Caso Galan e corruzione

Come reagisce la mente umana davanti a certe situazioni?

L’evoluzione del caso Galan, forse il più famoso caso di corruzione degli ultimi anni, indipendentemente dalle vicende giudiziarie e dai futuri sviluppi politici, può essere spunto per una riflessione su una tematica che non viene spesso trattata: l’identità sociale.

Introdotta da Tajfel negli anni ’50 e tuttora alla base di molti studi in psicologia, con identità sociale si intende quella definizione del sé derivante dall’appartenere a gruppi, dall’occupare posizioni, dal ricoprire ruoli. L’identità sociale è particolarmente forte nel nord est, area in cui le persone tendono ad identificarsi e ad essere identificate sulla base di quello che fanno, in particolar modo nel lavoro.

E questa è proprio una caratteristica degna di nota dell’identità sociale: una doppia valenza, forte sia in senso positivo che negativo. Infatti l’identificarsi con un’attività può rappresentare un elemento di spinta a raggiungere obiettivi che non vengono vissuti come “successi lavorativi” ma come parte della realizzazione personale. Ma la stessa identificazione può essere un elemento di fragilità in quanto, se le cose vanno male, alla persona può rimanere un vuoto difficile da colmare nella percezione di sé.

La parabola dell’ex Governatore cui rimane poco rispetto alle attività svolte nella sua vita politica pone un interrogativo: e adesso? Come può proseguire una vita che giorno dopo giorno perde gli elementi che l’hanno così caratterizzata? La risposta è difficile. Si può augurare a Galan di trovare forza nell’ambito familiare, negli amici, nelle attività che, indipendentemente dal successo, gli hanno dato soddisfazione.

Ovviamente la giustizia farà il suo corso e quanto verrà deciso dovrà essere applicato ma la speranza del benessere psicologico non può e non deve essere negata a nessuno.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto