Quando il gioco diventa malattia: prevenire e intervenire sulla ludopatia in Veneto

Una patologia sempre più pericolosa

La ludopatia non è una debolezza, non è sintomo di scarsi valori morali o di pigrizia, è una malattia. Questo deve essere chiaro a tutti, altrimenti molte delle attività di prevenzione e di cura possono diventare estremamente difficili a causa dello stigma sociale e di una scarsa collaborazione – assolutamente necessaria – di chi sta vicino a chi ne è colpito. E di persone con questa patologia ce ne sono molte. Si tratta di una percentuale non trascurabile dei milioni di italiani che, in un modo o nell’altro, si sono avvicinate al gioco. Sia chiaro, si tratta di un’attività lecita e facilmente accessibile, che è anche fortemente pubblicizzata. Ma questo significa che nessuno è completamente al sicuro: il gioco d’azzardo è vicino a noi nella vita quotidiana ed è difficile prevedere per chi potrà diventare una malattia. Dipende da alcune caratteristiche delle persone, quindi c’è chi è generalmente più a rischio di altri, ma anche da momenti specifici della vita, dalla situazione sociale, affettiva ed economica che possono capitare a ciascuno di noi nell’arco dell’esistenza, anche nello stesso intervallo di tempo in cui ci si avvicina al gioco, magari all’inizio soltanto con qualche moneta in una slot machine al bar sotto casa. La ludopatia poi, nelle persone in cui diventa grave, assorbe tutta l’esistenza. Ne diventa ragione, motore, distruttore. Porta a rompere i legami affettivi e di fiducia. Porta a compiere atti, anche sconsiderati, per potersi alimentare ma mai soddisfare. Una persona affetta da ludopatia può arrivare, tra le altre cose, a mentire ai propri cari, o a cercare di procurarsi denaro in modo illecito. Per questo la prevenzione e l’intervento sono assolutamente necessarie. Insieme alla diffusione dell’informazione che la ludopatia è una malattia e come tale deve essere trattata, le azioni devono essere coordinate e multidisciplinari. Psicologi, medici, personale sanitario, assistenti sociali, ma anche avvocati e professionisti dell’area economica devono essere messi a sistema da protocolli condivisi e saper dialogare per poter dare un aiuto concreto e a tutto tondo alle persone in difficoltà. L’ascolto senza pregiudizio, la possibilità di condividere storie di vita, situazioni patogeniche che possono provenire anche da traumi e situazioni distanti è fondamentale, così come il lavoro sulle relazioni sociali e familiari della persona in difficoltà, che non deve mai essere considerata come isolata sono fondamentali. Di questo argomento si parlerà venerdì 28 a Treviso, a un evento promosso dall’USL trevigiana, dal Centro della Famiglia della Diocesi di Treviso e dall’Ordine degli Psicologi del Veneto. Questo momento di riflessione e condivisione segnerà l’inizio di una collaborazione fattiva per pianificare le attività sul tema della ludopatia, reperire risorse e dati e portare avanti azioni concrete. Oggi più che mai c’è bisogno di unità tra enti, associazioni e professionisti – con il supporto delle istituzioni – per dare risposte a un problema che, per le sue ricadute e implicazioni a livello individuale e sociale, non può più essere relegato agli ultimi posti dell’agenda politica e dello sforzo sociale e socio-sanitario.

Alessandro De Carlo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto

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