Curcuma: un uso terapeutico in farmacia

La Curcuma longa (curcuma per antonomasia o zafferano delle indie o più raramente turmerico) è una pianta erbacea, perenne, rizomatosa della famiglia delle Zingiberacee (una delle molte specie del genere Curcuma), originaria dell’Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, tailandese e di altre aree dell’Asia.

La curcuma ha iniziato a circolare in Europa attorno al 1580. Da notare che il principio attivo a cui si deve la sua efficacia e dalla quale viene estratto si chiama curcumina. È di difficile solubilità in acqua; quindi, è consigliato, per un migliore assorbimento, l’utilizzo con grassi o olii ad esempio il semplice olio di oliva o il latte.

Ulteriore associazione con la curcuma per agevolarne l’assorbimento può essere fatta con il pepe il cui principio attivo è la peperina.

Fra le proprietà di cui con certezza si può dire che ci sia una azione farmacologica si evidenzia l’attività antiinfiammatoria gastroenterica, la proprietà digestiva e anche una proprietà antiossidante  e antisettica. Per  uso esterno ha un’azione lenitiva e cicatrizzante del derma.

Alcuni studi si stanno concentrando sull’azione che la curcuma svolge sull’alzheimer, sulla memoria e come antistress ma è ancora tutto da dimostrare.

Dosaggio: parlando di curcuma è di pochi grammi al giorno (da  3 a 5) per cui circa un cucchiaio o poco meno; se però si intende utilizzarla a scopo curativo questo non basta ma è necessario assumere un integratore di curcuma titolato e standardizzato in curcumine che contenga quindi una quantità di principio attivo decisamente superiore a quello che si riesce ad ingerire con il solo utilizzo alimentare della spezia  possibilmente su consiglio di un esperto  o medico farmacista.

Attenzione poi alle controindicazioni che sono l’allergia al prodotto, è controindicato per chi soffre di calcoli biliari o alla cistifellea ed è necessario fare attenzione all’uso smodato  cioè all’assunzione di dosi eccessive che possono causare nausea diarrea e un retrogusto amaro.

Dott. Lucio Zanetti

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