La leadership contemporanea: nuovi modi per realizzare un progetto comune

Consigli per un management più forte

Il concetto stesso di leadership, oggi, è fortemente mutato rispetto alla sua concezione classica e diffusa nell’immaginazione comune. Più che mutato, si potrebbe dire minato: tanto è lo smarrimento che spesso si sente di fronte all’idea di identificare uno stile di leadership efficace o un leader condiviso. Questo si verifica in tutti i campi. Dalla politica alle relazioni familiari e personali, dall’ambito lavorativo a quello culturale si sta diffondendo un senso di mancanza di figure o gruppi che possano effettivamente influire –auspicabilmente nel bene – per realizzare una coesione, un’azione corale, un’individuazione di risultati condivisi. Le ragioni per cui si è venuta a realizzare questa condizione sono molte. In particolare ci si può soffermare su due.

La prima è il declino della centralità della competenza e dell’esperienza. Oggi le persone tendono a cercare di risolvere da sole i problemi, confidando sull’accessibilità di informazioni data da internet e dall’idea che la competenza specifica spesso sia eccessiva rispetto al bisogno concreto e, comunque, troppo costosa. La diffusione di questo fenomeno ha minato il concetto di leadership funzionale, quella legata alla maggiore capacità del leader di svolgere un compito. In questo modo si sta assistendo a una perdita di leadership da parte dei detentori di un sapere esperto non a favore di una maggiore diffusione del sapere (non si parla ormai di saperi esoterici che non devono essere diffusi quanto di saperi che necessitano anni di studio per essere utilizzati, quindi automaticamente non a disposizione di tutti) ma all’emergere di leader carismatici piuttosto che competenti, più capaci di prendere la scena che di riempirla di contenuti effettivamente utili.

La seconda causa è l’allentamento dei legami sociali. Oggi le persone sono fondamentalmente delle entità singole che interagiscono, in passato la dimensione interpersonale era più forte. Dunque esisteva anche una maggiore disponibilità a lasciare in secondo piano alcune considerazioni prettamente individuali a fronte di idee sovraordinate che potessero genericamente adattarsi ai principi in cui la persona credeva. In questo modo sono nati i macro-orientamenti politici e, sul versante negativo, le ideologie. Indubbiamente pochissimi saranno stati completamente d’accordo con tutte le azioni e affermazioni di un leader, ma l’idea di base che questo leader portava avanti e i legami sociali tra le persone che la seguivano facevano passare in secondo piano molte considerazioni individuali. Oggi la disponibilità ad accettare una proposta che non sia completamente aderente ai propri desideri è decisamente inferiore, ma questo fatto va a scontrarsi con l’effettiva difficoltà di offrire soluzioni che perfettamente si adattino alla sensibilità individuale di ciascuno.

In questo scenario, concomitante anche a una delle fasi più complesse della storia – principalmente per via dell’evoluzione tecnologica, il bisogno di leadership è fortissimo. Oggi una leadership efficace non può che utilizzare schemi diversi da quelli passati. Intanto c’è la necessità di essere quanto più condivisibili e condivisi sin dall’inizio: ogni azione o affermazione divisiva non è più così facile da dimenticare o far dimenticare, visto che rimarrà scritta. È fondamentale essere quanto mai propensi all’ascolto e alla valorizzazione delle competenze delle persone, coinvolgere veramente nelle decisioni e coordinare uno sforzo condiviso. Gli elementi della nuova leadership devono essere quelli legati alle metacompetenze: capacità di identificare gli aspetti essenziali di vaste moli di informazioni, di coordinare le persone più adeguate a svolgere azioni, di comunicare cosa viene fatto e come. Infine, per avere leadership forti e durature, sarà fondamentale creare una vera cultura condivisa, arrivando a condividere la consapevolezza che in nessun campo si potrà mai accontentare tutti al 100% ma che esistono categorie di pensiero sovraordinate – come il bene comune o i valori fondamentali a cui non rinunciare mai – a fronte delle quali si possano pesare i pregi e i difetti di ogni proposta.

La speranza è che l’evoluzione della leadership possa portare a stili non soltanto più condivisi, ma alla lunga più efficaci ed efficienti di quelli passati. In questo modo, un momento difficile come questo potrà essere trasformato in un’opportunità per una società migliore, più giusta, più equa e più attenta ai bisogni concreti delle persone.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto

alessandro-de-carlo-1