Dal furto alla psicosi

Quando un fattore contrario al nostro senso civico scatena la psicosi

La percezione di insicurezza rispetto alla criminalità, in particolare ai furti, è un tema che, per la sua complessità, dovrebbe essere analizzato e spiegato in grande profondità. Intanto è importante specificare che la percezione di rischio non è necessariamente correlata con la reale entità dei fenomeni criminali: le statistiche a livello nazionale e locale possono dare una visione d’insieme di quanti furti o crimini violenti vengano commessi, ma non è detto che siano conosciute dalle persone o che siano prese consciamente o inconsciamente in considerazione nel determinare la percezione del rischio di incorrere in un furto o, in generale, un crimine.

Gli elementi che possono spiegare un’alta percezione di rischio di subire un crimine e un furto  sono molti. In primis si può individuare il fenomeno della categorizzazione: esiste una tendenza ad attribuire a gruppi diversi dal proprio (ad esempio di diversa nazionalità) tendenze criminali, stereotipi negativi, percezioni di pericolo. Il visibile aumento delle minoranze nel tessuto sociale del Veneto, dunque, può essere una prima chiave di lettura della percezione di rischio, indipendentemente dalla percentuale di criminali appartenenti a tali gruppi. In secondo luogo esiste una predominanza cognitiva dei fenomeni prossimali rispetto all’astrazione delle cifre statistiche: la conoscenza diretta di una o più persone vittime di furti o crimini è più potente nel formare la percezione di insicurezza rispetto al crescere o decrescere del numero dei crimini nell’ultimo anno. Inoltre, la percezione legata a fenomeni vicini a sé è emotivamente carica, a differenza della conoscenza delle statistiche: questo rende il giudizio meno obiettivo e più tendente al prevalere delle paure. Ultimo elemento sono gli effetti dell’informazione e del dibattito politico: tanto più sono orientati a mostrare prevalentemente episodi criminali tanto creano percezioni di insicurezza. Dunque mantenere un certo “distacco” e guardare la realtà cercando di non farsi influenzare dalle emozioni e da informazioni parziali può permettere il crearsi di una percezione di sicurezza o insicurezza più aderente alla realtà.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto