L’alleanza per sconfiggere la violenza di genere

L'importanza dell’educazione all’affettività e alla gestione delle proprie emozioni

La violenza di genere è un fenomeno radicato ma in costante evoluzione.

Da una situazione in cui le differenze di ruolo all’interno della società erano estremamente definite, si è passati ad un contesto in cui la parità dei diritti, e il necessario avvicinamento in termini e opportunità tra uomini e donne, rende impossibile una visione statica dei ruoli. Ciò determina forme nuove e differenti di conflittualità che si vanno ad aggiungere a quelle più arcaiche.

All’interno di questa cornice si inseriscono sia gli episodi di violenza fisica – statisticamente più frequenti verso il genere femminile –  che quelli di violenza psicologica, economica, sociale e legale tra uomini e donne. Tale realtà rappresenta non soltanto una condizione inaccettabile, in quanto causa di sofferenza sia per chi subisce la violenza sia per chi giunge a compiere, ma anche un ostacolo alla crescita e allo sviluppo della società inteso come sistema orientato all’armonia e alla collaborazione al fine di generare benessere diffuso e condiviso.

Cosa si può dunque fare per combattere concretamente ogni forma di violenza sulle donne e, in generale, di violenza o conflitto di genere? Primaria è l’azione repressiva delle leggi tramite le pene. Parallelamente, il ruolo dei professionisti, è di fondamentale importanza poiché competenti nell’offrire sostegno  alle persone in condizioni di difficoltà psicologiche, economiche e relazionali, che possono risultare determinanti nell’insorgenza della violenza.

I servizi al tempo stesso hanno un compito centrale nell’erogare supporto a chi subisce violenza e  a chi teme di poterne subire, nonché alle loro famiglie e persone care.

Non può essere però tralasciata l’importanza della prevenzione, aspetto cruciale, considerato che la repressione può avvenire soltanto in seguito a fatto di violenza compiuto e quindi con ferite individuali e sociali già inflitte.

La prevenzione pertanto, si può innescare con successo attraverso la cultura, la quale non deve generare incoerenze, specie durante l’età dello sviluppo, e sensi di colpa collettivi senza una presa di responsabilità individuale. La cultura deve essere quindi orientata alla collaborazione, al reciproco rispetto e alle reciproche differenze, all’ascolto e al supporto.

La psicologia sociale e la storia ci insegnano che la generalizzazione dei comportamenti, da parte dei media, ha un impatto sull’opinione pubblica che a sua volta influenza la politica ma non correla direttamente con il cambiamento nelle modalità di agire e relazionarsi dei singoli. Pertanto il lavoro che deve essere fatto è necessariamente più ampio: deve formare le persone in profondità sulla gestione delle differenze, anche biologiche, al fine di garantire uguaglianza di opportunità in ogni ambito della vita sociale e civile. Si tratta di un percorso complesso, di un’operazione ad ampio respiro che però permette veramente di affrontare questo tema con successo, senza la ricerca di titoli di giornale ma con l’idea di un miglioramento manifesto della società e delle relazioni tra i generi. In questa prospettiva non può essere lasciata da parte l’attenzione all’educazione all’affettività e alla gestione delle proprie emozioni. Anche questi aspetti non possono essere gestiti come un qualcosa da trattare separatamente tra maschi e femmine ma devono rappresentare un’occasione per creare un patrimonio di sensibilità collettiva e comune che sia alla base di un reale rispetto tra le persone.

di Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto

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