Famiglia e istituzioni: quali politiche sociali, sanitarie e professionali per il futuro

La famiglia e il suo futuro

Parlare di famiglia oggi, in Italia, è particolarmente complesso e, come è recentemente accaduto, può sollevare polemiche e discussioni anche accese.
Da una parte, il concetto stesso di famiglia sta attraversando un periodo di profonda trasformazione. Se il modello “tradizionale” – coppia eterosessuale con uno o due figli – è ancora il più diffuso, tante altre forme di famiglia si stanno diffondendo e il loro diritto al riconosimento legale e sociale viene attivamente promosso da gruppi che informano e sensibilizzano l’opinione pubblica.
La complessità del discorso in tema di famiglia, però, non può essere soltanto ricondotta all’evoluzione dei costumi: la difficoltà economica diffusa in Italia, l’incertezza del futuro, la mancanza di servizi e sussidi, la sensazione che le prossime generazioni avranno una vita più difficile delle precedenti, la maggiore sensibilità nei confronti di chi non ha la possibilità di avere figli o non riesce a conciliare i propri impegni con una vita familiare o genitoriale, la maggiore possibilità di fare esperienze individuali in ambito lavorativo e privato, contribuiscono a creare una concezione diffusa che oggi il “fare famiglia” sia un’impresa sempre più difficile.
Non voglio parlare dell’opportunità o meno da parte dello stato di promuovere o chiedere alla popolazione di creare famiglie o fare figli. Esisterebbero sicuramente ragioni a favore di tale attività – ad esempio la continuità culturale o la sostenibilità del sistema pensionistico – e ragioni che, oggi, potrebbero renderla demodè se non obsoleta – ad esempio la concezione diffusa dell’individualita delle scelte riguardo alla vita familiare e alla riproduzione.
Quello che è sicuro è che uno stato deve mettere in condizione la propria popolazione di avere una vita sociale, familiare e riproduttiva soddisfacente, supportare chi vuole avere dei figli e aiutare attivamente, non discriminando, chi non può o non ha intenzione di averne.
Il problema, però, è il come possano le istituzioni centrare questo obiettivo. Le soluzioni possibili potrebbero essere due, da realizzarsi insieme. La prima riguarda lo spostamento della gestione delle tematiche legate alla famiglia, alla fertilità e alla riproduzione dall’amministrazione centrale a quelle periferiche – i comuni e le strutture sanitarie e socio-sanitarie – più vicine alle persone e in grado di mettere in atto iniziative mirate, di minor costo e basate sui bisogni prevalenti dei loro abitanti, che sono diverse da nord a sud, dalle grandi città ai paesi. La seconda è di ascoltare prima di proporre o imporre. In un periodo di ristrettezze economiche, individuare le necessità maggiori delle persone è fondamentale, per questo le amministrazioni dovrebbero entrare nella prospettiva di individuare le priorità per le persone cercando di intervenire in primis su quelle emergenti. Lo spostamento del focus sulle istituzioni più vicine alla popolazione consentirebbe questa operazione. Le amministrazioni comunali e le strutture sanitarie e socio-sanitarie, poi, avrebbero la possibilità concreta di mettere a sistema e orientare l’intervento delle comunità professionali già esistenti sul territorio – tra cui quella degli psicologi – che rappresentano un bacino di professionalità e competenza distribuito capillarmente.
Di questo si parlerà il 26 ottobre a Vigonza, in un convegno organizzato dal Comune con la presenza, tra gli altri, del Ministro Costa, dell’Assessore Regionale Lanzarin e dell’Ordine degli Psicologi del Veneto. Sarà un occasione per approfondire le tematiche legate alla famiglia e il ruolo delle amministrazioni. Nell’idea degli organizzatori, con cui ho avuto il piacere di collaborare in questi mesi, c’è la creazione di un network di amministrazioni comunali che, da una parte, vadano a interfacciarsi con le professioni e le altre istituzioni per mettere in campo azioni concrete a favore delle persone e delle famiglie e, dall’altra, possano proporre alle regioni e ai ministeri politiche basate su bisogni reali e buone prassi già sperimentate.
Credo che l’intento sia non soltanto positivo ma, soprattutto, ragionevole. Quindi mi auguro un’ampia partecipazione da parte delle autorità e delle persone e che questa idea possa proseguire e diventare una realtà consolidata. Se questo avverrà sarà un passo avanti verso la realizzazione in Italia di politiche sulla famiglia, sulla fertilità e sulla genitorialità utili, efficaci, libere da preconcetti e professionali.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto

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