto delle infiorescenze ma senza trascurare le altre parti della pianta, tra le quali i semi che vengono al momento utilizzati per scopi alimentari, ancora da disciplinare. Con la Legge 2 dicembre 2016, n. 242 – dal titolo: “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” – sono state dettate norme precise circa la liceità della coltivazione della canapa che risulta condizionata solo dal tenore di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) nelle infiorescenze.

Il limite massimo di concentrazione tollerato è lo 0,2% e quindi gli usi non terapeutici della cannabis consentiti riguardano l’impiego tessile (soprattutto il fusto praticamente privo di THC), le foglie, anch’esse prive di interesse, e i semi mentre, in assenza di una normativa più specifica, le infiorescenze vengono legittimamente raccolte e vendute a condizione che il loro contenuto in THC non superi lo 0,2%.

Con la normativa del dicembre 2016 è stato anche disposto che, qualora dai controlli nel luogo di coltivazione si dovessero evidenziare tenori di THC compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, dovranno essere distrutte le sole aree coltivate che eccedono il limite, senza procedere alla distruzione dell’intera coltivazione. Qualora venga accertato il superamento dello 0,6% l’intero campo coltivato a canapa deve essere distrutto. Fatta questa premessa, risulta evidente come sia legittimo qualsiasi uso delle piante di cannabis, infiorescenze comprese, con un tenore di THC non superiore allo 0,2%. È proprio in virtù di tale situazione che sono sorti veri e propri spacci dove si vende cannabis light, destando così una serie di dubbi e diffidenze se non nei singoli consumatori.

Sono infatti pienamente legittimi la detenzione e l’uso della pianta contenente, oltre alla modesta quota di THC, qualsiasi percentuale di CBD (cannabidiolo), sulle cui proprietà farmacologiche sono in corso diversi studi. In buona sostanza chi acquista infiorescenze di cannabis, tramite negozi specializzati, conta soprattutto sugli effetti, ancora non ben definiti, del CBD, senza trascurare quelli del THC nella percentuale che è stata consentita, proprio per l’impossibilità di ottenere la pianta totalmente priva del principio attivo. Si è così voluto fornire un chiarimento alle tante domande poste, differenziando l’uso farmaceutico delle infiorescenze di cannabis (rigorosamente disciplinato dalla normativa sulle sostanze stupefacenti) da quello non ben definito che viene fatto di tutte le parti della pianta, a condizione che non contengano quantità di THC eccedenti il limite di legge.

Dott. Lucio Zanetti