Diabete: pazienti informati e soddisfatti dei medici

Un’indagine di Gfk Eurisko fotografa la situazione in Veneto

La maggior parte dei pazienti diabetici di tipo 2 insulino-trattati in Veneto risulta consapevole, attiva e competente nella gestione della propria patologia per una misura percentuale sostanzialmente in linea con il resto d’Italia. E il dato positivo si mantiene tale sia in termini di gradimento nei confronti di medici e servizi sia per la disponibilità e competenza dei medici curanti.

In Veneto, inoltre, spicca il ruolo importante dei medici di famiglia che, grazie alle politiche di integrazione organizzativa e professionale ormai consolidate, per oltre la metà dei pazienti (51% contro il 47% del dato nazionale) hanno un importante ruolo di supporto e motivazione nella gestione della malattia.

I dati si riferiscono ad una indagine condotta su scala nazionale da Gfk Eurisko che, estrapolati a livello regionale, inquadrano il Veneto tra le regioni più avanzate nell’organizzazione, nei servizi sul territorio e, di conseguenza, nella capacità dei pazienti di sapere e poter gestire efficacemente la propria malattia.

I risultati regionali della ricerca Gfk Eurisko sono stati presentati nei giorni scorsi a Padova nel corso di un incontro tra esperti organizzato da Sics, Società italiana di comunicazione scientifica e sanitaria e realizzato con il sostegno non condizionante di Sanofi.

All’incontro hanno partecipato Giovanni Franchin – Coordinatore Associazioni Diabetici della Regione Veneto, Albino Bottazzo – Presidente Nazionale FAND, Franco Novelletto– Vice Presidente Regionale SIMG,  Loris Confortin – Presidente SID Regione Veneto e Trentino Alto Adige, Giovanni Sartore – Presidente AMD Regione Veneto e Trentino Alto Adige, Annunziata Lapolla – Direttore UOC Diabetologia e Dietetica ULSS 16 Padova.

Da quanto appurato nei risultati, il coinvolgimento attivo del paziente nella gestione della propria malattia ha effetti significativi sulla sua soddisfazione e sulla sua qualità di vita. Questo significa una migliore percezione dello stato di salute, un umore migliore, migliori relazioni sociali e familiari e migliori risultati in termini di buon controllo glicemico, minori ipoglicemie gravi, maggiore aderenza al trattamento e maggiore capacità di migliorare il proprio stile di vita.

I risultati condotti su un campione di 500 pazienti con diabete di tipo 2 in trattamento con insulina confermano – anche a livello della Regione Veneto – l’importanza di una buona relazione tra medico e paziente nel favorire il coinvolgimento attivo della persona con diabete e nel migliorare i risultati della cura. Paziente che, in Veneto, si caratterizza per una condizione fisica sostanzialmente allineata con il resto d’Italia in termini di sovrappeso e obesità e, in tema di complicanze legate al Diabete, registra un dato molto positivo per quanto riguarda le retinopatie che registrano un 9% contro il 20% del dato nazionale.

Isabella Cecchini, Direttrice del Dipartimento di Ricerche sulla Salute di GfK Eurisko ha affermato: “Il medico ha un ruolo fondamentale nell’educare il paziente e renderlo consapevole dell’importanza della cura e di un corretto stile di vita. Tale consapevolezza migliora la soddisfazione del paziente attraverso un migliore controllo della malattia”.

L’indagine ha confermato come anche in Veneto il diabetologo sia il medico di riferimento per il paziente (lo è per il 75% degli intervistati) ma il medico di medicina generale ha un ruolo più importante rispetto ad altre regioni. Viene infatti considerato tra i clinici di riferimento dal 56% dei pazienti intervistati contro il 41% della media nazionale. In linea rispetto al dato nazionale, 9%, è inoltre la percentuale di pazienti che si rivolgono direttamente al privato.

Soddisfazione per i risultati dell’indagine sono stati espressi da tutti i partecipanti al tavolo che, peraltro, guardano con estrema attenzione il percorso di riordino della sanità veneta con la riduzione del numero delle ULSS da 23 a 9 la contestuale l’istituzione della “Azienda Zero” che, come è noto, risponde alla finalità di unificare e centralizzare in capo ad un solo soggetto le funzioni di programmazione, di attuazione sanitaria e socio-sanitaria, nonché di coordinamento e governance del SSR, riconducendo a esso le attività di gestione tecnico-amministrativa su scala regionale.

“Se Il ruolo del diabetologo nell’intero sistema è centrale per il futuro della nostra organizzazione e deve pertanto essere consapevole e partecipe nell’organizzazione dell’assistenza territoriale” ha aggiunto Loris Confortin, Presidente della Società italiana di diabetologia del Veneto“oltre che nella formazione di tutte le figure professionali (anche non mediche) necessarie per affrontare questa vera e propria “epidemia” di diabete,riteniamo che debba esserlo altrettanto nelle strutture sanitarie per acuti.

Il che significa” ha spiegato “garantire la propria presenza nel momento in cui un diabetico va incontro ad un fatto acuto come uno scompenso, un intervento chirurgico, un parto o un accesso al Pronto Soccorso dove, affiancando i clinici della struttura di emergenza, è stato possibile nella sperimentazione che stiamo conducendo, anche evitare il ricovero”.

Matteo Venturini

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