Medicina di Dolo, tra tradizione e novità

Tradizione e novità è la sintesi di un iniziale bilancio di attività che si può stilare dopo cinque mesi trascorsi dall’arrivo in reparto del nuovo primario, il dottor Moreno Scevola. La nuova guida del reparto di Medicina, ubicato nel blocco C al terzo piano del nuovo monoblocco dell’Ospedale dolese, “si è tirato su le maniche, cercando di imparare in fretta, ma bene, la nuova realtà in cui era andato ad operare, cercando di tenere inoltre vivo quello già realizzato dal precedente direttore G. Marin, anche in termini di storia culturale del reparto, come la Scuola di Ecografia, potenziando alcune attività, e organizzandone altre”.
Le premesse ed i presupposti organizzativi ruotano attorno al bisogno di soddisfare le necessità del paziente prima di tutto, la relazione con paziente e famigliari, la soddisfazione lavorativa di medici e lavoratori tutti della U.O.C. Medicina Dolo per tentare e permettere di raggiungere gli obiettivi proposti dalla Direzione Aziendale

“Prima cosa su cui abbiamo lavorato con la mia squadra (tredici medici più una sessantina di infermieri) – ha spiegato il primario Scevola – è stata la riorganizzazione della presa in carico del paziente ( che ha permesso) per permettere un miglior turn over nei ricoveri, tanto da registrarne un incremento. Se confrontiamo i numeri dello scorso anno con quelli, nello stesso periodo, di quest’anno, notiamo che se ne contano una settantina in più; questo ci permette di fare una proiezione: se lo scorso anno i ricoveri sono stati 1831, il 2017 lo chiuderemo probabilmente intorno ai (con) 2000 ricoveri” se rimane immutata la pressione dal Pronto Soccorso. Una riorganizzazione complessa che ha visto la piena collaborazione tra Direzione e tutti gli operatori in corsia; la tendenza alla riduzione della durata della degenza media (vengono dimessi mediamente circa sei / otto pazienti al giorno) è stata possibile favorendo ad esempio la conclusione di accertamenti e terapie (che possono essere eseguite anche dopo la dimissione) in ricovero protetto, ambulatorialmente. Ovviamente il paziente viene agevolato nel suo percorso: il reparto, e non il paziente da solo, organizza e programma gli appuntamenti. Nel 2011 erano circa 300 i pazienti seguiti post ricovero, nel 2016 arrivano a circa 500 mostrando in questi ultimi mesi un trend in crescita del 10%.
In Medicina, la grande fetta di attività ambulatoriale è coperta dalla ecografia, in linea con (probabilmente per) la tradizione del reparto stesso.

“Abbiamo tre ecografisti esperti che si alternano nell’ambulatorio – ha continuato il medico –, si eseguono più di 3000 prestazioni all’anno, delle quali il 90% è legato soprattutto alla attività internistica/epatologica e un 10% riguarda ecografie vascolari e tiroidee. Per l’80% dei casi sono eseguite per esami convenzionali, nel restante 20%, invece, per interventi eco guidati (biopsie, alcolizzazioni, termoablazioni, paracentesi, toracentesi, drenaggi, ecc.)”. Continuano bene la attività reumatologica a cui sono dedicati due specialisti che visitano circa 120 pazienti al mese e l’ambulatorio endocrinologico -1 medico dedicato- (malattie della tiroide e delle ghiandole) che eroga dalle 60 alle 80 prestazioni a settimana (nel 2011 se ne contavano la metà), di cui il 90% sono visite, il restante 10% indagini strumentali con biopsie ecoguidate. Piccoli, ma con la voglia di crescere sono l’ambulatorio angiologico e vascolare ( trombosi venose profonde e patologie legata alla coagulazione) che attualmente conta circa 20 visite alla settimana e l’ambulatorio divisionale internistico.
Sottolineo e ricordo peraltro che tutti i medici che lavorano nella U.O.C. Medicina Dolo svolgono la loro maggiore quota di lavoro in corsia, ad eccezione della collega Endocrinologa che svolge solo attività ambulatoriale per norma contrattuale specifica, partecipando alla attività istituzionale in corsia per la routine, di guardia, consulenza urgente per pronto soccorso o per altri reparti specialistici e visite richieste dal collega medico di medicina generale,
“Dentro il lavoro di un Ospedale – direttore generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – le figure apicali come i primari possono essere decisive come figure di guida e di stimolo per interi reparti. La scelta e l’acquisizione dei direttori di unità operative, se fatte nella logica della competenza e dell’autorevolezza, va direttamente a vantaggio dei cittadini

Lino Perini