Il diritto alla psicologia

Da pochi giorni, precisamente dal 18 marzo 2017, le prestazioni psicologiche sono diventate un diritto esigibile da tutti i cittadini italiani. Questo perché sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i nuovi LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – che il settore pubblico è tenuto ad erogare. Si tratta di una svolta per la nostra sanità che, per la prima volta, considera esplicitamente alcune prestazioni psicologiche come fondamentali e proietta il concetto di assistenza verso il futuro, in una tradizione da sempre all’avanguardia basata sull’attenzione all’evoluzione dei bisogni del cittadino.

Dunque, il Servizio Sanitario Nazionale garantisce prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche nel campo della salute mentale, dell’assistenza ai minori e alle famiglie, del supporto alle persone con dipendenze o diversamente abili.

La Costituzione prevede che in materia sanitaria allo Stato spetti l’indicazione delle prestazioni essenziali, ma siano i sistemi sanitari regionali ad attuare la programmazione che porta all’erogazione di quelle prestazioni. Il Veneto, grazie ad un sistema di integrazione fra sanità e sociale, è stata forse una delle Regioni più all’avanguardia per il coinvolgimento della psicologia nei processi di presa in carico della persona. Oggi nella nostra regione, a seguito della riforma sanitaria (PDL n.23 diventata Legge n.19), l’integrazione sociosanitaria è in difficoltà e di conseguenza lo è il ruolo della psicologia e degli psicologi, che per una parte consistente operano proprio nei servizi distrettuali e territoriali, quelli caratterizzati dalla maggiore convergenza fra intervento sanitario e intervento sociale.

Per questo, la svolta nella sanità in tema di prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche non è ancora completa, ma si è fatto un passo nella direzione giusta. Adesso sarà anche compito del cittadino, informato di questa possibilità, di pretendere prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche, contribuendo così all’evoluzione della nostra sanità.

Una sanità diversa, basata su un concetto di salute molto più ampio del paradigma ottocentesco sintomo-cura, che si occupi del benessere individuale e sociale della persona è possibile. Non dobbiamo però mai perdere di vista i nostri diritti e vigilare sulla nostra possibilità di godere di un livello di salute che spetta a un paese come il nostro.

Alessandro De Carlo, presidente Ordine Regionale degli Psicologi del Veneto