La minaccia dell’instabilità e l’antidoto della condivisione

Psicologia e politica a confronto.

Una sola notizia può dirsi certa: l’instabilità e l’incertezza dominano il panorama sociale, economico e politico in Italia e in buona parte del mondo. Votazioni in diversi paesi, l’andamento delle borse e dell’economia reale, le relazioni tra gli stati, tutto sembra – e parzialmente è così – non seguire più alcuno schema. Si tratta di una condizione nella quale non è possibile fare inferenze attendibili sul futuro, caratterizzata da un diffuso senso di smarrimento, di perdita di valore o ridimensionamento di riferimenti culturali e valoriali condivisi.

L’incertezza è una variabile molto approfondita in psicologia. I suoi effetti sono molteplici, collegati specialmente agli ambiti in cui si verifica, ma uno in particolare può essere d’interesse in questo momento: la polarizzazione. Con tale parola si intende la tendenza all’estremizzazione di percezioni, atteggiamenti e azioni. Ciò che normalmente viene percepito come buono, specialmente in relazione alla propria cultura, diventa salvifico e necessario, il diverso diventa una minaccia, azioni che non si sarebbe pensato di poter fare diventano l’unica soluzione. Si tratta quindi di una situazione estremamente complessa e, se protratta eccessivamente a lungo nel tempo, pericolosa. Gli effetti di condizioni di incertezza diffusa e prolungata – insieme a una serie di contingenze che, necessariamente, non possono mai ripetersi in maniera completamente uguale – hanno portato a condizioni di povertà, di chiusura, anche di guerra.

A questa condizione si aggiunge anche la crisi della classe dirigente. Nell’epoca dell’accessibilità delle informazioni è facile vedere i lati deboli delle figure apicali, nell’epoca della post-verità è facile demolire le figure che emergono, nell’epoca della velocità molte persone non hanno il tempo di riflettere prima di esprimere giudizi, che possono avere una diffusione mai vista prima, o approfondire i lati positivi e negativi di un’azione di governo a qualsiasi livello. Tutto ciò aumenta la condizione diffusa di incertezza: ad un contesto sempre più incomprensibile si aggiunge la difficoltà di trovare figure che possano dare una direzione. Dunque bisogna arrendersi a questa condizione contemporanea e aspettare che i suoi effetti diventino incontrollabili? La risposta, ovviamente, è no.

Ma la strada per dare un senso alla realtà contemporanea, che non può più essere quello del passato, non è semplice né breve. In primo luogo è necessario trovare i valori centrali, sia quelli individuali che quelli di gruppo. Per fare questo (specialmente a livello di gruppo, concetto che può andare da un’associazione a una squadra sportiva, da una città a uno stato) è necessaria una guida. La sfida dunque è anche nelle mani di una classe dirigente, colta ma capace di comunicare, che voglia sperimentare un nuovo stile di leadership orientato alla condivisione, alla creazione collaborativa di senso e significato delle cose, all’ascolto, all’identificazione di quelle caratteristiche storiche e culturali del gruppo cui non si può rinunciare e di quelle che possono evolversi seguendo il trend globale, ad integrare le persone di esperienza con i giovani pieni di energia. La cultura e le competenze necessarie per l’emersione di questa leadership esistono in Italia, ma spesso sono soffocate da una diffusa rassegnazione, da una classe dirigente stabilizzata scarsamente collaborativa, da poca capacità di concretizzare progetti.

Ma è necessario emerga, non sfondando e rottamando ma coinvolgendo e motivando, individuando i punti che ci uniscono e i valori per cui vale la pena costruire un futuro. Solo così l’incertezza potrà diventare una condizione da cui poter uscire, per creare un presente e un futuro sicuri e orientati a una crescita sostenibile ed equa.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto