La sanità veneta cambia volto con 9 ulss

Erano 21 dopo la riforma avviata dal 1 gennaio.

La riforma che, di fatto, ha rivoluzionato l’assetto organizzativo della sanità nel Veneto è scattata regolarmente il 1 gennaio, preceduta il 30 dicembre da una presentazione in grande stile a Palazzo Balbi da parte del Presidente della Regione Luca Zaia che ha firmato i contratti con i manager chiamati ad attuare sul territorio quella che era ed è divenuta uno degli obiettivi principali della giunta.

Con l’entrata in vigore della legge 19 del 25 ottobre 2016 – peraltro votata dopo lunghi giorni di discussione in Consiglio Regionale con accesi scontri tra maggioranza e opposizione – le Ulss sono state ridotte a 9 rispetto alle 21 precedenti, ovvero una per ciascuna delle 7 province, cui sono state aggiunge, per le loro particolari specificità, quella di Bassano e, soprattutto, quella del Veneto Orientale, comprendente le spiagge di Jesolo, Eraclea, Caorle e Bibione, oltre alla realtà di Cavallino che, pur tra molte contrarietà, è stata staccata dalla Ulss di Venezia cui faceva parte precedente per essere inserita – cosa che avverrà gradualmente entro il 2017, anche se a Cavallino si stata cercando di attuare un referendum tra i cittadini in relazione a tale decisione – appunto nella Ulss di San Donà di Piave – Portogruaro.
Alle strutture territoriali si aggiungono, inoltre, le Aziende Ospedaliere Universitarie di Padova e Verona e l’Istituto Oncologico Veneto (IOV), che non vengono interessate dalle novità. In totale i cittadini assistiti sono 4 milioni 915 mila 751.

“Oggi – ha detto Zaia nella presentazione dei manager – realizziamo il primo atto operativo del ridisegno complessivo della sanità veneta, che non tocca né gli ospedali, che rimangono tutti con tutte le loro eccellenze, né i servizi sul territorio, ma la macchina burocratica, ridotta e snellita nell’interesse dei veneti, che non chiedono scrivanie, ma le cure. Abbiamo, avete davanti una grande sfida – ha detto il Governatore rivolgendosi ai direttori generali – che è quella di consolidare le eccellenze e crearne altre, di essere ogni giorno in mezzo alla gente, di dare risposte ai bisogni, a cominciare dalle liste d’attesa, che la riforma prevede debbano calare di un’altra metà”.

Il nuovo assetto disegnato dalla legge regionale ha previsto quindi le seguenti nuove strutture: Azienda Ulss 1 “Dolomiti” (provinciale Belluno) – DG Adriano Rasi Caldogno – popolazione assistita 206.795 residenti; Azienda Ulss 2 “Marca Trevigiana” (provinciale Treviso) – DG Francesco Benazzi – popolazione assistita 885.349 residenti; Azienda Ulss 3 “Serenissima” – (comprende le ex Ullss 12 Veneziana, 13 Mirano, 14 Chioggia) – DG Giuseppe Dal Ben – popolazione assistita 640.399 residenti; Azienda Ulss 4 “Veneto Orientale” (parte della provincia di Venezia, comprendente le spiagge) – DG Carlo Bramezza – popolazione assistita 215.391 residenti; Azienda Ulss 5 “Polesana” (provinciale Rovigo) – DG Antonio Compostella – popolazione assistita 243.212 residenti; Azienda Ulss 6 “Euganea” (Provinciale Padova) – DG Domenico Scibetta – popolazione assistita 934.659 residenti; Azienda Ulss 7 “Pedemontana” (Bassano e ex Ulss 4) – DG Giorgio Roberti – popolazione assistita 367.961 residenti; Azienda Ulss 8 “Berica”. (comprende le ex Ullss 5 Ovest Vicentino e 6 Vicenza) – DG Giovanni Pavesi – popolazione assistita 499.430 residenti; Azienda Ulss 9 “Scaligera” (provinciale Verona) – DG Pietro Girardi – popolazione assistita 922.555 residenti.

“All’ingresso dei 68 ospedali veneti – ha rimarcato Zaia – voglio un grande pannello con una gigantografia del direttore, con tanto di email e numero di telefono di riferimento. Devono essere foto quasi segnaletiche – ha spiegato, ricordando gli 80 milioni di prestazioni erogate ogni anno – perché voglio che i direttori siano realmente in mezzo alla gente e abbiano una pagina Facebook. I pazienti devono poter segnalare al diretto interessato cosa non va nel servizio sanitario». Zaia ha tenuto ad elencare i passi in avanti fatti dalla sanità regionale: i tempi di attesa per le prestazioni di categoria D sono passati da 90 a 30 giorni, quelli di livello P da 180 a 90, mentre in tutti gli ospedali provinciali è in funzione il robot Da Vinci per gli interventi in laparoscopia.”

La riforma prevede comunque anche la creazione dell’Azienda Zero, ovvero un nuovo ente che, come si legge nel provvedimento adottato dalla Regione, ” risponde alla finalità di unificare e centralizzare in capo ad un solo soggetto le funzioni di programmazione, di attuazione sanitaria e socio-sanitaria, nonché di coordinamento e governance del Sistema Sanitario Regionale, riconducendo a esso le attività di gestione tecnico-amministrativa su scala regionale. Il coordinamento degli acquisti sanitari permetterà un forte contenimento dei tempi e dei costi collegati all’espletamento delle procedure di gara pubbliche per l’approvvigionamento di beni e servizi nelle Aziende Ulss, ma parallelamente garantirà una maggiore efficacia e appropriatezza dei prodotti acquistati, frutto della comparazione tra le caratteristiche tecniche e i costi dei diversi beni impiegati per utilizzi analoghi in ambito sanitario”.

Un organismo che entrerà a pieno regime nell’arco di un anno,sotto la supervisione del potente segretario regionale della sanità Domenico Mantoan e di un gruppo di studio, “parallelamente – ha sottolineato l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto – ai processi di accorpamento e alla gestione delle nuove aree di competenza dei direttori generali, cosa che che richiederà almeno un anno di rodaggio in quanto verificare l’efficacia del sistema pprima di questa scadenza temporale non avrebbe alcun senso. Rispetto comunque all’avvio della riforma – ha aggiunto Coletto – credo che sarebbe più opportuno definirlo un riavvio dato che a gestirlo sono di fatto le stesse persone che hanno gestito le Ulss capoluogo prima come direttori generali e poi come commissari. Di conseguenza non nutriamo alcun dubbio sulle loro capacità e sulle loro professionalità, tanto più che prima di essere nominati, proprio in virtù degli incarichi precedentemente assunti, hanno acquisito le conoscenze necessarie per non trovarsi impreparati a questo nuovo assetto che come Regione si è voluto dare alla nostra organizzazione sanitaria”.

Particolare attenzione la si avrà, soprattutto, nei confronti dell’Ulss del Veneto Orientale – che, di fatto, ha spaccato in due l’area metropolitana di Venezia – la quale, a pieno regime, stante proprio la presenza delle spiagge, risulterà essere la più grande azienda a vocazione turistica d’Europa, comportando necessariamente degli impegni di carattere organizzativo oltremodo complessi, tenuto conto la presenza per almeno metà anno di turisti stranieri. Quest’ultimi, peraltro, nel 2016, sono saliti del 12% nel rivolgersi alle strutture sanitarie, così come sono pure cresciuti, a dire il vero, anche gli italiani di oltre il 6,5%.
“Sono dati – ha sottolinedato il direttore generale Carlo Bramezza – che evidenziano il fatto che ormai la sanità rappresentata un importante ed essenziale valore aggiunto per chi va in vacanza, ancor più se provenienti dai paesi esteri.

Non a caso quindi – ha spiegato – questa Ulss è stata mantenuta proprio per questa sua vocazione turistica considerato che in questo ambito afferiranno oltre 23 milioni di presenze turistiche. Ciò farà sì che, aggiungendo anche quella di Cavallino Treporti alle altre località che già facevano parte della precedente Ulss, d’estate diventeremo l’azienda sanitaria più grande d’Europa per numero di presenze turistiche,che prevede un’organizzazione altrettanto imponente. Quando le altre ULSS ridimensionano i servizi nel periodo estivo, noi implementiamo, passando da un organico di circa 2500 dipendenti a circa 2700 per cinque mesi l’anno. Saremo un’azienda che sperimenterà nuovi modelli organizzativi volti al miglioramento delle attività, da esportare nel resto del Veneto”.

Lucio Leonardelli